Home > Recensioni > Piccoli Brividi

Se siete stati bambini negli anni ’90, non potete non aver avuto a che fare con i libri per ragazzi della serie “Piccoli Brividi” scritta da R. L. Stine. Ti invitavano alla lettura con titoli accattivanti, come “La casa della morte” o “La maschera maledetta” e  raccontavano storie che abbondavano di suggestioni ispirate a grandi classici del cinema e della letteratura horror e fantastica. Storie di mostri, che riuscivano ad essere coinvolgenti e inquietanti al punto gusto.

Invece di adattare uno di questi 200 romanzi, la versione cinematografica di “Piccoli Brividi” diretta da Rob Letterman prende la strada della meta-narrazione.

Il film inizia esattamente come uno dei tanti libri della serie, con un adolescente, Zach (Dylan Minnette), che si trasferisce in una nuova città con la madre (Amy Ryan).

Il ragazzo fa amicizia con Hannah (Odeya Rush), figlia del burbero e sospetto vicino di casa (Jack Black), che si rivelerà essere lo stesso R. L. Stine, scoprendo suo malgrado che le creature create dal noto scrittore sono reali, tenute sotto chiave all’interno dei manoscritti originali. 

Questo è l’incipit di una rocambolesca avventura che si ispira, più o meno dichiaratamente, ai classici per ragazzi degli anni ’80 e ’90, soprattutto a “Jumanji” (1995) di Joe Johnston, dal quale attinge a piene mani, a volte ricordandolo un po’ troppo.

Come si intuisce facilmente dalla scelta di Jack Black come co-protagonista, “Piccoli Brividi” predilige il tono della commedia, ma di un tipo senza senza controindicazioni, che lascia davvero poco spazio ai piccoli spaventi dei libri originali.

Quello che manca è il vero gusto per l’orrore: il coinvolgimento di decine di creature (qualcuna realizzata con effetti prostetici, le altre con animazioni in computer grafica molto evidenti e artificiose, che non aiutano la sospensione dell’incredulità), sembra solo un pretesto come un altro per far partire questa corsa sfrenata e divertente, ma molto prevedibile.

Il film di Letterman potrebbe così deludere chi si aspettava il ritorno di un un certo tipo di horror per ragazzi, quello di “Gremlins” – ma anche l’ingiustamente bistrattato “The Hole” – di Joe Dante o di “Scuola di mostri” di Fred Dekker (scritto, è bene ricordarlo, dallo Shane Black di “Arma Letale”, “L’ultimo boy scout” e “Last Action Hero”), film dai quali traspariva un vero amore per il genere e una concezione meno politicamente corretta del cinema per i più giovani.

“Piccoli Brividi” è un innocuo intrattenimento che ben si adatta i gusti dei più piccoli e dei pre-adolescenti. Non presta molta attenzione alla qualità narrativa né alla costruzione dei personaggi, ma punta tutto sull’azione e sull’umorismo. Gli adulti, almeno quelli nati alla fine degli anni ’80, potranno tuttavia divertirsi a riconoscere tra la folla i vari mostri usciti dalle pagine dei libri che hanno amato da bambini e fare un viaggio sulla via dei ricordi.

Pro

Contro

Scroll To Top