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Pierpaolo Capovilla: Obtorto Collo tour a Bergamo, il report live

Pierpaolo Capovilla sceglie il Druso Circus di Bergamo per concludere, venerdì 19 dicembre, le date del 2014 del Obtorto Collo tour che negli scorsi mesi l’ha portato a calcare i principali palchi italiani. Noi di Loudvision eravamo fra il pubblico, pronti a raccontarvi quanto accaduto.

Nonostante il mare di nebbia padana nel quale ci troviamo immersi, arriviamo al Druso in perfetto orario; l’atmosfera è frizzante e c’è parecchia gente ammassata dentro e fuori il locale. Avvistiamo anche Roberta Sammarelli, bassista dei Verdena, che parlotta poco lontano con un amico. Che gli stia svelando alcune indiscrezioni sull’attesissimo nuovo – e doppio! – album del gruppo? Non abbiamo il tempo di pensarci, che Matteo Trevisan (o semplicemente Trevisan) attacca le prime note. Il cantautore bergamasco stasera gioca in casa e riesce ad ammaliare il pubblico con un interessante cantautorato che strizza l’occhio al folk e ben si sposa con l’atmosfera fumosa e nebbiosa della serata. Nel corso dell’esibizione sono stati presentati brani del recente “Zero/Tredici” (2013) e dell’ep “Mi ricordo” (2012), entrambi autoprodotti.

Dopo un veloce cambio palco, su un tappeto di synth fa il suo ingresso Pierpaolo Capovilla intonando “Invitami”, primo brano della tracklist di Obtorto Collo; il cantautore veneto nero vestito lancia sguardi intensi, mentre sussurra “io vorrei dirti cose, cose che non dico mai” e, come un direttore d’orchestra, modula l’intensità musicale, per accrescere il senso di tensione; tensione che esplode in “Arrivederci”, brano dedicato ad Andrea Zanzotto. Capovilla lo presenta come “un ferro vecchio del Novecento”, adducendo alla scarsa considerazione letteraria di cui il poeta ancor oggi gode e, per rivendicarlo, urla “in questo triste destino, comune e quotidiano, vorrei dirti qualcosa di tenero, tenero come un’alba, come un tramonto, una buona notte”. Il pubblico è attento e coinvolto, qualcuno accenna a timidi movimenti del capo, seguendo il ritmo della musica. L’intensità cresce con “Come ti vorrei” e “Dove vai”, ma Pierpaolo ridesta la coscienza del pubblico con la vicenda dietro alla struggente “Ottantadue ore”: la tortura perpetrata al maestro elementare Francesco Mastrogiovanni, lasciato morire legato ad un letto d’ospedale per quattro giorni.

Dopo la rabbia e livore urlati, accompagnati da muri di chitarre, il cantautore si lascia andare in un balletto mentre intona “Quando”: “Ascolta, avvicinati, voglio dirti un segreto” – sorride sornione, ghermendo il pubblico e, da gran mattatore qual è, non si lascia mancare nulla, nemmeno l’inglese in “A Better man” , per poi concludere l’esibizione coi volumi pestatissimi di “Bucharest”, brano fra i più riusciti della serata.

Il bis, richiesto a gran voce, è dispensato con generosità: “Vivere e morire a Treviso”, de Il Teatro degli Orrori, viene ri-arrangiata, allungata e dilatata, assumendo l’aspetto e il sapore di una jam, divenendo la degna conclusione di un concerto durato quasi due ore e mezza.

Salutiamo Bergamo, rituffandoci nella nebbia padana con la certezza che every little things he does is magic. Pierpaolo Capovilla sa fare tutto e lo sa sempre fare al meglio.

Arrivederci al 2015!

Setlist:

Invitami

Il cielo blu

Arrivederci (dedicata ad Andrea Zanzotto)

Come ti vorrei

Dove vai

Ottantadue ore (in memoria di Francesco Mastrogiovanni)

Quando

A Better Man

Irene

Obtorto Collo

Bis:

Vivere e morire a Treviso

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