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Perdere l’udito quando si fa sera

Il ritorno live in terra italica di una delle colonne portanti dello stoner doom britannico non poteva lasciarci indifferenti, soprattutto dopo la pubblicazione di un ottimo disco come “The Guessing Game”, album che ci ha mostrato i Cathedral come una band ancora viva e ricca di nuove idee dopo vent’anni di onorata carriera. Non potevamo quindi non presenziare all’Init, a poco più di un anno di distanza dalla loro ultima calata romana.

I The Gates Of Slumber, opening act della serata, iniziano il loro show intorno alle 22, puntuali sulla tabella di marcia. La band americana propone un doom dalle forti tinte stoner e sludge, oltre ad un palese tocco heavy metal ottantiano, che ricorda in molti passaggi lo stile di band quali High On Fire o The Sword. La musica del trio dell’Illinois alterna parti veloci e furiose ad altre più lente e doommy, nettamente le più efficaci, e riesce a scaldare il pubblico romano per l’intera durata del loro lungo show. I suoni però, soprattutto quelli della chitarra del frontman Karl Simon, non sono dei migliori, con poca botta e soprattutto con dinamiche leggermente sballate, un aspetto che i Cathedral pochi minuti dopo non trascureranno affatto.

Dopo un rapido soundcheck sul palco Lee Dorrian e compagni fanno il loro trionfale ingresso sul palco dell’Init, intanto riempitosi di spettatori.
Il tempo di un saluto e i nostri iniziano a far tremare i muri del locale con la nuovissima “Funeral Of Dreams”, un pezzo dai sapori progressive settantiani che omaggia nel riff principale il main theme della colonna sonora di un caposaldo del cinema horror italiano come “Tutti I Colori Del Buio” di Sergio Martino. Neanche il tempo di rifiatare che “Enter The Worms” ci ricatapulta nella bolgia. La band sembra in grande forma, capeggiata da un indemoniato Lee Dorrian, novello Salomè in continuo movimento. Il duo Jennings-Smee, rispettivamente alla chitarra e al basso, producono i suoni più pesanti e devastanti dell’intero globo terracqueo tramutando in biondo platino i capelli degli spettatori nelle prime file. Il sapiente lavoro del turnista alle tastiere riesce poi ad arricchire e impreziosire la performance degli inglesi dandole un tocco decisamente più prog e psichedelico.
La lunga carriera del gruppo viene toccata quasi totalmente con brani tratti dagli episodi migliori della loro discografia, tralasciando solamente gli album dal 1996 al 2001.
Dopo una lunga setlist tutto sembra giungere a conclusione con il solito saluto e la conseguente uscita-ricomparsa sul palco, ma a concludere in grande stile la serata ci pensano due superclassici intramontabili della band, “Hopkins (The Witchfinder General)” e “Vampire Sun”, acclamate a gran voce da tutti gli astanti.

E dopo il concerto si percepisce solo quel ronzio fastidioso e assordante che sappiamo già non abbandonerà tanto facilmente le nostre orecchie. Qualche timpano in meno, ma cosa importa!

Funeral Of Dreams
Enter The Worms
Upon Azraels Wings
La Noche Del Buque Maldito (aka Ghost Ship of the Blind Dead)
Cosmic Funeral
Carnival Bizarre
Night Of The Seagulls
Casket Chasers
Ebony Tears
Corpsecycle
Ride

Hopkins (The Witchfinder General)
Vampire Sun

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