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Pedro Almodóvar torna alla commedia

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Dopo un lunga serie di drammi e melodrammi, alla mai dimenticata commedia Pedro Almodóvar è dovuto tornare a furor di popolo: «Mi è sempre piaciuto avere un contatto diretto con le persone passeggiando per le strade di Madrid — spiega il regista — e da un po’ di tempo la domanda che tutti mi rivolgevano era “Quando ci fai un’altra commedia? Abbiamo riso tanto con te”. E anch’io sentivo il bisogno di rievocare i toni dei miei primi film girati in un periodo davvero importante per il mio paese. Non sono una persona nostalgica ma l’esplosione di libertà che abbiamo vissuto negli anni 80 mi manca molto».

Questo desiderio di leggerezza si è concretizzato con “Gli amanti passeggeri“, una commedia corale e grottesca ambientata quasi del tutto a bordo di un aereo che, a causa di un problema ai carrelli, è costretto a sorvolare in tondo la zona di Toledo in attesa di una pista adatta per tentare un rischioso atterraggio di emergenza. L’avaria crea uno spazio-tempo chiuso e sospeso durante il quale piloti, assistenti di volo e passeggeri si svelano l’uno all’altro, imparano a conoscersi e stringono relazioni inaspettate.

«L’unico strumento che i miei personaggi hanno per combattere la paura — spiega Almodóvar — è l’uso della parola: per questo nel film i dialoghi telefonici e i lunghi monologhi hanno un ruolo così importante». Una passione per le parole che torna anche nella cura riservata da Almodóvar alla recitazione degli attori: la definizione dei protagonisti, racconta Blanca Suárez, passa attraverso una serie di fasi, «all’inizio vai nel suo studio, fai le prime letture e Pedro è sempre attentissimo a sentire come suonano certe battute o, all’occorrenza, a modificarle anche se ha sempre molto chiaro il profilo dei personaggi e il percorso che dovranno compiere».

Tra gli interpreti si fanno notare, nonostante siamo impegnati in ruoli piccolissimi, Antonio Banderas e Penélope Cruz che Almodóvar ha voluto nella scena di apertura del film come «anfitrioni che accolgono il pubblico nel mio ritorno al linguaggio comico». Nonostante questi evidenti richiami al passato, l’aereo de “Gli amanti passeggeri” rappresenta anche, dice il regista, «una metafora chiara della società spagnola, nel suo girare su stesso incastrato in un viaggio privo di destinazione e senza un atterraggio sicuro. Il film è una commedia e tutti si salvano ma nella realtà non sappiamo come andrà a finire».

In Spagna, dove è già uscito da un paio di settimane (noi lo avremo in sala dal 21 marzo in 300 copie), “Gli amanti passeggeri” ha avuto buoni incassi ma non è riuscito a evitare le critiche negative. Il film funziona meglio nella prima parte, quando i personaggi non hanno ancora scoperto le proprie carte e le svolte del racconto sanno suscitare un pizzico di divertito stupore. Poi si adagia su un’esaltazione come al solito sincera ma anche stanca e prevedibile dell’amore e del sesso, visti come unica via per l’happy end. Restano le interpretazioni vivaci di un cast molto coeso e brillante ma da Almodóvar è giusto pretendere di più.

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