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Peter Cincotti: metà delle canzoni sono frutto di miei sogni

Dopo 5 anni dalla pubblicazione del suo ultimo album, Peter  Cincotti sta per rilasciare il suo quinto, intitolato Long Way From Home, che uscirà il 13 ottobre. L’artista newyorkese è venuto a presentarlo alla stampa a Roma.

Dalle canzoni che ha pubblicato finora, e tutto ciò che del procedimento creativo ha condiviso sui social in questi anni, e di materiale ce n’è tanto perché stavolta Peter ha adottato un approccio completamente diverso al processo di registrazione e creazione, è evidente che tira aria di grande novità:  per sua stessa ammissione questo è il suo album più personale, quello nel quale ha sperimentato come mai prima d’ora. E non solo da un punto di vista strettamente musicale:  questo disco è infatti il primo che sia completamente autoprodotto dal cantante, che per l’occasione ha installato uno studio di registrazione nella sua abitazione nella Jersey Shore, ed oltretutto è stato finanziato tramite una piattaforma di crowdfunding della quale vi avevamo parlato qui.  Ciò ha significato che ogni singola tappa del processo creativo è stata condivisa con i suoi followers, che hanno così preso parte direttamente alla realizzazione del disco.  Ecco come Peter Cincotti ha raccontato questa esperienza.

 

Peter, Parlaci della realizzazione di questo disco: hai detto che le idee delle canzoni ti sono arrivate in sogno?

Sì, direi che almeno metà delle canzoni sono frutto di miei sogni, soprattutto “Palermo”: una notte ho fatto un sogno in cui c’era la canzone, mi sono svegliato e l’ho scritta subito. È uno dei privilegi dell’avere lo studio dentro casa, ti permette un accesso diretto costante. Potevo svegliarmi a qualsiasi ora della notte e cominciare a comporre. Non ho mai avuto questo tipo di controllo, perché generalmente la registrazione ha tempi obbligati e frammentari, tra la prenotazione dello studio per ogni componente musicale e il completamento di una canzone può passare del tempo. Con questo disco invece la distanza tra l’idea nella mia testa e la canzone finale si è accorciata sempre di più. Ha cambiato la mia concezione della musica e del modo di realizzarla.

One week from today #LongWayFromHome Pre-Order now (Link In Bio)

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In passato hai lavorato con David Foster: cosa hai appreso da  un produttore così importante?

Se non avessi lavorato con lui su East Of Angel Town, o con Phil Ramone ancora prima, non avrei potuto fare questo album. Sono stato fortunato ad aver collaborato con questi due giganti, e le persone sensazionali di cui si circondano. Ho passato gli ultimi 15 anni della mia vita in stanze con queste grandissime leggende… come anche per il mio album precedente, prodotto da John Fields a Los Angeles. Durante la realizzazione di ciascuno degli album precedenti ho imparato molto su diversi stili musicali, e ho usato quell’esperienza per produrre Long Way From Home.

Si tratta perciò di un album molto personale.

Credo che ogni artista voglia esprimere se stesso nella maniera più veritiera; la sua arte è un cercare di avvicinarsi alla verità. E per quanto mi riguarda, questo mio ultimo disco è quello che c’è andato più vicino.

Trovi una certa differenza nel suonare di fronte a un pubblico americano, rispetto per esempio ad uno europeo ?

Sì, certamente c’è una differenza, come vi sono differenze anche all’interno della stessa Europa e al di fuori di essa, per esempio in Giappone. Ho avuto la fortuna di suonare in tutto il mondo ed ogni pubblico è unico. È divertente vedere come le persone vivono la musica, e se per esempio in quel paese hai una hit le cose sono cambiano durante il concerto. Ricordo però che quando ero alle prime armi ho fatto uno show in Giappone e durante tutto il concerto stavano tutti in completo silenzio. Ho pensato: “È orribile! Non suonerò mai più in Giappone!”, ma poi alla fine sono esplosi in un applauso hanno chiesto 4 bis! È stato incredibile.

For those who still like to hold an album in their hands… Pre-Order your hard copy of ‘Long Way From Home’ now. Link in bio Un post condiviso da PETER CINCOTTI (@petercincotti) in data:

Cosa che non succede in Italia!

No, gli italiani sono molto espressivi! (ride)

Hai detto che questo album descrive chi sei… e quindi chi sei?

