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    Peckinpah

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Dolcincacchiosamente

A sentirla di primo impatto, quando pacata e soave, la voce del fiorentino Lorenzo Bettazzi sembra quella usata da Moby nella nota “Troubles With God”. Nel momento dell’incazzamento, invece, diventa tutt’altra cosa, regalando vitalità e sentimento a chi ascolta.

L’album è un tuffo nella musica acustica e blues, incattivita dalla realtà circostante: gli arpeggi zuccherosi si alternano alla ruvidità delle parole (in inglese) e dei toni; la chitarra movimenta la voce e viceversa; il mieloso suono delle campanelle stordisce l’ira.

Un misto tra il virtuosismo della musica del Sud degli Stati Uniti e la passionalità italica, che dà origine a un lavoro abbastanza facile da assorbire e da apprezzare.

In meno di mezz’ora, il chitarrista esplora i meandri della dicotomia tra inconscio e razionalità umane, assegnando con giudizio le parti più aspre ad armonie meno ottimiste, quelle più sdolcinate ad atmosfere di scettica severità.
La voce è senza pretese, sebbene efficace e calzante al target preposto. I ritmi, cadenzati e regolari, sono talvolta interrotti da pause in cui le liriche subentrano incontrastate.
Una figura in più da ammirare nel panorama italiano.

Pro

Contro

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