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Perturbazione: Una vita da mediani

“Pianissimo Fortissimo” è uscito quasi da un anno ed è andato tanto forte quanto l’ottimo “Canzoni Allo Specchio”. O tanto piano, se si considera che, per la prima volta, gli indie-pendenti Perturbazione registravano su marchio EMI. Attorno a questo abbiamo scavato un solco con Gigi Giancursi, di mestiere chitarrista, disposto a camminare nervosamente attorno alle vicissitudini che hanno perturbato il passato recente dei torinesi. Lo abbiamo incontrato in occasione della presentazione del nuovo video di “Un Anno In Più”, ecco cosa ci ha raccontato.

Cominciamo con un’osservazione che deriva immediatamente dall’incontro odierno: non so se quella per Michel Gondry è una fascinazione del solo Tommaso oppure può essere estesa a tutto il gruppo, ma l’ispirazione per il video di “Un Anno In Più” è chiaramente debitrice del regista francese, così come la stessa estetica del sogno e attenzione per i particolari più semplici si trovano anche all’interno della vostra musica.
Tommaso ha davvero una grossa passione per l’animazione, a partire dal cinema, fino ad arrivare ai fumetti, ha proprio un gusto per questa semplicità, piuttosto che per l’impatto. Quando escono cose tipo “Appuntamento A Belleville” lo vediamo arrivare col sorriso stampato in faccia, quindi Gondry si adatta perfettamente al suo immaginario.
Poi in realtà è strano che il testo di “Un Anno In Più” sia mio, mentre quello di “Nel Mio Scrigno” sia un vecchio scritto di Tommaso, quindi ci siamo incrociati senza volerlo.

Un’altra cosa che avete detto oggi e che mi ha colpito molto è quella del binomio che vivete tra adeguatezza e inadeguatezza, evidente anche a volte nell’atteggiamento di Tommaso, piacevole e simpatico da una parte, fragile e timido dall’altra. Cosa vi mette a vostro agio e cosa a disagio in questa posizione di mezzo che vi siete creati nella scena musicale italiana la vostra famosa terza via?
La nostra è una condizione un po’ strana. All’inizio eravamo un gruppo emergente, come è fisiologico per ogni nuovo gruppo, poi continuavamo ad essere emergenti, quindi quell’emergenza si è trasformata in qualcosa del tipo “Dai, dateci una mano!”. (risate) Da qui viene fuori questa storia della terza via. Devo dire che è da un po’ di tempo che ci siamo rassegnati, dall’altra abituati a questa condizione, anche con alcuni screzi, a dire il vero. In effetti il nostro rapporto con le etichette è sempre stato molto conflittuale, soprattutto in questo momento. Se le etichette non fossero attente a vendere soltanto quello che già vende, probabilmente quella che oggi è la nostra terza via, sarebbe una via come le altre. E invece rimaniamo in questo limbo della terza via, in cui spesso veniamo tacciati di essere devianti rispetto agli stilemi del marketing per il confezionamento di una canzone. Sono straconvinto che, se passati in radio, i nostri pezzi potrebbero funzionare, ma il problema rimane che, una volta entrati in un meccanismo produttivo, non si trovano le persone serie e competenti che pensi di esserti meritato una volta accettato e intrapreso un percorso del genere, e invece scopri che ci sono degli stipendiati che fanno il loro lavoro e hanno paura di perderlo, e di sicuro non siamo noi il cavallo su cui puntare. Può sembrare un po’ polemico, ma questo è il riassunto della nostra esperienza degli ultimi anni. Il peccato non è tanto per noi, quanto per una serie di gruppi e di musica che non vedranno mai la luce: allora forse sarebbe meglio limitare le spese con un motto del tipo “Meno taxi per tutti” e più soldi per produrre nuova musica. Non dico tutto questo per noi, che ormai siamo abbastanza avanti con l’età, quanto per tutti i giovani che ci sono in giro. Come in occasione della polemica per il premio attribuitoci dal MEI, che con tutti i nuovi gruppi che ci sono in giro, proprio noi sono venuti a pescare.

Quindi mi sembra di aver capito che l’atterraggio su major di “Pianissimo Fortissimo” non sia stato tra i migliori.
Quello che ci è stato rimproverato con quest’album è, in effetti, che abbiamo venduto quanto avevamo fatto con il precedente, quindi non abbiamo fatto un salto. In realtà è quello che noi ci aspettavamo, anche se una maggiore promozione ci avrebbe potuto portare più vendite. Se questo non accade, però, il ruolo dell’etichetta perde di valore e possiamo anche produrci i nostri dischi da soli. Questo è quindi il nodo del dibattito, che è prettamente figlio dei giorni nostri, in cui la discografia è in crisi e nessuno ti viene a stendere il tappeto rosso.

La EMI aveva allora un reale interesse su di voi, oppure ha soltanto rilevato il catalogo della Mescal, che si era fatta da parte?
Questa è una situazione da “Lost”: gli altri sono buoni o sono cattivi? Questo non siamo ancora riusciti a capirlo… L’importante è tenersi a una certa distanza, questo lo abbiamo capito. La cosa certa è che il contratto non pensiamo di rinnovarlo, quindi il prossimo disco dovrebbe essere l’ultimo con loro. Possiamo assicurare, comunque, che non sarà un live o un disco fuffa tanto per chiudere il discorso.

