Home > Rubriche > Ritratti > Peter Steele: L’importanza di essere Peter Steele

Peter Steele: L’importanza di essere Peter Steele

La repubblica di Vinnland ha perso il suo presidente. E forse tutti quanti hanno perso un po’ qualcosa. Buona musica semplice. Qualche valore intramontabile. L’aggressività mista a saggezza. La sagacia di un punto di vista ironico e quasi sempre autoironico.

Non serve distinguere tra chi ha conosciuto tardi o presto i Type O Negative; non serve sprecare fiato per raccontare quello che ci siamo persi, né per raccontare di generazioni trascorse. C’è soltanto una cosa che è giusto ricordare: Peter Steele è importante. Vediamo perché.

[PAGEBREAK] Perché ha fondato i Carnivore e ha previsto la terza guerra mondiale

Difficile ricordare gli esordi dei Carnivore, un gruppo thrash crossover edito dalla allora Roadracer. Sono un gruppo tanto soggettivo quanto devastante. Sia l’omonimo debut che “Retaliation” sono dischi underground e piantano l’ascoltatore davanti ad un assalto frontale comandato da un declamatore pazzo di inni misogini, visioni da fine del mondo, emesi catartiche di “Jack Daniel’s And Pizza”.

La violenza è surreale, l’atmosfera da sala prove. Le canzoni talvolta fanno finte partenze: il gruppo si ferma come se stesse facendo una jam session, e poi riparte come se nulla fosse. Le urla lacerate non hanno ancora niente del timbro gotico che ha reso famoso Peter Steele ma c’è un’importanza anche dietro questo progetto così improbabile: è tutto un gioco. Niente di quello che viene raccontato è vero; sono fantasmi di sogni e materiale del quotidiano, incubi diurni in cui sublimare sentimenti capricciosi. Sono i fantasmi di tutti, che se presi troppo seriamente nuocono gravemente alla salute.

Dallo scioglimento dei Carnivore Lord Petrus T. diventa Peter Steele. E da allora niente sarebbe stato più lo stesso.
[PAGEBREAK] Perché ha cantato come l’uomo si difende dalla naturale bellezza dell’infedeltà
Giovane Peter
Quello che fa il Type O Negative sound sono riff lunghi, pietrificanti e distorti all’inverosimile, con un mix che parifica i ruoli di basso e chitarra. I tempi sono lenti e spesso regolari e le melodie vengono arricchite da tastiere cinematiche.

Nell’album di debutto “Slow Deep And Hard” troviamo i primi segni di questa identità implementati in un concept album sull’adulterio di sessanta minuti, ancora fortemente Carnivore. Peter Steele si esibisce nel ruolo dell’uomo in tutte le possibili vessazioni, nei suoi istinti di rivincita, nella voglia di distruggere.

In “Coitus Interruptus” assiste tra arpeggi drammatici e mugolii di piacere sessuale al gusto perverso del tradimento; in “I Know You’re Fucking Someone Else” si districa tra l’emissione di tutto il suo dolore ed i coretti in terza persona del ritornello che rendono pubblica la sua situazione di vittima dell’infedeltà. In “I Kill You Tonight” scava la fossa per il cadavere della donna fedifraga. Ancora una volta non c’è niente di vero, ma solo umorismo nero, la più grande presa in giro alla vita presa troppo sul serio dopo Keyser Söze.
[PAGEBREAK] Perché finge di far concerti in cui viene preso a bottigliate

Il successivo “The Origin Of The Feces” è un finto live, in cui i Type O Negative fingono di rispondere ad un pubblico ostile che finge di insultarli tirandogli finte bottiglie sul palco che non esiste.

È l’estasi dell’abnegazione, ma preso seriamente è anche il gioco migliore di scomporre l’enfasi insensata con cui spesso le persone esaltano la vita. È la denigrazione di un finto automatismo, di un positivismo insensato.

Express yourself: Just say yes” era lo slogan di chi intraprendeva il sogno americano. A questo i Type O Negative aggiungevano varie possibilità: una pistola, la lama di un rasoio, una corda annodata, …
[PAGEBREAK] Perché ha composto “Bloody Kisses”

Terminata la fase decostruttiva, Peter Steele prepara “Bloody Kisses”, quello che lui stesso definisce come il vero battesimo dei Type O Negative.

