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Pinguini Tattici Nucleari: “voliamo bassi, l’umiltà premia sempre” | Presentazione Fuori dall’Hype

Abbiamo incontrato i Pinguini Tattici Nucleari presso la sede milanese della Sony Music durante un incontro con la stampa. In pieno stile Pinguini ad accoglierci una mascotte (indovinate di che animale si tratta) che ci saluta all’entrata. Tutto inizia qualche minuto dopo le 17 con un piccolo live composto da tre brani, “Verdura”, “Irene” e “Lake Washington Boulevard”. Il pretesto dell’incontro è l’uscita del nuovo album dei bergamaschi, “Fuori dall’Hype“. Ironico il titolo proprio ora che la band, dopo tre album autoprodotti, passa a una major.
Ed è proprio questo che ci spiegano i ragazzi: “Le persone della nostra nuova etichetta ci hanno accompagnati in questo percorso dandoci più personalità ed aiutando a lavorare su alcune caratteristiche. Noi vediamo l’hype come un’aspettativa immotivata che è più un male che un bene, una cosa effimera che può distruggere un’artista. Volevamo costruire un percorso lento ma duraturo.”
Sul rapporto con il pubblico e le situazioni particolari durante i live: “È successo che un ragazzo ha chiesto alla fidanzata di sposarlo durante un nostro concerto, è stata una cosa inaspettata, io non avrei scelto proprio noi, magari i Coldplay… Abbiamo tanti tipi di fan diversi, quelli che suonano e ascoltano prog, c’è chi è lì per i testi, c’è a chi piace la parte funky, e grazie a questo siamo riusciti a raggiungere i sold out. Inoltre, non ci sono mai state delle risse“.

Sugli artisti che li hanno influenzato: “I Daft Punk, Bruno Mars, Imagine Dragons, i Queen, i Coldplay, anche Lucio Dalla ed il cantautore to italiano sono stati i nostri ascolti costanti.

Come vi ha cambiati il vostro percorso musicale: “Io ho appreso una cosa importantissima: non mangiare cose pesanti dopo mezzanotte. Soprattutto abbiamo imparato l’umiltà di avere un profilo basso che premia sempre. Un’altra cosa è parlare poco ed ascoltare tanto. Veniamo dalla provincia e vogliamo vivere ogni giorno come una scoperta ed essere grati. C’è sempre qualcuno più bravo di noi che ci può insegnare delle cose. Insomma, volare bassi, fly down “.

Sulla ricerca del sound e della volontà di non identificarsi con un genere specifico: “I miei genitori non hanno mai ascoltato la musica, io mi sono avvicinato all’ascolto perché ho trovato una volta una scatola lasciata dei giostrai piena dei dischi. Non era quindi un percorso, mi sono assorbito tutto alla volta, Madonna, Satanica, Queen, Vasco… Mi sono reso molto tardi che c’era quest’odio tra i fan di diversi generi, continuavo a dire ai miei amici metallari <<Figata questo nuovo album di Dream Theater ma ascoltatevi anche quello di Madonna dell’86.>>. L’idea di non fare generi, un po’ ingenuotta e romantica nasce proprio lì. Musica è anche un po’ come cucina, a chi piace mangiare solo i primi?“.

Sul loro stile di scrittura: “Nella prima parte ci sono soltanto io nella mia camera, butto giù le mie idee su Logic e scrivo le partiture, poi si passa in sala prove e a quel punto si capisce se quelle cose suonano bene anche fuori della mia testa”.

 

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