Proprio ieri qualcuno mi ha chiesto: “chi sei?”. E gli ho risposto: “ma chi sei tu?”.  Non so esattamente chi io sia, me lo sono chiesto per anni, e scrivendo canzoni cerco di capirlo. In tal senso certamente questo album è il mio più personale: qui parlo di relazioni e rotture mentre prima parlavo più del panorama sociale, degli stereotipi che vedevo ovunque.

Cosa ci dici delle tue origini italiane?

Sono una parte fondamentale di me,e ci sono canzoni in questo album che lo provano. Però ho vissuto la mia italianità  attraverso il filtro di New York: sono cresciuto in una famiglia newyorchese di origini italiane, molto grande e molto unita. E ogni volta che vengo qui noto le similitudini con certe usanze e tradizioni che noi abbiamo mantenuto, e che qui sono ancora intatte. Altre invece sono rimaste solo da noi e qui si sono un po’ diluite.

Che ricordi hai della tua esperienza Sanremo? Ritorneresti, magari come ospite?

Sanremo è un’esperienza unica al mondo. Certamente mi farebbe molto piacere tornarci come ospite.

Potrebbe succedere l’anno prossimo?

Tutto è possibile.

Hai lavorato a lungo a questo album: ora stai componendo altro oppure ti sei preso una pausa?

Il processo creativo non è controllabile: alla fine di ogni album, e soprattutto alla fine di questo questo, penso sempre che non ne farò mai più un altro. Quando terminai il primo, pensai che il mio serbatoio creativo fosse esaurito, ma ringraziando il cielo, dopo un po’ riprende a riempirsi, e mi adatto, non mi pongo delle scadenze. In questo momento, Sono davvero felice di aver finito il lavoro nello studio, e guardo con anticipazione all’anno anno e mezzo che mi si profila di fronte di performance dal vivo.

Onestamente, se Avessi immaginato cosa avrebbe significato produrre un album completamente da solo, forse non l’avrei fatto. C’era una media di 90 o 97 tracce sulle quali dovevo lavorare in parallelo per ciascuna canzone.  A volte mi rendevo conto che riprendevo in mano delle materiale di 3 anni prima, perché mi capitava di iniziare, ma poi la canzone non mi convinceva e non riuscivo a capire cos’era che non funzionava e quindi la lasciavo da parte per concentrarmi su altro… e all’improvviso dopo anni me la ritrovavo lì.

I basically sat like this for 3 years. #NewAlbum #Finally #Finished

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Nel testo di “Roman Skies” parli di una sensazione di libertà. La tua visione di Roma è molto diversa dalla nostra. Cos’altro provi quando sei a Roma? È una canzone d’amore, ma per me è nata percorrevo Roma a bordo di un taxi, e poi è diventata questa storia che parla di due persone piene di rimorsi, è una canzone sull’infedeltà ma anche sull’amore tra due individui che riescono a viverlo liberamente solamente a Roma. È raccontata dalla prospettiva dell’uomo, che si considera un prigioniero in ogni altro momento della vita in cui non è con lei a Roma.

Lo stile musicale di questo tuo ultimo album è molto diverso da quello di tutti e quattro i dischi precedenti: da dove viene, cosa l’ha ispirato?

Non c’era la volontà di creare un nuova sonorità. Ma ogni canzone era influenzata dalle parti che la compongono: la batteria mi faceva venire una linea di basso, oppure una parola del testo richiedeva un arrangiamento particolare. Quello che ne è venuto fuori è un risultato composito che Sounds of Summer ha la musica da East of angel town, ma per le parole è più pertinente al concetto di tutto il record.

Data questa commistione di tanti stili diversi, che nei tuoi lavori precedenti non era così marcata, cosa possiamo aspettarci dai concerti del prossimo dicembre?

I concerti saranno un riflesso di questo album. Cerco sempre di rappresentare dal vivo il il punto in cui mi trovo nel mio percorso creativo. Certamente canterò le nuove canzoni, ma ci sarà sempre spazio per le vecchie. Sono in realtà molto entusiasta all’idea di fare questo tour: mentre scrivevo le canzoni pensavo che a un certo punto le avrei cantate dal vivo e quindi ho voluto spesso ritagliare dei pezzi per il pianoforte che saranno la via d’accesso all’improvvisazione live. Così un brano che sul cd dura 3 minuti potrà espandersi e trasformarsi in qualcosa di completamente diverso. Insomma c’è sempre questo senso di libertà, niente confini, niente regole.

