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Patrizia Laquidara: L’equilibrio è un miracolo

Abbiamo raggiunto Patrizia durante un momento particolare della sua carriera, a un anno di distanza dalla conferma della maturazione artistica (“Funambola”) e alle prese con diversi progetti personali. Attiva, perspicace ed introspettiva, ha risposto con ampia disponibilità a tutte le nostre domande. Abbiamo provato a toccare, prendendo spunto dalla musica, le note significative che hanno mosso una certa creatività, quella assolutamente personale di Patrizia, che grazie alla dimensione comunicativa della sua musica “terapeutica e di facile ascolto”, diviene fruibile a tutti. In un modo che agisce.

Ciao Patrizia, benvenuta in Loudvision. Partiamo da una tua considerazione: l’equilibrio è (davvero) un miracolo. Come stai in questo momento della tua vita e della tua carriera?
Sono una persona perennemente in cerca di un equilibrio interiore. Questo perché mi sento da sempre in uno stato di precarietà. Sono sempre stata abituata a vivere in stato precario e provvisorio. Questa è la mia formazione, e tentare di raggiungere un equilibrio è la spinta che sempre mi fa andare avanti. L’equilibrio anche solo per un attimo. Uno stato di perfezione assoluta che non dura solitamente mai più di pochi istanti. Istanti che nutrono tutta la mia ricerca. Per questo avanzo su un filo quando canto, quando amo, quando dormo… I miei sogni sono spesso popolati da crinali, spazi sconnessi, vertigini, fili tirati. Ho anche una predilezione per tutto ciò che e’ “spazio vuoto”… Amo i film di Antonioni che cosi tanto parlano di “assenza”, amo l’architettura che si occupa di valorizzare gli spazi vuoti, la voce silenziosa di Joao Gilberto, amo il silenzio, lo spazio vuoto sotto i piedi, la vertigine.

Rimaniamo su “L’Equilibrio È Un Miracolo”. Cos’è per te la vita sognata degli angeli? La certezza di essere fragili è una rassicurante condizione umana, la fine di una tensione innaturale?
L’angelo è considerato un essere asessuato, immune dalla prigionia dei desideri. La vita sognata degli angeli cosi come è intesa nel brano a cui ti riferisci è un momento di “non essere”, tema amato da me e Tony Canto. La certezza della nostra fragilità, per quanto mi riguarda, è la cosa più bella della vita, il senso del nostro stare al mondo. L’indulgenza e la tenerezza per ciò che siamo: miseria e splendore. Nel passo zoppicante di Charlot è racchiusa tutta la bellezza del mondo.

Torni dopo su “Le Cose” al tema che io definirei fintamente “ascetico”. Èuna condizione sublime quella degli esseri umani che in semplicità riescono ad entrare in sintonia, quasi empatia, non trovi? Che cosa impedisce questa capacità di sintonia/sincronia secondo te?
Conosco pochissimi uomini nei quali riconosco questa sintonia di cui parli. Sono persone libere e liberate. Credo che per assaporare la vita il più possibile nella sua interezza, morderla cosi come si morde una mela, ci vuole molto coraggio, il coraggio di lasciare e lasciarsi andare. È una cosa che a me risulta ancora molto difficile, la cosa su cui voglio lavorare ogni giorno. Però ho una fortuna e mi sento privilegiata per questo: quando canto e sono su un palco, mi sento in sintonia con il resto del mondo, con me stessa. Ritrovo allora il mio posto, come se tutto si ricomponesse, trovo il senso a ciò che sono e questo mi rende libera. Mentre nella vita di tutti i giorni, quando non canto mi sento cosi prigioniera… Ostacolo a me stessa.

