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  • Pearl Jam: Gigaton

    Republic Records / universal

    Data di uscita: 27-03-2020

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Dopo 3 anni di registrazione piuttosto complicati (pochissime volte la band si è trovata insieme in studio, ma ognuno ha principalmente lavorato e registrato nel proprio studio privato) e a ben 7 anni di distanza dall’ultimo disco in studio, i Pearl Jam danno alle stampe “Gigaton”, undicesimo album in studio a trent’anni dagli esordi. La curva della qualità dei dischi della band di Eddie Vedder era iniziata a scendere a partire da “Riot Act” del 2002  per poi finalmente risalire con “Lightning Bolt” del 2013, che dentro aveva perle niente male. Rimanendo in tema di curva e grafici, che tanto ci sta appassionando in periodo di Covid-19, con “Gigaton” si rimane sul famigerato plateau. Non si sale e non si scende, ma si rimane stabili, mantenendo un buon livello.

L’anteprima del disco, affidata al singolo “Dance Of The Clairvoyants”, aveva spiazzato tutti i puristi delle chitarre elettriche della coppia McCready-Gossard. Il sound del brano faceva presagire inserti elettronici e un cambio di rotta rispetto a quanto aveva contraddistinto la luminosa carriera trentennale della band, una delle poche superstiti dell’epoca che fu del grunge. Invece già dal secondo singolo “Superblood Wolfmoon” si torna al rock’n’roll tirato e aggressivo che avevamo potuto ammirare nel disco precedente, sound confermato anche dal brano di apertura “Who Ever Said” e in generale da tutto il disco, che tira il fiato pochissime volte. Una di queste è la bellissima accoppiata “Alright”-“Seven O’ Clock”, in cui la band di Seattle rallenta il ritmo e regala al pubblico forse i due momenti più belli del disco.

Da due decenni i Pearl Jam si sono ormai scrollati di dosso l’etichetta di band grunge, per virare verso un classic-rock alla Springsteen. Mantenendosi nella loro comfort zone, non hanno voluto deludere chi li segue da anni, ma li ha solo spaventati con l’uscita del primo singolo, una sorta di pesce d’aprile anticipato a gennaio. Certo, se avessero osato di più e soprattutto se avessero lavorato di più insieme il lavoro ne avrebbe potuto giovare (e non poco), ma la qualità dei compositori e dei musicisti ha fatto sì che questo “Gigaton” sia un lavoro riuscito e non trascurabile come la brutta e dimenticabile doppietta “Pearl Jam”-“Backspacer”.

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Contro

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