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Pink Floyd: Discovery Sampler

L’inutilità

Le raccolte sono becere operazioni commerciali, e questo lo sappiamo tutti. Però possono essere, in un certo qual modo, anche utili. E ci sono due modi per far risultare utile una compilation: 1) avere la capacità di iniziare i neofiti con la giusta selezione dei brani, 2) inserire al suo interno una qualché rarità, qualche brano inedito, qualche live.

Nelle due ore di musica di “Discovery Sampler” troviamo una versione live di “Astronomy Domine”. Basta.

Tuttavia le canzoni ci sono (com’è giusto che sia) e questi sono i Pink Floyd. Fai quindi partire un disco del genere nello stereo e stai due ore a canticchiare e a chiederti «io che continuo ad ascoltare gli Hüsker Dü, perché ho smesso di ascoltare i Pink Floyd tutti i giorni?».

Questo è un (doppio) album utilissimo per la EMI Music, non sappiamo quanto possa però risultare utile ai fruitori di tutto il mondo. Sì, riscopri canzoni dei Pink Floyd che pensavi d’aver dimenticato, ma forse se le avevi dimenticate un motivo c’era.
Magari tornerà utile a qualche collezionista, quella razza metà uomo metà merchandise che si nutre di feticci e più in generale dei frutti del capitalismo musicale (se di musica parliamo). Ma ci raccomandiamo, per i difensori di questo pezzo di plastica promanante note, non venite a dirci che i brani sono stati ri-masterizzati.
Di ri-masterizzazioni dei Pink Floyd ne esistono a iosa. “Discovery Sampler” è, per farla breve, una “cosa” inutile.

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