Abbandoniamo per un momento l’analisi in favore della sintesi. La tua musica è eterogenea; è facile partire dal mix di ingredienti, l’origine italiana, l’impronta cosmopolita, la musica latina, la bossa nova, tropicalismo et simila. Ma originale è il risultato: molte note espressive che sei in grado di tramutare in musica in modo distinto ed inequivocabile. Premesso si possa essere d’accordo con questa mia interpretazione, che cosa ti spinge tra stati d’animo così variopinti? Che genere di sentimenti riversi dentro i tuoi brani preferibilmente?
Ho stati d’animo variopinti perché sono una persona variopinta. Un giorno amo vestirmi di colori sgargianti e l’altro di colori il più possibile neutri. Non ho uno stile in cui mi riconosco e che propongo agli altri perché ogni giorno cambio il mio modo di presentarmi al mondo e a me stessa. Io non so definirmi: sono stordita e lucida, esilarante e depressa, glaciale e passionale, certamente in bilico tra l’essere una cosa e il suo opposto. Per questo come dicevo nella prima risposta cerco costantemente l’equilibrio. Ho una voce sussurrata nel disco “Funambola”, ma quando canto le mie canzoni popolari la mia voce e’ imponente, materna, corporea. Per cui dentro i miei brani riverso questo: il caldo e il freddo, la semplicità di linguaggio e l’ermetismo di certi versi. Per cui ne “L’equilibrio è un miracolo” parlo di una ricerca quasi ascetica del sentimento, mentre in “Addosso” scrivo: Quando mi mangiavi addosso su quel letto… Non mi sono mai difesa dal sapore che mi lasciavi addosso come un vizio, velenoso quel tuo morso al fianco…
[PAGEBREAK] Ora invece mi piacerebbe domandarti della musica latina e passionale su cui hai impiantato gran parte dei tuoi – a mio avviso – migliori brani. La senti ereditare qualcosa di interiormente tuo? O sei tu ad ereditare qualcosa delle sue radici? Che mezzi espressivi privilegiati ti offre?
Mi offre il ritmo che più amo e il suono della lingua che mi piace tanto, quella portoghese e spagnola. Amo la musica latina anche se io mi sento, ancora più che italiana ed europea, profondamente mediterranea. I suoni del mediterraneo, le sue voci, il suo sentire sono ciò in cui mi riconosco di più. E questo traspare e arriva, credo, quando canto la musica popolare.

Sicuramente è parte integrante di questa scelta la presenza, più forte in “Funambola”, di Tony Canto. Che cosa porta alla tua dimensione compositiva e alla tua creatività canora? Come ti piacerebbe descrivere la tua sinergia con Tony?
Tony parla con il suo strumento, la chitarra. Per cui quando suoniamo ho al sensazione di un dialogo continuo tra me e lui. Ha molto rispetto per la mia voce, la conosce e sa valorizzarne gli aspetti migliori come pochissimi altri sanno fare (cito a questo proposito Joe Barbieri come esempio). Ci unisce l’amore per la musica che si esprime anche con il silenzio o con le cose sussurrate e questo è quello che apprezzo in lui dal punto di vista compositivo. Oltre a melodie che io trovo sempre molto belle.

Abbiamo in comune una conoscenza. Giulio Casale. Com’è stata la collaborazione con lui? I suoi testi sono tipicamente un mix di astrazione ed erotismo sublimato in ideale. Hai fatto tua una vena così peculiare: se ti fa piacere parlami un po’ di come hai vestito questo testo.
La collaborazione con Giulio è stata tra le collaborazioni migliori che ho avuto. Ci siamo incontrati per caso una sera, presentati da amici in comune e abbiamo iniziato a collaborare già dal giorno dopo. Stavo infatti cercando un testo per “Senza Pelle”. Mi ha colpita, in quel testo, la semplicità di quel ritornello È bellissimo e le parole crude, cosi maschili anche, della strofa. Quella frase… Essere nuda come in un’aula d’esame, così come spesso mi sento. Ho cantato il ritornello dicendo una cosa “bellissima” ma con un’intenzione sofferta, come a depistare chi mi ascolta.

