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  • Pesaro 2020 – Il n’y aura plus de nuit + Subject to Review

    Diretto da Eléonore Weber

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Il n’y aura plus de nuit si compone di una sequenza di lunghi filmati, pubblicamente accessibili, ripresi dai velivoli militari sulle zone di guerra di Afghanistan, Siria e Iraq, che illustrano la realtà aumentata possibile con le tecnologie ottiche e digitali più sofisticate, e allo stesso tempo illustrano l’alienazione dei piloti, responsabili delle riprese tanto quanto dell’azione militare, spietata e indiscriminata, che ne è l’oggetto.

Fotogramma da “Il n’y aura plus de nuit”

La regista francese Eléonore Weber, al suo secondo lungometraggio documentario, indaga sul corto circuito fra forma e sostanza nelle tecnologie di ripresa fotografica e nelle strategie di guerra. Intervista soldati degli eserciti francese e nordamericani per ottenere un commento a quelle riprese.

Il commento, fuori campo, tiene le fila di due discorsi apparentemente paralleli ma che andranno presto a incrociarsi: le videocamere termiche permettono di evidenziare molti più dettagli di una normale ripresa aerea, e il tracciamento dei movimenti permette di scegliere un soggetto e avvicinare a esso l’inquadratura. A tanta precisione superumana non corrisponde una reazione altrettanto eccezionale dei piloti: il loro commento racconta invece di una maggiore confusione. Se l’immagine diventa eccezionalmente precisa, la mancanza del suono diventa insopportabile. Se lo zoom permette di selezionare un soggetto, diventa insopportabile e nauseabonda la rapidità dei movimenti di camera.

Maggiore è la precisione, maggiore è la confusione, e nel dubbio il soldato è autorizzato a sparare. Così muoiono i civili, così è giustificata l’azione. Ogni pezzo di metallo che una persona porta con sé assume sull’immagine un bagliore minaccioso e allora non importa più che sia una zappa o un fucile. Ogni spostamento concitato manda in fibrillazione i sistemi di tracciamento, e un familiare scambio di passaggi col pallone sembra sempre preludere a un agguato imminente. Quando anche il pilota riesce a razionalizzare una scena innocente, pur alle apparenze indistinguibile da una minaccia, egli non si esime dal ruolo di regista e si compiace dell’azione ripresa. Weber ci risveglia dall’incantesimo quando ci ricorda che la macchina da presa in uso è ancora un’arma e gli attori sotto tiro.

“Non si avrà più notte”, ammonisce il titolo, con il raffinarsi delle tecniche di ripresa. Sarà tutto più luminoso e tutto meno chiaro. Non sarà possibile nascondersi, se non in aria. Non sarà possibile capire, se non a terra.

Il n’y aura plus de nuit” è in concorso alla 56a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro e i selezionatori l’hanno affiancato (probabilmente con intenzione) a un mediometraggio americano di tutt’altra natura ma che propone lo stesso monito: “Subject to Review”, documentario realizzato da Theo Anthony per la rete sportiva americana ESPN. Il titolo sembra persino il seguito naturale di quello del film di Weber: “Non si avrà più notte, soggetta a revisione”.

Fotogramma da “Subject to Review”

Quest’ultimo documentario segue i traguardi tecnologici nell’arbitraggio delle partite di tennis, sport in cui, come è noto, si assegnano punti a seconda che una pallina, sparata a velocità attorno ai duecento chilometri orari, rimbalzi dal lato interno o esterno delle linee che definiscono il terreno di gioco. Anche in questo caso alla tecnologia viene richiesta una precisione che poi, sul campo, può condurre alla confusione invece che al chiarimento. Alla tecnologia viene concessa l’autorità sulle decisioni arbitrali, ma di essa allo stesso tempo deve essere tollerato il margine d’errore. Il margine di errore può però diventare una contraddizione, in casi limite, e a quel punto il regolamento non permette contestazione: una simulazione virtuale diventa autoritaria sugli eventi reali.

Nonostante la colonna sonora cupa impiegata, queste contraddizioni non sono nulla di apocalittico e servono da esperienza per l’ulteriore raffinamento delle tecnologie. Ma è la funzione dell’immagine come rappresentazione della realtà e ago della bilancia a essere messa in discussione da entrambi i film proposti, indifferente ai contesti, siano essi lo sport o la guerra. La notte è ancora notte, se l’immagine la schiarisce? L’immagine aiuta a rivedere la realtà o la realtà deve compensare l’immagine? È il cinema a chiederselo di sé.

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Contro

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