Home > Interviste > Pietro Coccioli: L’isola che non c’è

Pietro Coccioli: L’isola che non c’è

Una data immaginaria segna l’esordio discografico del milanese Pietro Coccioli, cantautore devoto alla grande tradizione della musica italiana. “32 Ottobre 1986″ è teatro di cose della vita e di quella fantasia che consente l’evasione dal vissuto quotidiano, alleggerendone il cammino.
Chiacchierata a tutto tondo con Pietro Coccioli.

Ciao Pietro, benvenuto su LoudVision!
Sono un pianista di piano-bar“, diceva De Gregori. Questa affermazione si accorda anche con il tuo percorso musicale. Ce ne vuoi parlare?

Il mio percorso artistico non incomincia nei pianobar, ci passa più avanti. A quattro anni ho incominciato a suonare il pianoforte, a sei ad ascoltare i cantautori, con una canzone di Fabrizio De Andrè: “La Guerra Di Piero”, sul giradischi di mia nonna. Da lì si è aperto il mondo di Pietro.

“32 Ottobre 1986″ è il nome dell’album. Come mai la scelta di una data che non c’è?
In realtà solo il 32 non esiste come giorno sul calendario, dato che ottobre e 1986 sono elementi reali, che almeno una volta nella vita sono esistiti. Ho scelto ottobre perché è il mese in cui sono nato e quindi parla molto di me; 1986 perché ero un bambino e lo ricordo come un anno felicissimo; e il 32 per introdurre l’elemento misterioso, quello che non ti aspetti e che non hai mai vissuto. Il giorno in più da aggiungere alla tua vita, nel quale puoi volare con l’immaginazione.
Ho scelto come titolo una data perché credo che possa essere quasi la mia data di nascita, in senso artistico, e per il mio primo lavoro sembrava perfetta.
Comunque “32 Ottobre 1986″ vorrei fosse considerato una collezione di canzoni vecchie e nuove di Pietro Coccioli e non un concept album.

Nel tuo primo lavoro ci sono echi anni ’80. Dal titolo dell’album al brano “80 Mania…Superstar”, il profumo ottantiano è più che palpabile. Cosa ha rappresentato per te questo periodo?
Tutto quello che mi circondava mentre crescevo. Quindi più la forma che non i contenuti di quegli anni. Ricordo che “80 Mania…Superstar” è una canzone dove c’è un personaggio che non sono io. Ho semplicemente immaginato questa storia e l’ho raccontata, non tornerei mai indietro. Mi sposterei nel tempo si, ma di tanto in tanto, non c’è nulla che vorrei rivivere veramente. Il ritornello è chiaro e apre la porta della fantasia e quindi esorta l’ascoltatore a spostarsi avanti o indietro nel tempo usando la forza dell’immaginazione per combattere l’infelicità. L’ultima occasione dell’uomo di prendersi l’ultima boccata di libertà, non farsi incatenare il pensiero che sempre libero può volare se sono libere le mani del pilota che lo sta guidando.

Il brano “Ciao Come Stai?!” mi ha colpito: melodia ispiratissima ma testo scarno e, consentimi, non troppo ricercato. La scelta di sostituire i ritornelli con assoli (da applausi) di chitarra cela la consapevolezza di avere, in questo pezzo, una musica più incisiva delle parole?
Non so più giudicare una mia canzone perché l’ho ascoltata troppe volte. Ti credo se mi dici che ti arriva così, sarà sicuramente vero. La chitarra all’inizio era un pianoforte e la canzone parla di quattro situazioni in cui il personaggio, che potrebbe essere un uomo intorno ai 30 anni, si pone domande alle quali non riesce a dare risposta. È un percorso che culmina con l’ultima strofa, nella quale il personaggio finalmente ci svela da dove sta scrivendo o cantando o parlando di se: dall’autostrada. Sta viaggiando, capisce che il sole sta tramontando e che deve ritornare a casa, ma c’è qualcosa che glielo impedisce. Perché tornare indietro, dopo determinati sbagli, è straziante.
[PAGEBREAK] Premesso che già i Gem Boy gli avevano tributato un pezzo (“Batman È Figo”), da dove nasce l’idea di comporre una canzone su Batman?
È un dialogo tra me e un bambino. Gotham City è la città del ventunesimo secolo e Batman il supereroe buono a metà, dato che ha molte connotazioni e contraddizioni umane: per esempio, agisce non solo per un senso di giustizia ma per vendicare la morte del padre. È la conservazione del sogno utopistico, più che della realtà decadente e corrotta, la conservazione della libertà di credere e di pensare anche controcorrente, se necessario. Nella canzone Batman non arriverà mai veramente, il bambino crescerà e verrà dichiarato pazzo. Ma avrà salvato la propria libertà.

Nel brano “80 Mania … Superstar” mi è sembrato di riconoscere lo stile 883 del primo periodo: dall’arrangiamento, ai testi, all’inserimento del rumore del Boeing 747. È un accostamento plausibile? E, più in generale, quali sono i tuoi artisti di riferimento?
Ho ascoltato e consumato tutti i dischi di Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori, Edoardo Bennato, Antonello Venditti, Lucio Dalla, Ivan Graziani, Ivano Fossati e poi i primi di Vasco Rossi.
Pezzali tu dici? Può essere! Mi piace molto Pezzali perché riesce a cantare con la sua voce e le sue parole perfettamente un certo tipo di realtà, con tutti quei personaggi che la abitano e poi sa scrivere grandi melodie, che per un cantautore è cosa importantissima.

Collabori dal 2009 con Domenico Castaldi e hai suonato con “il maestro” Walter Calloni. Non si può certo dire che tu non ti sia circondato di musicisti di grande spessore.
Si. Ho avuto questa fortuna. Esperienze incredibili che hanno segnato il mio esordio.

Hai dedicato un brano alla tragedia del Moby Prince. Una nave traghetto, una petroliera in rada, l’impatto e le fiamme, i soccorsi che non arrivano, un solo superstite, i processi, la confusione e, diciamolo, le bugie. La tua opinione a riguardo. E, inoltre, che cosa hai voluto esprimere attraverso questa canzone?
È una faccenda seria, non credo sia la sede giusta per scrivere quattro righe su Moby Prince. Nella mia canzone c’è il racconto di quella tragica sera del dieci aprile ’91, quando Moby Prince si staccò per l’ultima volta dalla banchina del porto di Livorno, destinazione Olbia. Poi il buio.140 morti. Nessuna giustizia, nessuna verità. Ascoltate la mia canzone e proiettatela nel futuro, perché troppe volte si è voluta dimenticare quella tragica notte di primavera. Il ricavato della vendita della mia canzone, che si acquista sul mio sito www.pietrococcioli.it, sarà in parte devoluto in beneficenza alla “Associazione 10 Aprile”.

Quest’anno si festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia, di un’Italia che dovrebbe essere unita ma che, ora come allora, presenta tante differenze. Trasponendo il discorso nell’ambito musicale, è facile trovare anche qui elementi di diversità. Uno su tutti, la quantità di concerti: al nord tanti, al sud molti di meno. Quali i motivi secondo te? È solo una questione economica?
Sicuramente il tessuto sociale è differente tra nord e sud, ma stai tranquillo che i difetti si compensano e quindi di concerti ce n’è pochi in tutta Italia!

Scroll To Top