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Pierpaolo Capovilla: “Obtorto Collo” alla Feltrinelli di Roma

 

Capovilla tutto fiero del suo nuovo lavoro

Capovilla tutto fiero del suo nuovo lavoro

Giovedì 29 maggio la Feltrinelli di Via Appia Nuova, Roma, ha visto arrivare (un po’ in ritardo a causa del traffico cittadino) Pierpaolo Capovilla, reduce dall’uscita del suo primo album da solista dal titolo “Obtorto Collo”. Un’espressione latina che, spiega il frontman de Il Teatro Degli Orrori, indica sia la sfaccettatura dell’indifferenza, della controvoglia, sia della costrizione nella e della vita, che deve essere però affrontata con una spinta verso l’emancipazione e il riscatto. Insomma, Capovilla sceglie la seconda ed esprime la sua necessità di fare un disco per conto proprio, per parlare della solitudine, delle angosce quotidiane, sì, ma al contempo della forte intenzione a resistere a tutto ciò. “Siamo sempre connessi, ma siamo anche più soli e infelici di prima”: una frase che riassume gli ultimi dieci anni di storia della società e che invita al progresso. La forma che viene data al contenuto è la canzone d’autore, con una grande attenzione per la musica suonata (si parla di venti musicisti, tutti coi controcazzi), tanto che persino il moderatore, Fiume, sconsiglia l’ascolto in formato mp3.

Fiume animato durante il dibattito

Fiume animato durante il dibattito

Sono poche note, per un minimalismo che “deve suonare le corde del cuore”. Capovilla ci tiene a sottolineare che in Italia esiste un’intelligentia di musicisti e che va orgoglioso del lavoro svolto con loro: “Obtorto Collo” è un disco di altri tempi. Tra i vari brani di cui il musicista parla risalta sicuramente “82 Ore”, dedicato a Francesco Mastrogiovanni, sottoposto coercitivamente a un trattamento sanitario e morto per l’indifferenza di medici e infermiere. “Un tempo si andava in piazza a manifestare contro i torti che si subivano, ora non ce ne frega più nulla”.

Capovilla concentrato

Capovilla concentrato

Un altro tema importante, toccato da “Quando”, è la violenza sulle donne. In questo caso l’uomo viene lasciato, nonostante l’amore che la sua compagna prova per lui, a causa dei continui soprusi. Una storia d’amore diversa dal solito, perché come spiega il musicista, c’è l’intenzione di rivoluzionare la musica italiana su tale fronte, non se ne può più della canzonetta sentimentale alla Pausini o alla Ramazzotti. “Il pop è un genere difficile, comunque. Arcade Fire e Damon Albarn sono capaci di scrivere canzoni di classe, pur rientrando in siffatto genere”.

Fiume domanda se il brano omonimo dell’album sia il manifesto della carriera solista di Pierpaolo Capovilla. Egli risponde che no, e anzi, si tratta del pezzo più sperimentale del disco e gli è piaciuto suonarlo e scriverlo, dato che entrambe le operazioni fanno parte di un processo di apprendimento interiore.

Il pubblico più o meno adulto alla Feltrinelli romana

Il pubblico più o meno adulto alla Feltrinelli romana

“Dove Vai” è un’altra traccia che Capovilla si è divertito a creare: “Non si sentano traditi i miei fan, è una semplice esca per attirare un pubblico che non ascolta il rock. Il disco è la trappola, poiché è serio e complesso, composto da canzoni d’autore. A Verona, alla presentazione, tre donne sui settant’anni hanno comprato l’album e mi hanno chiesto l’autografo. Punto a un pubblico adulto” (ride).

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