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PFM: Faber forever!

È un ricordare con malinconica nostalgia. Ma anche e soprattutto un rivivere con orgoglio e passione un frammento di storia della musica che ha oltrepassato i confini dell’immortalità. “PFM Canta De Andrè” non è solo semplice omaggio, ma giustizia nei confronti di chi, scomparso prima del tempo, avrebbe ancora potuto offrire al suo pubblico emozioni, lacrime e sorrisi. Questo live, che qui la PFM ripropone, è testimonianza, ricordo, volontà di andare oltre il tempo che inghiotte. Mussida trattiene, Franz ci scherza sopra e Patrick si lascia ndare a qualche sentimentalismo. Ma tutti si muovono verso un’unica direzione: Faber vive!

“PFM canta De Andrè”: perché riproporre quel live ora?
Questo live chiude il cerchio di quella avventura con De Andrè iniziata circa 30 anni fa. La chiude fornendo un documento visivo di questa musica che noi riproponiamo con le nostre voci ma con i vecchi arrangiamenti, quelli che hanno caratterizzato il concerto insieme a Fabrizio. Laddove finiscono le nostre dita possa ritornare la poesia di Faber.

Come nasce l’idea di questo disco?
Nasce una sera a Firenze. Avevamo presentato questo show riscuotendo un enorme clamore. Proprio alla luce di questo successo abbiamo deciso di proporlo a tutti coloro che non avevano purtroppo avuto occasione di sentire questa musica dal vivo ma che l’avevano amata solo su disco. Dal vivo non è solo un semplice ascolto, ma un vivere questa musica anche col corpo, col cuore.

Cosa successe in quell’occasione a Firenze?
C’era la mostra di Guido Harari, biografo fotografico ufficiale di quella tournee. E accadde qualcosa di totalmente inaspettato: Patrick prese la voce di Faber in “La Canzone di Marinella” dal disco originale e noi ci suonammo sopra dal vivo. Fu un’emozione che scatenò all’istante la voglia di riproporre quel live, tanto che ricevemmo immediatamente una valanga di richieste. Fu così che decidemmo di entrare in tour con “PFM canta De Andrè”.

Cosa ricordate, invece, di quell’esperienza musicale e umana con Faber nel 1979?
Faber ci stava fermando. Stava fermando il progetto di suonare insieme. Non voleva più andare sul palco, non voleva più fare dischi né cantare. Si voleva ritirare. Aver portato comunque avanti questa idea ha risvegliato in Fabrizio la sua musicalità che noi abbiamo espresso in quel disco dal vivo registrato con lui ma che lui aveva ancora dentro.

Che effetto vi fa cantare le parti di De Andrè?
La voce del maestro è ineguagliabile, lo sappiamo. Il nostro diventare anche interpreti è stato metabolizzato col tempo, soprattutto in virtù della volontà di far conoscere, in patricolar modo alle generazioni più giovani, questo progetto live che ha lasciato, nella storia della musica, un segno piuttosto forte.

È un’interpretazione la vostra o una riproposizione fedele?
Il nostro modo di cantare De Andrè è frutto di un processo di adattamento nel corso del tempo. E il risultato è stato un proporre versioni spesso spiritose, divertendosi sul palco proprio come è solita fare la PFM. Ad esempio, “Amico Fragile” che è un autoritratto di Fabrizio piuttosto spietato e forte, diventa oggi, seppur con gli stessi identici arrangiamenti, una versione più psichedelica. Oppure “La Canzone di Marinella” che nella versione di Faber è un epitaffio di una storia in musica, è stata da noi trasformata in una favola, dandole tutta la leggerezza che si meritava questa favola.

Non avete mai pensato di suonare insieme con qualche altro artista come avete fatto con Faber?
Sì. Con Lucio Battisti. Dopo qualche anno dall’esperienza con De Andrè, ci trovammo con lui e programmammo due date, una a Milano e l’altra a Roma. La cosa purtroppo non è andata in porto, per tanti motivi. Ed è un rammarico che noi ci portiamo dentro.

Qual è l’immagine più immediata che avete di Fabrizio?
L’immagine di qualcosa di immortale, di sempre presente. Immortalità che solo nella musica classica, forse, si può trovare.

A un certo punto quel flusso di concerti nel ’79 si è interrotto però..
La tournee che avevamo intrapreso era invernale. Nel momento in cui c’era da iniziare quella estiva, come da programma, De Andrè fu rapito e si interruppe questo flusso magico.

Esiste almeno un filmato che documenti quel tour del ’79?
Diciamo che non è emerso nulla. Se ci sono documenti non sono venuti fuori. Oppure proprio non esistono. Chissà, forse un giorno uscirà qualcosa. Le tv locali, ad esempio, riciclano i nastri soprattutto se vengono inglobate da quelle più grandi: il concerto di Genova, ad esempio, è stato filmato ma nessuno ha mai più visto nulla. C’è anche da dire che lui non voleva farsi ritrarre. Meglio così, forse: è come se tutto rimanesse chiuso in una sfera di immaginazione dove la musica ha fatto il resto.

Perché, nonostante il passare degli anni, non si è mai più riproposta questa collaborazione?
Semplicemente perché quando ci siamo rivisti, dopo anni, ognuno aveva fatto la sua strada e aveva dei suoi progetti personali. A volte i tempi non coincidevano. Dovevamo fare un 1° maggio insieme, ma Fabrizio all’ultimo momento disse che, di fronte a tutta quella gente, non se la sentiva. E l’occasione sfumò. Però nel 1980, a Bologna a favore dei terremotati, PFM e De Andrè suonarono ancora insieme, anche se solo per mezzora. Gli chiedemmo una volta, a casa sua: “Perché non fare qualcos’altro insieme?” e lui rispose: “Perché abbiamo già fatto una cosa bellissima”. E non ci fu bisogno di aggiungere altro.

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