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Performance and cocktails

A corollario del Gran Premio di Monza, Milano e l’Alcatraz ospitano F1 Rocks, la serie di eventi extra-sportivi in cui il circo della Formula 1 arriva a tangere quello della musica. Cerimonieri per l’occasione sono i gallesi Stereophonics, che avevamo avuto modo di osservare solo pochi mesi fa sul palco dell’Heineken Jammin’ Festival.

Il locale di Via Valtellina è per l’occasione tirato a lucido, con uno stuolo di stewart ed hostess pronto ad accogliere VIP e comuni mortali. All’interno un’area riservata impone la separazione sociale, ed è sufficiente un’occhiata per capire chi è qui per la performance e chi per i cocktail.

L’onore e l’onere di scaldare la serata spetta a Ben Montague, giovane speranza del cantautorato albionico che insieme alla propria backing-band intrattiene per una quarantina di minuti un pubblico numericamente non all’altezza della fama degli attesi headliners. Il suo mestiere il Montague lo fa anche bene, fermo restando il fatto che nulla di quanto abbiamo potuto ascoltare faccia gridare al miracolo.

Alle 21:30 in punto Kelly Jones e compagni si materializzano finalmente sul palco. Un’infuocata “Bank Holiday Monday” apre uno show in cui tra un brano e l’altro troveranno spazio tutti i singoli che hanno portato i gallesi in testa alle classifiche, per un’ora e mezza di concerto che raggiunge l’apice della sua intensità a metà set con le classicissime “Stuck In A Rut” e “Mr. Writer”, ed in chiusura con l’inevitabile “Dakota”. La band appare tecnicamente in forma smagliante, snocciolando con freddezza chirurgica una ventina di pezzi per una performance che, al netto di un’effimera citazione di “Ace Of Spades” dei Motorhead, nulla aggiunge e nulla toglie a quanto avremmo potuto ascoltare su disco. Ai minimi sindacali anche l’interazione con il pubblico, per uno show impeccabile e privo di sbavature, ma al contempo di una freddezza quasi polare.

Viene solo da dire che nel loro essere borderline, gli Stereophonics rappresentano ai nostri occhi un’occasione mancata. Il loro sound risulta spesso troppo duro per un pubblico mainstream, e troppo pop per un audience prettamente rock, finendo per scontentare tutti e non accontentare nessuno, come a naso lascia trasparire la scarsa presenza di pubblico questa sera. Un vero peccato, perché sia su disco che sul palco i gallesi dimostrano di possedere il background, la tecnica e la creatività per salire di livello e lasciare il segno anche (e non solo) per qualche singolo di successo ed un buon numero di copie vendute.

Bank Holiday Monday
A Thousand Trees
More Life in a Tramp’s Vest
Last of the Big Time Drinkers
I Got Your Number
Superman
Pick a Part That’s New
Mr. Writer
Stuck in a Rut
Uppercut
Maybe Tomorrow
I Wouldn’t Believe Your Radio
Innocent
Have a Nice Day
Trouble
Just Looking
Local Boy in the Photograph
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She’s Alright
The Bartender and the Thief
Dakota

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