Nel 1993 esce un disco che non ha precedenti: ambientazioni sonore intraducibili di erotismo e claustrofobia che spezzano il ritmo di brani lunghi ed impegnativi, la voce di Peter finalmente esaltata per quel timbro profondissimo che entra nel timpano facendolo sibilare, la cover di “Summer Breeze” di Seals & Crofts che diventa, insieme alla precedente “Paranoid”, l’esempio di come i Type O Negative cannibalizzino qualunque brano altrui nel loro stile nero, distorto ed ironico.

“Black N°1″, che gioca con il noir e fa qualche furbo riferimento alla colonna sonora della famiglia Addams, e “Christian Woman”, un imponente singolo sulla sfrontatezza sessuale di una giovane ragazza puritana, diventano i due arieti che sfondano le classifiche e per i Type O Negative costituisce un successo americano da disco d’oro, un lifestyle da seguire, il territorio preferito dalle groupies.

E Peter Steele emerge in una scena che stava fortemente crescendo, mostrando una matura consapevolezza del suo carisma: un fisico imponente, una voce baritonale naturale, un immediato senso dell’umorismo, un’aura di finta dannazione che mette in difficoltà qualunque persona lo avvicini con un microfono. In quel periodo dopo l’acclamato successo di “Bloody Kisses” chiunque si aspetta la grande conferma, il big bang, l’album gotico che avrebbe scosso tutti gli equilibri del sistema musicale conosciuto fino ad allora.
[PAGEBREAK] Perché ha letteralmente riscritto “Black Sabbath”

Ad alimentare il ferro caldo in attesa del successivo disco ci ha pensato una compilation edita dalla Sony Music: i Type O Negative sono stati i prìncipi indiscussi ed assoluti insieme ai Cathedral dell’album di raccolte “Nativity In Black – A Tribute To Black Sabbath”, dove tutti i gruppi migliori dell’epoca hanno regalato una cover alla band considerata l’ispiratrice più importante nella loro carriera di musicisti.

A sottolineare l’ingombrante peso che il gruppo di Peter Steele aveva acquisito sulla scena è proprio il brano scelto, quasi per predilezione genetica sopra qualsiasi altro criterio di prelazione: “Black Sabbath”. La canzone simbolo dell’album omonimo e d’esordio, la perla nera, lo scrigno che nessuna mano avrebbe osato toccare senza paura di diventare sacrilega. Ne esce una versione inquietante, quasi dantesca: pianoforti funerei, ancora una volta organi da chiesa, campionamenti, cori satanici e tastiere cinematiche. Uno spessore inedito al culto del nero che solo lo stile dei Type O Negative di quel momento sa evocare.

Nessuno allora lo sapeva, ma il grande viaggio nel noir di maniera finisce qui, quando tutti si aspettavano il successore di “Bloody Kisses”. Invece, nel 1996 arriva l’ideale continuazione della carriera dei Type O Negative.
[PAGEBREAK] Perché è sorprendente

“Volevo far vedere che i Type O Negative sono quel tipo di band che riesce ogni volta a sorprenderti. Quel tipo di band che sa fare ogni volta quella cosa che non ti aspetteresti mai da loro”

Con “October Rust” i Type O Negative massimizzano il risultato melodico e portano la scrittura musicale a livelli più razionali. Timidi riferimenti ai Beatles, grande presenza di ballate e pezzi lenti che sanciscono la fine delle sfuriate punk; uno stile più rock che avvantaggia il lato commerciale, malinconico e teatrale su quello notturno e viscerale.

Sebbene l’album sia tutto questo, il singolo di lancio è “My Girlfriend’s Girlfriend”: un ballabile elettro-pop con qualche tinta di gotico-glam pronto a far tacciare il gruppo di commercializzazione. Anche il tema sembra un argomento di tendenza per alimentare una finta polemica patinata: la storia di un triangolo amoroso tra lui, la sua fidanzata e la migliore amica (di lei). Di sicuro, chiunque abbia visto il servizio di Peter Steele nudo su Playgirl di quello stesso anno non ha faticato a intravedere i vantaggi per entrambe.


