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La terza via che vorremmo imboccare

La terza via – quella proclamata, ricercata, ambita, agognata come una chimera – viene imboccata con estrema semplicità dai Perturbazione. La terza via – sulla quale ci fanno affacciare senza quasi farcene rendere conto, così come neppure ci accorgiamo di spiare la ragazza di (retro)copertina – è quella conduce oltre il pop e la canzone d’autore, quella che parla direttamente alla melanconia del cuore pur non dimenticando l’appeal più immediato e vivace.
È la via adulta dell’indie pop, quella che l’SMS, ma che si trova dieci anni di troppo, ma è altresì la versione vera e non romanzata del cantautorato d’Italia, quella che tra voce e archi ci ricorda che “se ciò che ci distingue dalle bestie è una parola per ferire gli altri” forse faremmo meglio a chiuderci in un acquario. È la via di tutti noi, quella che dovremmo/vorremmo imboccare una volta che l’età ci avrà portati a riflettere sul “materiale e l’immaginario”. Chi voi si è già imbattuto, o anche semplicemente fa parte di quel “vorremmo”, troverà la propria colonna sonora in “Canzoni Allo Specchio”, potrà spiare la propria vita mentre guarda e ascolta attraverso la finestra aperta dai Perturbazione.
Fiati, archi, parole sussurrate e confidate, delusioni e disillusioni, diventeranno familiari e, con occhi lucidi e ardenti, guarderete il disco nelle vostre mani rivelandogli che “porca puttana, mi son proprio innamorato di te” (pa-ppa pa-ppa paara paaaappa, pa-ppa pa-ppa paara paaaa).

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