Piano at the airport. Un post condiviso da PETER CINCOTTI (@petercincotti) in data:

Anche il titolo del cd ha un significato personale per te?

L’album ha preso il titolo della canzone che secondo me è  quella maggiormente rappresentativa di ciò che volevo esprimere con questo mio album, prima di scegliere appunto un titolo. Mentre compongo non penso mai al significato più ampio di quello che sto facendo. È solo in occasioni come queste che mi trovo a riflettere su quali siano gli elementi ricorrenti del mio lavoro, e ora che ci penso effettivamente il concetto di “home”, cioè il luogo di appartenenza, ricorre in molte delle canzoni anche se in modo diverso. Per esempio “Song for Another Day” è una canzone che io immagino come un botta e risposta con mio padre, quindi è fortemente legata al concetto di casa e di famiglia. Però qui è intesa come un posto al quale non potrò mai tornare [Il padre di Peter Cincotti è morto molti anni fa].

Che rapporto hai con l’Italia?

Vengo in Italia spessissimo, anche per questioni non legate alla mia musica: delle volte sono venuto anche per scoprire i luoghi dai quali provenivano i miei antenati. Inevitabilmente questa esposizione al vostro paese alla vostra cultura si è trasformata spontaneamente in ispirazione per le canzoni.

Torneresti ad essere produttore dopo questa esperienza?

Sì ma…[ci ripensa, e assume un tono deciso] Sì, assolutamente sì.  L’ho sempre voluto fare, già quando lavoravo con David Foster parlavamo costantemente di come sviluppare il disco. Però non è assolutamente paragonabile alla mole di lavoro che ho dovuto affrontare qui. Ho scoperto che ci sono una serie di compiti che trovo estremamente noiosi e ora so che vorrei delegare a qualcun altro. E poi mi piacerebbe produrre album di altri artisti.

Se dovessi descrivere il cd, a che genere lo assoceresti?

Cioè vorresti sapere dove andrebbe collocato in un negozio di musica?  Io credo che le uniche categorie che esistano nella musica sono “buona” e “cattiva”. E mi auguro che questo disco possa ricadere nella prima.

Long Way from home lo hai finanziato tramite crowdfunding,  perché?  È una questione di business oppure artistica?

Mi sono appoggiato alla compagnia chiamata Pledge Music, perché per la prima volta ero libero da qualsiasi vincolo legale con una casa discografica, e ho visto ciò come un’opportunità per intrattenere direttamente i miei fan, inserendo fin dall’inizio tutta una serie di contenuti di backstage. Quelle persone che hanno aderito al crowdfunding sono il cuore della mia fanbase. Erispetto ad altri siti che fanno la stessa cosa, Pledge Music è specialmente focalizzata su questo aspetto di coinvolgimento.

Quanti sarete a suonare sul palco a dicembre?

Ci saremo io, un bassista (Lex Sadler) ed un batterista (Joe Nero). Già durante la composizione dell’album, immaginavo per il live qualcosa che fosse visualmente molto lineare, quindi  ho sempre immaginato noi tre sul palco, disposti a triangolo, ognuno con più “compiti”.

Parlaci della tua collaborazione con Muccino,  per il film “Le regole dell’amore”:  è vero che ti ha contattato con una lettera manoscritta, e poi avete collaborato tramite Skype?

Sì è successo proprio questo, è stata una bellissima esperienza a distanza. Mi è piaciuta molto soprattutto perché era molto bilanciata: lui mi lanciava delle idee visive, e poi sapeva quando lasciarmi solo a comporre senza dire nulla. Era divertente anche il modo in cui mi dava indicazioni:  diceva cose come “vorrei un 30% East Of Angel Town e un 30% Joe Cocker e poi vediamo cosa ne viene fuori”.

Tornerai a lavorare per il cinema?

Ho tante cose in mente, il cinema certamente è nel mio futuro, ma in questo momento sto lavorando a due musical completi off-Broadway.

It’s hard to leave you Europe! Be back very soon…

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Long Way From Home uscirà il 13 ottobre, mentre Peter Cincotti tornerà ad esibirsi in Italia in 5 date il prossimo dicembre: martedì 5 al Blue Note di Milano, martedì 12 al Teatro Puccini di Firenze, mercoledì 13 all’Auditorium Parco della Musica di Roma (i biglietti per questi due concerti sono acquistabili su Ticketone), giovedì 14 al Modo di Salerno (www.postoriservato.it) e venerdì 15 al Teatro Forma di Bari (sul sito di Booking Show).

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