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  • Pelican: The Fire In Our Throats Will Beckon The Thaw

    Pelican

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Il capolinea

L’ultima release dei Pelican segue gli stessi criteri del precedente “Australasia”, con il riffing-trademark grezzo che inciampa e si arrampica per ritmiche post-rockeggianti, vitalizzandole in modo personale vuoi per i suoni che sembrano rimescolati tra stoner e sludge, vuoi per le stramberie ritmiche di palm muting e distorto, vuoi per le belle copertine di Mr. Turner e il fatto che non proferiscono una parola neanche a strizzare il booklet. I Pelican non sono il nuovo miracolo di questo millennio, se il genere ha un certo impatto è anche grazie al momento di gloria delle sonorità che non hanno ancora raggiunto il pieno sfruttamento e alla facilità con la quale si riesce ad ammaliare mediante una proposta che sia strumentale, pesante, atmosferica e groovy allo stesso tempo. Purtroppo si sente l’odore di minestra riscaldata, la sensazione fastidiosa “ma questo l’ho sentito nel disco X” o ancora “ma questo era in “Australasia”” e soprattutto “ma questo l’ho sentito 5 minuti fa!”. Le novità di questo nuovo capitolo sono un paio di chitarre acustiche su due pezzi, l’utilizzo spropositato della “formula crescendo” (la novità sta nello “spropositato”), un’atmosfera serena su “Autumn Into Summer”, la propulsione di tutto quanto fatto in passato tra riff più intricati, suoni più pesanti o più ovattati a seconda delle circostanze, atmosfere più sognanti, l’abbandono della claustrofobia metallica in favore di lidi più mogwaiani. Dal punto di vista estetico – inteso come estetica dei suoni, estetica della composizione dei pezzi, cosmesi del pacchetto – ci troviamo di fronte al migliore album dei Pelican. C’è da riflettere però: la migliore prova di uno dei più bravi della classe è un disco che ci fa contenti a metà, che non sempre ingrana, che spesso lascia a piedi in attesa di un cambio che non arriva per incastrarsi su crescendo banali ed esplosioni senza effetto. In fin dei conti anche “Australasia” soffriva di problemi simili, anche questo fa parte del Pelican-sound, si tratta del difficile bilancio tra ispirazione e 700mb di spazio. Sicuramente potrete spendere i vostri soldi in modo peggiore, sicuramente avrà un bel giro nel vostro stereo, di tre pezzi su sette potevamo anche sentire il bisogno; comincia però a venire il dubbio che siamo arrivati in cima e da qui non ci si riesca più a muovere.

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