[PAGEBREAK] Perché non ha mai abbandonato la propria fan-base

La bontà del materiale di “October Rust” è stata sufficiente a far emergere i meriti sulle critiche. L’aver mancato un appuntamento importante con un’attesa specifica del pubblico provoca però un ritorno del gruppo su livelli di popolarità più bassi, specialmente al di là dei confini americani.

Se per qualcuno “Bloody Kisses” era la pietra miliare, “World Coming Down” è la risposta forte dei Type O Negative che nel 1999 smettono i panni dei piacioni e ritornano dentro una più consueta spirale cupa. L’album ha più di un cordone ombelicale con il celebre predecessore, tra cui il ritorno all’uso di brani d’ambientazione sonora.

Diversamente dal capostipite, forte del suo carisma cinico, dell’uso imponente di un gusto noir che fa impressione e che gioca poi a beffeggiarsi, “World Coming Down” tocca dolore autentico, storie di abuso di sostanze e ossessione della perdita per la morte dei propri affetti.

Le canzoni estratte da quest’album vengono raramente eseguite dal vivo. Da qui in avanti la carriera dei Type O Negative smette di essere fonte e stimolo di una scena pubblica e si ritira volontariamente ad una dimensione privata di dialogo con la propria fan-base acquisita.
[PAGEBREAK] Perché la vita uccide, ma i Type O Negative sopravvivono

“Life Is Killing Me” è controverso. Nel 2003 chiunque avesse ancora aspettative di rinnovamenti di galassie grazie ai Type O Negative ha dovuto fare i conti con la volontà del gruppo di esprimere concetti nuovi attraverso una forma consueta e consolidata. Lo stile resta quello, i temi quelli privati, ed il dialogo si fa sempre più intimo tra i Type O Negative ed il loro pubblico.

Peter Steele racconta storie di famiglia: “Todd’s Ship Gods” prende il nome dalla nave su cui il padre ha lavorato tutta la vita, “Nettie” è l’appellativo della madre. Si prendono in giro personaggi ed esponenti della società moderna parodiando la serie satirica “The Munsters”. “Less Than Zero” evoca un’unità beatlesiana nelle voci del gruppo e nel riaffiorare delle melodie.

I tempi cambiano, l’enfasi da numero uno sembra quasi una schiavitù di chi ama confrontarsi con il cliché di sé stesso. Va bene anche così: lasciare che i tempi moderni vadano insieme alle proprie icone; va bene fermarsi in un posto confortevole e dalla lingua familiare, e vedere tutto da un punto di vista mistico, quasi romantico.

D’altronde, come Pete sosteneva in tempi non sospetti: “non bisogna fraintendere la mancanza di talento per genialità”. La seconda è una cosa che dura, e lo ha dimostrato.
[PAGEBREAK] Perché Peter, nonostante tutto, resta

Con “Dead Again” i Type O Negative concludono il processo avviato con “World Is Coming Down”. Le intuizioni melodiche abbracciano stavolta anche i ritmi elevati delle canzoni che strizzano l’occhio alle sfuriate punk dei primi dischi, mentre “September Sun” si configura come uno dei brani più melodici di sempre dei Type O Negative.

Curiosamente, “Dead Again” è anche il loro miglior debutto in classifica Billboard di sempre. E mentre l’America è popolata di pagine patinate di act goth che non esisterebbero senza i Type O Negative, il gruppo di Brooklyn porta a termine con esso un percorso di riff ed elementi dark, di storie e di dolore individuale che più di molta altra musica ha a che fare con la realtà delle emozioni nel nostro stile di vita.

L’autenticità di un uomo come Peter Steele ha reso umana questa sensibilità inizialmente divertente ed autoironica. Dai gruppi spalla che negli anni ’89-90 condividevano palco e viaggi in tour-bus insieme lui, a musicisti come Evan Seinfeld e Trent Reznor, Peter Steele è ricordato come una delle persone più umane e divertenti della storia della musica.


” As far as humor goes, I’ve always been a very insecure person and I’ve always wanted to be liked.” Peter Steele

Scroll To Top