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Il genio è ancora nella lampada

Mike, in arte Perfume Genius, è un ragazzo che viene da Seattle, città dalla quale siamo abituati a sentire musica differente da quella che ci propone quel Genius di Mike. Per tutto l’album viene usato un pianoforte non accordato da molti anni, creando così un effetto sonoro malinconico evidenziato ancor di più dall’effetto eco impostato sulla voce.

Le dieci canzoni, tutte di breve durata, sembrano piccole preghiere accompagnate solamente dal piano e dal synth. Il risultato finale è quello di avere l’impressione di stare in un sogno sdraiati sulle nuvole, ma l’ascolto di tutto il CD può comportare un risveglio brusco o una caduta dal cielo visto che nell’insieme “Learning” non convince molto.

La mia non vuole essere una critica feroce, anzi elogio l’originalità dell’album. Le canzoni, ascoltate singolarmente, sono particolari e lasciano il segno, soprattutto se vogliamo creare un momento di intimità con noi stessi. Potrebbero essere divini intermezzi tra una canzone e l’altra per un album un attimino più complesso, più studiato. Qualità che invece non sembra avere questo ultimo lavoro di Parfume Genius che assomiglia più a un breve insensato incubo.

Pro

Contro

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