Home > Recensioni > Pharaoh: Be Gone
  • Pharaoh: Be Gone

    Pharaoh

    Loudvision:
    Lettori:

Quel “quid” che fa la differenza

Nell’ampio scenario di specializzati team medici, volti a riportare in vita le sonorità eighty, vi sono i Pharaoh, band statunitense ancora poco conosciuta ed affetta da un’insana dedizione all’heavy classico. Ma questa volta c’è di più! Non siamo in presenza della solita solfa di riff e cavalcate. Il sound di “Be Gone” (terzo lavoro della band) è corposo e robusto. Il termine giusto potrebbe essere “imbottito“: c’è infatti un lavoro di chitarre e di basso, di cori e controcanti, che riempie ogni momento musicale, disegnando sottopelle infinite linee melodiche. Una voce graffiata, quasi irritante, quella di Tim Aymar, unica nella sua adattabilità alle aspre e spigolose sonorità dell’heavy classic. I Pharaoh mantengono, comunque, un approccio melodico ed, allo stesso tempo, complesso. Gli spunti epici e power sono sottolineati dalla presenza di Mark Reale e Mike Flyntz nel brano “Dark New Life”.

L’originalità di “Be Gone” trasuda dalla stessa lunghezza dell’album, a conferma che la band ha molto da dire e non si adatta agli stilemi del genere. Anzi, vi è una discreta opera di modernizzazione dei suoni e del songwriting, enfatizzata da un’ottima produzione.
Il Faraone potrebbe dunque ben diventare il primario del reparto.

Scroll To Top