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Piccoli Vaporidis crescono

Prodotto dalla Maori Film di Nicolas Vaporidis e Benedetta Altissimi per Medusa Film, esce nelle sale il 19 marzo “Tutto L’Amore Del Mondo”. In occasione della conferenza stampa abbiamo incontrato a Roma il neo-produttore Vaporidis, il regista Riccardo Grandi, lo sceneggiatore Massimiliano Bruno e il cast del film: Ana Caterina Morariu, Alessandro Roja e Myriam Catania.

Perché il tema del viaggio?
Grandi: Il viaggio è sempre un bellissimo pretesto per raccontare una storia. Una storia è fatta di ostacoli da superare e ogni viaggio è un’inesauribile fonte di ostacoli.

Il film distingue tra il viaggiatore ed il turista e propone un’idea di viaggio come avventura e scoperta di sé.
Vaporidis: Attraverso il viaggio i personaggi si mettono in gioco. Non volevamo raccontare la storia di quattro turisti in vacanza. Rispetto al turista, il viaggiatore è colui che condivide qualcosa con persone che non conosce e che probabilmente non rivedrà mai più. Partendo dal testo teatrale “Interreil” di Massimiliano Bruno, l’idea era quella di mettere al di fuori del contesto abituale due persone, Matteo ed Anna, appartenenti alla stessa generazione ma con percorsi di vita ed un modo di pensare diametralmente opposti. Il viaggio diventa un momento di libertà che li cambia profondamente, perché permette al loro vero io di venir fuori al di là dei condizionamenti esterni.

Ci parli dell’incontro-scontro tra i due protagonisti.
Vaporidis: Per Matteo il viaggio è un lavoro: deve raccontare quello che vede con gusto e sensibilità. Ma, a causa della sua idea disillusa dell’amore, è la persona meno adatta per realizzare una guida sui luoghi romantici d’Europa. Anna sta per sposarsi, è apparentemente più inquadrata, ma nel profondo è istintiva e passionale. Non è importante sapere se i ragazzi staranno insieme alla fine, ma vedere quanto il viaggio può cambiare e far avvicinare persone così diverse.

Cos’è il viaggio per Nicolas Vaporidis?
Vaporidis: Viaggiare apre la mente ed arricchisce umanamente sotto tanti aspetti. Quando torni hai una considerazione degli altri molto diversa. Dovrebbe essere obbligatorio per legge fare un viaggio dopo i diciotto anni. Rispetto al testo teatrale abbiamo circoscritto il viaggio all’Europa per motivi logistici. Ma anche conoscere persone e popoli di altri continenti con leggi, lingue, usanze e religioni diverse ti arricchisce immensamente.

Come hai vissuto il doppio ruolo di attore e produttore?
Vaporidis: Io e Benedetta della Maori Film abbiamo proposto il progetto a Medusa e ci hanno dato un piccolo budget. Fare il produttore esecutivo è stata un’esperienza difficile ma stimolante: segui tutti gli aspetti della lavorazione, dalle location alle musiche, dal copione al montaggio. Accompagni il film dalla nascita fino al venerdì di uscita nelle sale.

Cosa ti ha spinto a fare il produttore?
Vaporidis: Non l’ho fatto per mania di controllo, ho solo colto l’opportunità di mettermi alla prova in qualcosa di diverso. Non ho mai pensato di curare anche la regia perché credo che dirigere se stessi sia davvero complicato, ma ho potuto collaborare alla sceneggiatura, lavorare sui personaggi ed imporre la mia presenza, la mia visione della commedia e il mio gusto per il cinema. Alla fine, però, tutte le decisioni le abbiamo sempre prese in gruppo, confrontando le opinioni e lavorando di squadra.

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L’obiettivo di Matteo è salvare la libreria della madre. Volevate suggerire che bisogna salvare il piacere di leggere che si trova nelle piccole librerie? Quale rapporto avete con i classici?
Bruno: Amiamo la letteratura e le piccole librerie: lì dentro trovi un gusto ed una tradizione che non c’è nelle grandi catene. Ci stava molto a cuore lanciare questo piccolo messaggio di conservazione.

Vaporidis: Per Matteo salvare la libreria e salvare la madre sono la stessa cosa, fanno parte di lui e del suo mondo. Il mio rapporto con i classici è come quello di Matteo con “I Fratelli Karamazov”: non dico che preferisco la coratella con i carciofi, però…! Scherzi a parte, mi piace molto leggere, più di ogni altra cosa la letteratura indiana.

Come è stato il rapporto tra produttore e regista?
Vaporidis: Sul set condividevamo tutti lo stesso punto di vista, voler raccontare il mito del viaggio in modo leggero. Il film è pur sempre una commedia, con quattro personaggi che attraversano l’Europa ognuno con idee, prospettive ed obiettivi diversi. Con Riccardo Grandi c’è stata subito una grande sintonia.

Grandi: Mi sono inserito in un progetto già avviato: c’era la bella sceneggiatura di Bruno e l’entusiasmo di un attore in crescita come Nicolas. Devo dire che ho avuto due Nicolas con me: l’attore e il produttore. Come attore si è messo completamente al servizio della regia e della storia, senza mai confondere i due ruoli, e come produttore ha seguito tutte le fasi della lavorazione.

I personaggi dei padri alla fine trovano il modo di riscattarsi nei sentimenti verso i figli.
Grandi: Il film è principalmente la storia di questi quattro ragazzi. A noi interessava riscattare i singoli personaggi ciascuno rispetto alla propria morale piuttosto che fare un discorso generazionale.

Morariu: Abbiamo voluto rappresentare l’eterna conflittualità del rapporto tra figli e genitori. Nonostante le incomprensioni, alla fine tutto non può che risolversi bene: i genitori ti vogliono bene e ti sostengono sempre qualsiasi cosa tu faccia.

Pensate che il senso della vita sia “il tirare una sigaretta” come suggerisce Rubini nel film?
Grandi: Quella frase rientrava nell’intenzione di creare un personaggio dissoluto e vizioso, dedito al fumo e al gioco, in modo da giustificare l’astio e il rancore di Matteo nei confronti del padre. Non abbiamo voluto lanciare nessun messaggio specifico.

Avete dovuto affrontare delle disavventure?
Vaporidis: La prima sera a Parigi ci hanno rubato costumi, trucco ed attrezzature. Sono stati attimi di terrore puro, ma abbiamo deciso che il film non poteva finire lì. Siamo riusciti a rimediare tutte le cose che ci avevano rubato ed abbiamo girato la sera successiva. In quella occasione ho capito davvero cosa vuol dire essere un gruppo.

Il viaggio del film ti ha quindi cambiato la vita?
Vaporidis: Mi ha insegnato molto, soprattutto un amore ancora più profondo per questo mestiere. Insieme al senso di solidarietà e all’importanza del lavoro di squadra.

In testa al film sarà proiettato nelle sale anche il cortometraggio “Autovelox” interpretato da Vaporidis ed Eros Galbiati. Un’iniziativa del Ministero della Gioventù per sensibilizzare i giovani sul tema della sicurezza stradale.

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