Home > Recensioni > Pedestrians Of Blue: The Second Monologue

Pedoni in cerca di casa

Nel 2002 arrivava sulle scrivanie dei writer di tutta europa il primo demo dei Pedestrians Of Blue, norvegesi, intitolato “Circles Of Butterfly – The First Monologue”. Un lavoro che, certo ancora un po’ grezzo nella veste sonora, offriva un songwriting già entusiasmante, tanto da non far sembrare poi così lontano il traguardo discografico. Purtroppo così no né stato, e nel 2005 i nostri hanno ancora dovuto fare le cose da soli,
pubblicando con i propri mezzi, attraverso la loro etichetta, il nuovo lavoro intitolato “The Second Monologue”, un mini-CD di tre pezzi.
Il genere è ancora un heavy rock molto attento alla melodia, dalle influenze molteplici, tra le quali spicca una certa attitudine vicina ai Queensryche, che sa anche guardare senza alcun pregiudizio, pronto a sfruttare tutte le opportunità artistiche che offre, al mainstream di oggigiorno. Anche in virtù di questa spiccata apertura mentale, e dell’indubbia preparazione tecnica dei Nostri, può non essere così difficile accostare la proposta della band a un heavy progressive – certo molto attento alla melodia vocale.
La sinuosa e melodica opener “The Garden” già dimostra quanto sia cresciuta la band, oggi ancor più compatta ed efficace (grazie anche all’ingresso di Rudolf Fredly al basso e Harald Levang alla batteria), in grado per di più di offrire una produzione sonora all’altezza della situazione – registrazioni in casa Pedestrians Of Blue, mixing by Luedy (a quanto pare uno dei nomi più in auge, in Norvegia) e mastering by Mika Jussila nei rinomati Finnvox Studio di Helsinki (!): impossibile sbagliare.
Evoluzione, o meglio crescita della band che si nota maggiormente nell’introversa “Father & Son”, la quale, essendo già presente nel primo demo, permette un confronto diretto con il debutto della formazione: qui risuonata e leggermente riarrangiata, la canzone, già highlight di “Cirlces of Butterflies”, risulta qui ancora più efficace. Il finale è affidato alle atmosfere suggestive e romantiche di “Worls Of Things”, una canzone che assolve alla perfezione il delicato compito di chiusura del lavoro, suggerendo bene l’idea di rischiacciare il tastino Play e ricominciare daccapo con l’ascolto.
Tre canzoni sono poche, è vero, ma i Nostri hannoconfermato quanto già affermato quanto di buono fatto vedere in occasione della loro prima pubblicazione: da tenere d’occhio.

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