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Piano City Milano: Ólafur Arnalds, la pioggia non fermerà la musica | Report live

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Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare. Loro sono 88, tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita… Se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio”.

Quando penso al pianoforte, mi viene in mente “Novecento” di Alessandro Baricco. Quel frammento di testo in particolare ne riassume tutta la sua bellezza e magia, pronto a stupirci e catturarci ogni volta e in modo diverso. Milano dedica un appuntamento speciale, e ormai fisso da anni, agli amanti di questo strumento musicale magico. Dentro quei tasti, infinita è la musica, appunto. Giovedì 16 maggio abbiamo assistito all’apertura della rassegna presso “Apple Music Live: Piazza Liberty” dove si sono esibiti uno dietro l’altro dieci pianisti. Nel palcoscenico nel Piano City Milano, giunto alla sua ottava edizione, tra gli eventi più attesi c’è l’esibizione di Ólafur Arnalds che apre ufficialmente il weekend suonando al Main Stage della Galleria d’Arte Moderna – Villa Reale. Neanche le condizioni meteorologiche avverse hanno impedito la partecipazione all’evento. Anzi, il rumore della pioggia ha contribuito a creare ancora più atmosfera accompagnando Arnalds e la sua orchestra per l’intera ora e mezza di concerto (e noi bagnati e infreddoliti, ma in fondo felici). Ma lui non si accontenta del suono naturale, e chiede al pubblico di prestargli la voce per registrarla e riprodurre il pezzo introduttivo. Avevamo già incontrato il pianista e compositore islandese lo scorso ottobre in occasione del suo concerto all’Auditorium  di Milano Fondazione Cariplo per la sua unica data italiana. Non era materia nuova per le nostre orecchie ma sicuramente c’è stato modo di confermarne il fascino anche grazie ai giochi di luce proiettati sulle mura del GAM. Arnalds è non un pianista qualunque. Ama sperimentare e coinvolgere i suoi spettatori. Parliamo di una nuova composizione  classica dovuta anche alla sua doppia natura, ricordiamone infatti la formazione elettronica. Caratteristica che lo rende interessante e originale. Pertanto assaporiamo un repertorio meno malinconico e più moderno, a tratti ballabile. L’artista è palesemente un “preso bene” e regala agli ascoltatori pezzi più gioiosi rispetto ai canoni quali siamo abituati.

All’inchino finale di Ólafur Arnalds e i suoi musicisti si chiude il concerto e possiamo finalmente tornare a casa. Bagnati e infreddoliti, ma felici.

Un arrivederci a breve. Presto infatti lo vedremo esibirsi con il collega italiano Dardust il prossimo 28 giugno nel Cortile della Lavanderia a Vapore, Parco della Certosa di Collegno, per il Flowers Festival 2019.

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