A volte scivoli dal cantato al recitato. Non è un caso, quindi, che le tue liriche giochino coi suoni. “Agisce” scivola lungo i suoni sinuosi e sensuali, “Addosso” – testo di una relazione affettiva psicologicamente violenta – occlude con la dura pronuncia delle sue consonanti; sono solo due esempi. Quindi la parola che arriva prima al significato tramite il suo suono. Quali emozioni ti piace prediligere, da trasmettere attraverso questa sensazione quasi tattile, forte del suono? Secondo te l’ascoltatore, come avviene nella poesia, ascolta i suoni prima dei significati?
Hai colto bene: io prediligo e soprattutto credo più al suono che nella parola. Credo nelle cose che ci arrivano con qualcosa che è “altro” che non sempre è decifrabile come può esserlo il significato di una parola. Questo secondo me arriva anche al pubblico.

Che cosa si desidera così tanto, secondo te, da essere amato anche solo per un secondo?
L’Amore.

A dire il vero ho avuto una suggestione ascoltando “Le Rose”, il fascino della storia tipicamente romantica di “Where The Wild Roses Grow” di Nick Cave. Ci sono dei concetti che trovo relazionabili: nel brano di Nick Cave si narra cioè di un colpo di fulmine (Dal primo giorno che la vidi ho saputo che era lei/Perché le sue labbra erano del colore delle rose/Che crescono lungo il fiume, color del sangue e selvagge) che termina solo al terzo giorno: le diedi un bacio d’addio, dissi: tutta la bellezza deve morire. Cosa pensi di questa idealizzazione della bellezza fermata prima che possa essere toccata da una natura impura?
La bellezza a mio avviso si manifesta attraverso l’arte, o un oggetto posato sul tavolo e in armonia col resto. Leggevo, proprio ieri questa frase: la contemplazione dell’eternità nel movimento stesso della vita. La bellezza è qualcosa di puro e intatto, come può esserlo un fiore, che si dischiude dentro alle passioni effimere del mondo. Un giorno, passeggiavo per strada con un amico e abbiamo cominciato un gioco: dovevamo individuare le cose che noi sentivamo come realmente belle per noi e che ci colpivano in qualche modo per questo. Era Carnevale. C’era il rumore della folla che arrivava dalla piazza in festa e tanti coriandoli per terra. Quello che ci colpiva per la sua bellezza era un portone vecchio di legno, un angolo di muro scrostato, un tappeto di coriandoli per terra che parlava di nostalgia. Tutte cose “intatte”, che sembravano fuori dal tempo. Per cui non toccarle, non toccare le rose, è l’illusione di renderle immutabili, di non percepire il tempo che scalfisce, è, appunto, un attimo di eterno nel flusso delle cose. Anche quando si suona succede a volte che il tempo si fermi, si fermano attimi di perfezione. Con “perfezione” non intendo una cosa esteticamente perfetta, intendo piuttosto interamente sé stessa. Cosi come sono belle le persone capaci di essere in sintonia con i moti interiori. Per cui cosa posso dire io della bellezza fermata prima che possa essere toccata? Non siamo noi ad essere padroni della bellezza, del tempo, del flusso delle cose, di quegli attimi di eternità. Possiamo solo coglierli e viverli intensamente, ficcandoci dentro le dita.
[PAGEBREAK] Ora qualcosa di più easy. Perché non chiedersi nulla, e nutrirsi di libri, petali, biscotti e latte? Che cosa rappresentano, per te, questi elementi nell’immaginario femminile?
… Non so cosa possa significare nell’immaginario femminile ma, nel mio, rappresentano la mia dimensione privata, di quando sono a casa da sola e cammino scalza per casa, leggo, ascolto musica, mangio, mi rilasso, mi ritrovo un po’…

Com’è essere una dea per qualcuno? Hai mai avuto un’attenzione così forte nei tuoi confronti?
Si, sono stata una dea per qualcuno, o almeno così mi sono sentita. Non amo essere adorata, anzi. Credo di saper dare meno di quanto ricevo. Di certo però sono stata amata molto, nell’amore e nell’amicizia, amata con passione da uomini e da donne.

