Home > Recensioni > Pietro Coccioli: 32 Ottobre 1986

Tra realtà e fantasia

Pietro Coccioli è al suo esordio discografico. Proveniente dalla gavetta del pianobar, il cantautore milanese si lancia nel mercato con otto canzoni che tradiscono la devozione ai grandi della musica italiana, con omaggi visibili a Venditti e De Gregori.

La prosa è spalmata su una struttura pop, potenziata da intelligenti porzioni chitarristiche, frutto dell’apporto di Domenico Castaldi.

I testi sulla vita vissuta convivono con fiabe ed eroi, e quel ricordo degli anni ’80 è il frutto di qualcosa di più profondo dell’inflazionata nostalgia: è voglia di tornare indietro, magari con una Delorean dalle portiere ad ali di gabbiano, e volare, come da titolo, fino al “32 Ottobre 1986″.

La produzione scrupolosa e i riff di Castaldi rappresentano la parte migliore, così come quella eterogeneità nei temi affrontati, che travalicano la sfera del reale per sconfinare nel mondo fantastico, sulle orme di Edoardo Bennato. Le influenze musicali, da Vasco a Max Pezzali, ai già citati cantautori, sono palpabili. E, se da un lato rendono il prodotto familiare, dall’altro rischiano di comprimere lo spazio dedicato al sound non derivativo e quindi più personale.

Pro

Contro

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