Ho letto invece del discorso di Sanremo, a cui da quest’anno in poi non avrete più occasione di partecipare. Non c’è qualcuno per potrebbe protestare per l’eccessivo allontanarsi dall’indipendenza, alla luce anche del discorso major?

Sì, l’anno scorso abbiamo provato a partecipare nella categoria giovani con “Battiti Per Minuto”, mentre da quest’anno non possiamo più, per limiti di età. Ormai eravamo sull’onda e abbiamo deciso di provare tutto quanto. Dopo tanti anni che suoniamo, avevamo voglia di provare: anche se qualcuno ci diceva che ci saremmo bruciati, per noi non era un problema, magari bruciarsi, piuttosto che continuare ad essere uguali a se stessi tutti i giorni! Alla fine non è successo nulla, ma va bene lo stesso.
In realtà penso siano sensazioni da provare. In questo periodo sto andando in tour con Syria e sto scoprendo un mondo nuovo, schizofrenico, ma mi piace provare cose nuove, penso sia importante.
[PAGEBREAK] Così, poi, quando torni alla terza via, ne riscopri i lati positivi…
Esatto! (risate)
Bisognerebbe che le persone che criticano, che in questo momento si nascondono dietro apparenze anonime, provassero a venire un giorno a Rivoli a casa nostra per vedere che vita facciamo. La realtà è che ci piace suonare insieme e siamo contenti se quello che facciamo piace anche a qualcun altro, è questo il motivo per cui facciamo tutto quanto. Se poi da questa attività viene anche un guadagno, tanto meglio, è un sogno che si realizza!
Vorrei vedere i giornalisti che amano mettere zizzania, se non accetterebbero un offerta per scrivere su un grande quotidiano, quando stanno lavorando per un giornale di provincia. Non ci andrebbero?

Be’, probabilmente non ci sarebbe un gruppo musicale a rinfacciarglielo! (risate)
Meno male, invece, che si riesce a crescere e a rimanere coinvolti in situazioni sempre più grandi, altrimenti ci si limita a fare sempre le stesse cose e si rimane circoscritti ai soliti piccoli ghetti.

Visto che ne stiamo parlando, dicci qualcosa in più su quelle che sembrano essere le strategie interne di una major come la EMI, al momento in apparente difficoltà, per affrontare l’evoluzione del mercato musicale. Stanno puntando sull’innovazione per uscire da questo stato?

No, non hanno idee innovative, almeno per quello che ho potuto vedere, ma non gliene faccio una colpa. I vertici si sono sempre preoccupati di bloccare il file sharing e nel frattempo non hanno messo in atto altre strategie, come per esempio ha fatto la Sony, che da una parte produce dischi e dall’altra i lettori mp3. La EMI è invece una major completamente improntata al discorso artistico, il che è molto bello, ma li ha anche esposti maggiormente alle difficoltà di questi anni. Il loro catalogo è a tutt’oggi ammirevole, e forse anche per questo hanno dormito sugli allori, ma anche da altre parti, pur non incontrando le stesse difficoltà, non mi sembra di aver visto delle soluzioni migliori. Ultimamente, poi, la EMI è stata rilevata dalla finanziaria TerraFirma, con conseguenti risistemazioni di personale. Da questo punto di vista mi rendo quindi conto che, chi lavora lì, ha i suoi problemi a cui pensare e un posto di lavoro da cercare di mantenere.

Dal punto di vista del vostro gruppo, invece, c’è preoccupazione nei confronti dei nuovi mezzi di espressione e comunicazione della musica?
No, assolutamente, perché peggio di così per noi non è possibile! (risate)
Quindi è fighissimo, tutto quello che viene può essere solo positivo. Se fossimo più svincolati, anzi, potremmo fare anche altre cose. Quello che rimane importante, invece, è riuscire ad essere un piccolo punto di riferimento, per se stessi prima di tutto, e magari anche per qualcun altro. E noi in questo devo dire che un po’ siamo riusciti, senza voler sembrare sbruffoni. C’è una serie di persone che si è affezionata alla nostra musica, l’importante è quindi non deludere loro, perché nel momento in cui lo fai, deludi anche te stesso.

In conclusione, dicci qualcosa di più sul tour che state per intraprendere.
Si chiamerà “Pianissimo Tour” e sarà soltanto acustico, come oggi. Faremo quindi dei concerti nei piccoli club, lasciando perdere gli stadi che abbiamo riempito finora. (risate)

Ma gli altri due componenti esclusi da questa formazione come l’hanno presa?
Il bassista, Stefano, è da un po’ di tempo che non ci sta più dentro con questi ritmi. Ha due figli e sta cominciando a non divertirsi più con questa vita. L’idea è quindi quella di congelarci per un po’ come gruppo in sei, per far riabbassare la marea, e proseguire in quattro per questo periodo. Rossano Lo Mele, invece, ormai vive a Milano, visto che fa l’autore per “Le Invasioni Barbariche”, la trasmissione tv, quindi prima o poi lo perderemo nei meandri di questa città.

Queste ultime affermazioni ci lasciano qualche preoccupazione, almeno tante quante sono le buone prospettive che si aprono su questa nuova anima acustica alla luce dell’intenso aperitivo servito in questa serata milanese. Ci rivedremo presto e quello che verrà sarà soltanto positivo, visto che – a quanto dicono loro stessi – non c’è niente da perdere.

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