“Mielato” è stato il primo dei tuoi brani a colpirmi. Credo cristallizzi alla perfezione il tuo canto a più strati, dal sussurrato che fa scivolare le sensazioni più marcate in mezzo al recitato, alla passionalità vibrante del ritornello. In qualche caso mi sembra addirittura di percepire un sorriso ironico o forse nostalgico. Si fondono alla perfezione l’espressione del sogno naif e il disincanto del reale. Come lo hai vissuto?
Quando ho scritto e cantato per la prima volta “Mielato”, provavo un sentimento di rabbia gelida e raggelante. Per cui le prime volte, nei provini prima della registrazione, la cantavo facendo sentire questa rabbia, quasi gridando. Poi è comparsa la parte gelida, quella che sa anche riderci sopra con cinismo. Per cui ho cominciato a cantarla in maniera dolce ma pungente, passionale ma vendicativa. Alternando lacrime e freddezza.

Amare a perdifiato e rimanerne indenne… Credere alla luce anche se è notte fonda…
È il potere dell’emozione più potente ed autentica. Fosse possibile e vero per un tempo ragionevole potresti anche dimenticarti di dover fare i conti con l’ignobile, giusto?

Sì, giusto. Amare a perdifiato e rimanerne indenne, credere quando tutto ti delude. Ma queste sensazioni potenti ed autentiche sono difficili da raggiungersi e mantenersi. Perciò più spesso adotto la strategia dell’allontanarsi rapida, attraversare pareti senza essere vista.

Guardando tra le foto del tour: (di) chi è Ricotta?
Ricotta è il nome di una cagnolina. È il mio cane ma non è il MIO cane. Io faccio compagnia a lei, e lei fa compagnia a me. Non la tengo mai al guinzaglio, sento una specie di imbarazzo a tenerla legata. Credo di amare Ricotta come si può amare un’amica che, tra l’altro, ha molto da insegnare.

Ammetto una mia mancanza, cioè il non aver mai avuto occasione di presenziare ad un tuo concerto. Come presenti la tua musica al pubblico di una sala? Come comunichi con esso? Semplice presenza o integri con qualcosa (immagini/proiezioni)? I generi che si fondono nel tuo “mix cosmopolita” si prestano anche volentieri ad improvvisazioni e personalizzazioni: accade durante i tuoi concerti?
Nei concerti, al di fuori di “Funambola”, ho usato a volte delle immagini. Penso per esempio alle conferenze spettacolo. In “Funambola” invece uso il Kaoss Pad, un apparecchio che mi serve per lavorare sulla mia voce o sui suoni di un carillon. E cerco sempre più di lasciare spazio all’improvvisazione, a quello che un musicista può offrire di sé in quel momento. In “Trixie Alamo” invece, un nuovo progetto che sto presentando insieme ad Alfonso Santimonie al piano ed elettronica, amiamo presentare lo spettacolo come un “concerto per voce,pianoforte, oggetti e filastrocche” dove tra l’altro riprendo, appunto, filastrocche che ho sentito raccontare e ripetere innumerevoli volte da mia nonna. Insomma, in queste piccole cose cerco di personalizzare più che posso.

