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Pearl Jam: report e scaletta del concerto allo Stadio Olimpico di Roma

Mentre alcuni di noi tentano ancora di riprendersi (compreso il sottoscritto) da una serata come quella del 26 giugno 2018 vissuta all’insegna del rock di pregevole fattura, probabilmente abbiamo anche avuto modo di fare i conti con tutta una serie di commenti (per lo più molto simili tra di loro) apparsi sul mirabolante “circo a tre piste” di Facebook, quasi tutti tendenti ad ironizzare sulla mole di post pubblicati ad oggi e riferiti all’incredibile performance tenuta in piedi da Eddie Vedder & Co nella cornice magica dello Stadio Olimpico di Roma. Un esempio fra tutti (perché vi assicuro che ne potete trovare anche alcuni di ben più bassa lega): “Ma che per caso c’è stato il concerto dei Pearl Jam???”

Sarebbe doveroso dare una risposta sincera e molto sentita a questi presunti “spolveratori di tastiere”, e sì che per farlo non possiamo non appellarci a tutta l’energia e alle emozioni che dalla prima fila del parterre fino all’ultima degli spalti hanno infuocato l’arena capitolina.

22 ANNI DOPO. La terza ed ultima tappa del minitour italiano dei Pearl Jam, come del resto le precedenti di Milano (I-Days, Arena EXPO, 22 giugno) e Padova (Stadio Euganeo, 24 giugno) a loro modo, ha assunto nel corso del suo svolgimento un significato quasi mistico se teniamo conto di alcune caratteristiche essenziali. Prima fra tutte, la distanza di tempo intercorsa dall’ultima esibizione della band avvenuta presso il fu Paleur nel 1996: lo stesso Eddie Vedder, che anche in questa occasione ha voluto compiere lo sforzo ammirevole di mettere insieme più di due parole in italiano nel rispetto sincero del suo pubblico (a differenza, c’è da dire, della stragrande maggioranza dei suoi colleghi) nei vari break seminati durante il concerto, ha voluto particolarmente sottolineare l’importanza che ha avuto la Città Eterna nella fase di decollo della carriera dei PJ.

“Buonasera Roma, come va?  Come state? Vi dico come mi sento io, per questa città che ha fatto molto nel mondo e quanto Roma ha dato per me… personalmente è stato uno dei concerti più importanti della mia vita. Sono passati 22 anni da quando abbiamo suonato qui, sono davvero contento di essere tornato”.

[Eddie Vedder]

Una dichiarazione d’amore a tutti gli effetti, che ha subito acceso le 50mila e più anime presenti all’interno dello stadio, pronte finalmente a scatenarsi sulle note di “Why Go” e “Do The Evolution”, anticipate solo dal basso profilo di “Release” e “Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town” .

“#APRITEIPORTI. #SAVEISNOTACRIME”. Altra peculiarità dello show (che si è protratto oltre le 3 ore di esibizione, a partire dalle 21.15) sta senz’altro nel personaggio stesso di Mr Edward Louis Severson III, ben noto oltre che per la sua prolifica carriera musicale solista (e non solo), e l’energia straripante che negli anni ’90 lo rese famoso per alcuni dei più epici stage diving (e ad oggi gli restituisce l’età di un ragazzino che ancora si diverte a saltellare da una parte all’altra del palco), anche per il forte e sincero impegno politico. Armato di tutto il carisma degno di un vero frontman, anche in questa occasione il buon Eddie è voluto scendere in prima linea sul tema dei “diritti umani” usufruendo di tutta la potenza che viene unicamente dal rock. Attraverso un intimo abbraccio diretto al suo pubblico, l’ultimo eroe del grunge ha voluto ricorrere ad un inno universale come “Imagine” di John Lennon per cercare ancora una volta di smuovere le emozioni e le coscienze della gente, invitando tutti a “Non arrendersi mai, nonostante le avversità” e punzecchiando (anche) i governanti italiani ed europei sul tema estremamente attualizzato dell’immigrazione, ricorrendo ad un vero e proprio hashtag trasmesso per l’occasione dalla regia sui maxi schermi.

Non contento, Vedder ha voluto ribadire nella seconda parte del concerto anche la sua posizione nei confronti del governo americano, sfoggiando una bandiera lgbt con tanto di “Fuck Trump. Love Life”.

“GRUNGE E ROMANTICISMO”. I Pearl Jam si divertono, giocano con i loro anni di carriera restituendo un’energia che molto probabilmente nemmeno il pubblico di Roma si aspettava. Mike McCready e Stone Gossard si divertono con le loro chitarre tra assoli virtuosi e ritmiche travolgenti (da “Even Flow”, “Jeremy”, “Lightning Bolt”, “Can’t Deny Me”, “Porch”, fino alla monumentale “Alive”), il basso di Jeff Ament è inarrestabile insieme alla batteria di Matt Cameron che detta il tiro ad ogni brano, ed Eddie passa dai brani più incazzosi a quelli più intimi e introspettivi (“Just Breathe”, “Immortality”) ispirando continuamente passione e aggregazione attraverso l’inconfondibile stile della sua voce (ora profonda e pacata, ora ruggente). Si festeggia sul palco, e sugli spalti. Si celebra una band nata a Seattle nel 1990 e che dopo tutti questi anni ha ancora energia e grinta da vendere, che ha resistito al tempo come il più pregiato dei whisky single malt lasciati ad invecchiare secondo la migliore tradizione americana, e che indubbiamente tiene ancora alta la bandiera del rock e della musica in generale. Una band che sa emozionare persino attraverso la scelta minuziosa delle cover da proporre ai suoi fan (come l’inconfondibile “Comfortably Numb”, dedicata all’amico Roger Waters, “uno che ama l’Italia come noi”), e che sa tuttora scuotere le coscienze dal torpore per invitare ciascuno di noi a prendersi la propria rivalsa nei confronti del mondo.

Una band, insomma, che ha saputo andare ben oltre il tratto distintivo di un “semplice” genere musicale, e che per la propria abnegazione e autenticità è capace sicuramente di ispirare le nuove generazioni, a dispetto della qualità considerevolmente scarsa della musica “giovane” attuale. E va da sé che quanto argomentato tra queste righe basterebbe a motivare la già citata mole di post pubblicati sull’onda dell’entusiasmo dopo aver assistito a un simile live. E se agli “spolveratori di tastiere” di cui sopra non dovesse ancora bastare…beh peccato per voi. Non sapete cosa vi siete persi.

LUNGA VITA AL ROCK!

Guarda anche la fotogallery del concerto dei Pearl Jam a Roma.

Scaletta concerto Pearl Jam – Roma/Stadio Olimpico (26 giugno 2018):

Release

Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town

Interstellar Overdrive (Pink Floyd cover)

Corduroy

Why Go

Do The Evolution

Pilate

Given to Fly

Even Flow

Wasted Reprise

Wishlist

Lightning Bolt

Again Today (Brandi Carlile cover)

MFC

Immortality

Unthought Known

Eruption (Van Halen cover)

Can’t Deny Me

Mankind

Animal

Lukin

Porch

 

Sleeping by Myself 

Just Breathe

Imagine (John Lennon cover)

Daughter + WMA

State of Love and Trust

Black Diamond (Kiss cover)

Jeremy

Better Man + Save It For Later

 

Comfortably Numb (Pink Floyd cover)

Black

Rearviewmirror

Alive

Rockin’ in the Free World (Neil Young cover)

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