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    Pilgrim Fathers

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Welcome to Hope Valley

Non è affatto facile parlare dei Pilgrim Fathers – il che è già un punto a loro favore.
Sono inglesi di Nottingham e, se confrontate questo fatto con il nome del gruppo, la copertina e il titolo del disco, capirete che qualcosa non quadra. Probabilmente nella testa dei musicisti.

Volendo fare il vecchio gioco chiamato “scova le influenze”, si potrebbe spaziare dai Kyuss ai Led Zeppelin, dai Neurosis ai Black Sabbath, dal post-rock agli Isis. Ma non fatevi ingannare dal loro essere (apparentemente) derivativi: il tutto è molto superiore alla somma delle parti. Per prima cosa, “Short Circular Walks In The Hope Valley” è un disco di grandi canzoni, tutte giocate su una dinamicità tale da confondere ad un primo impatto. Pezzi in perfetto stile Neurosis si alternano a cavalcate stoner che si alternano a divagazioni space rock. Cantato melodico e urlato, momenti acustici e cascate di suono: difficile annoiarsi durante l’ascolto di questo disco.
Un calderone del genere non potrebbe funzionare senza dei suoni adeguati. Saggiamente, piuttosto che puntare su una super-produzione o ricalcare le strade percorse da altri, i Pilgrim Fathers optano per un suono caldo, dal forte sapore live, spesso sbavato e fangoso, a fare il paio con una perizia strumentale non certo da conservatorio. Il che è esattamente quello che ci vuole per un disco del genere, che fa quindi delle imprecisioni un suo punto di forza. Sangue e sudore, passione ed emozione.
Più che songwriting o suoni, comunque, è l’atmosfera generale a coinvolgere davvero e a fare la differenza. “Music for astronauts to die to”, si definiscono loro. Noi aggiungiamo che c’è un vago sentore di cieli stellati e deserti notturni, se vorrete concederci la licenza poetica. Di sicuro è difficile non venire rapiti dall’attaco di “Ballad Of The Trojan Elephant”, chiudere gli occhi e riaprirli solo quando si spengono le ultime note di “The Edwardian Astronaut”.

C’è chi ci ha sentito un sentito omaggio ai grandi del passato e chi invece un ideale prosieguo del lavoro di alcuni grandi nomi del presente. Chi ci sente lo spazio e chi la Terra. Una cosa è fuor di dubbio, e cioè che i Pilgrim Fathers hanno personalità, sono abbastanza originali da risultare difficili da raccontare e da descrivere, ci lasciano quindi una sola alternativa: consigliarvi caldamente l’acquisto di “Short Circular Walks In The Hope Valley”.
Una delle sorprese di questa prima metà del 2008.

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