Visto che l’equilibrio è evidentemente un miracolo, come esemplifica il tuo testo, è possibile capire il significato di “Funambola”. Ma può voler dire ancora qualcosa che non abbiamo detto? Parli anche di atto poetico quando ti soffermi sul camminare su di una corda tesa di un funambolo… Provo a chiederti di spiegarmi più a fondo se puoi.
È una cosa che ho capito leggendo il libro di Philippe Petit. Nel libro un amico del funambolo descrive le imprese di Philippe. Lui dice che a guardare questo funambolo non si provava un senso di tragedia, non era come andare a vedere uno show. Mi spiego meglio: siamo sottoposti, soprattutto tramite la tv, a spettacoli che tendono a creare nel pubblico una suspense basata sulla paura, (della caduta dal filo in questo caso) sul gusto sadico che a volte abbiamo di vedere uno spettacolo che si trasforma in tragedia: il pubblico quando vede un funambolo ha quasi il desiderio che cada perché questo gli crea emozione, sensazionalismo. Invece quando si assisteva ai funambolismi di Philippe non era cosi. il pubblico veniva conquistato dalla bellezza di ciò che vedeva, per questo Philippe amava definire le sue imprese degli atti poetici. Il pubblico rimaneva a guardare rapito e non lo sfiorava l’idea che il funambolo potesse cadere, non provava la paura o quel tipo di eccitazione perché quello che vedeva era arte vera nei piedi di Philippe. Per questo si parla di atto poetico.
[PAGEBREAK] Hai ricevuto nel 2007 il premio Maschera D’Oro, a premiarti è stato il conservatorio di Bologna. Conferma che la musica per te è un impegno forte e ricercato. Il fatto che si parli di “Musica POPolare” in detto premio, denota come ‘ricercato’ non escluda la capacità di comunicare. Come è avvenuta, per esempio, la registrazione di funambola? Sento suoni ben prodotti, inserti vocali oltre la linea principale, cura del dettaglio, ed allo stesso tempo sei spontanea e diretta. Come se registrassi, a volte, in presa diretta, sotto la guida ‘dell’ispirazione giusta’ per l’interpretazione di un pezzo, coerente e coesa. Hai effettuato registrazioni in più studi, suddividi il lavoro in modo razionale a seconda di dove ti trovi a registrare…?
Nei precedenti lavori, “Indirizzo Portoghese” e “Funambola”, sono stati i produttori artistici a predisporre i tempi e i luoghi, anche se in “Indirizzo Portoghese” ho registrato l’album in differenti luoghi. La voce in questo lavoro sono state registrate in cinque giorni, mentre per “Funambola” la registrazione della parte vocale è stata più lunga e faticosa perché io non ero in ottima forma, avevo infatti un raffreddore che è durato più settimane.

Siamo arrivati all’ultima domanda. Il successore di “Funambola” dovrà attendere altri tre anni? Hai già delle idee di come evolverai il tuo percorso musicale? E nell’eterna diatriba tra l’evolversi mantenendosi fedeli ad una formula e l’andare invece oltre le proprie radici, cambiando totalmente la propria pelle pur di seguire ispirazioni e rinnovamento, tu dove credi che siano le scelte più probabili e migliori per un artista?
Credo che un musicista debba sempre sentire più musica possibile e attingere da tanti stimoli diversi. Ma sono anche convinta che la verità di quel che propone un’artista arrivi dalla sua ricerca e dal suo mondo interiore.

Ho mentito, ho ancora una domanda… Hai detto “forse diventerò un genio in matematica, finendo l’equazione della fluida dinamica”. Sfatiamo il mito del musicista pop illetterato, becero o ignorante sotto la bacchetta delle major discografiche; anche con qualcosa di meno ambizioso della fluida dinamica. L’arena che ospiterà il tuo prossimo concerto ha una capienza massima di 18780 posti a sedere e circa 9000 posti in piedi. Sapendo che l’arena in questione è circolare ed il suo raggio è pari a 103 volte il manico della chitarra di Tony Canto, a quanti Watt dovranno essere sparati i ¾ degli amplificatori di destra del palco per raggiungere, con un volume di 26 decibel, lo spettatore seduto sul seggiolino n° 4159? Ricorda che prima del concerto sono stati incendiati da un gropie superstizioso tutti i posti che terminavano in .13 e .17, causando un leggerissimo aumento della pressione atmosferica che per tutto il concerto oscillerà tra gli 0,0007 e gli 0,0016 bar, con un picco massimo anomalo di 0,0021 durante il brano “Kanzi”. Forse potresti trovare la soluzione e diventare un genio di fisica tecnica. Oppure… ?
… no!

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