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  • Pink Floyd: The Endless River

    Pink Floyd

    Parlophone / 2roads

    Data di uscita: 07-11-2014

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Questa recensione cercherà di essere oggettiva e giudicare  “The Endless River”, il nuovo album dei Pink Floyd, prescindendo dall’importanza di questa band in termini assoluti. Impresa pressoché impossibile. Stiamo parlando, dal mio punto di vista, della più grande formazione musicale della storia del rock. Il marchio Pink Floyd, nel 2014, mi incute ancora soggezione e rispetto, pur essendo consapevole dei mille cambiamenti che hanno modificato la formazione principale della band: la mancanza di Roger Waters e la morte del tastierista Richard Wright.

 

Considerazioni a parte, analizziamo  questo lascito (perché di questo si tratta) che il chitarrista David Gilmour ci ha concesso. Un canto del cigno o la chiusura perfetta di un cerchio? Nessuno dei due. Devo dirlo, ascoltare “The Endless River” per intero è stato piuttosto snervante. Per una semplice ragione: non è un disco nè bello nè brutto. Esattamente a metà.  E questo fa arrabbiare parecchio, visto che avrei preferito sorprendermi in qualche modo, anche a costo di bollare l’album come una schifezza immonda. E invece, nemmeno questa soddisfazione. L’ambient delle tastiere, le ritmiche lente di Nick Mason, la Fender di Gilmour. Pieno Pink Floyd Sound. Quella che manca è l’ispirazione. “The Endless River” figura, purtroppo, come il classico compitino eseguito senza troppo impegno. Niente di più.

 

Mi sentirei di sottolineare, tra le altre cose,  la mancanza di novità. I Pink Floyd (quando erano ancora quattro) amavano sperimentare, cambiare, in linea col concetto stesso di “rock progressivo”. “The Endless River” riprende la scia interrotta nel 1993 (anno in cui sono stati composti i pezzi presenti nel disco), senza aggiornare nulla. Questo stadio di ibernazione è stato giustificat0 dallo stesso Gilmour come voglia di celebrare il  tastierista Rick Wright , che  aveva contribuito alle parti pianistiche. Molto rispettoso da parte sua, quanto avvilente per noi ascoltatori. Nessuna rivoluzione nello stile, anzi: quest’album richiama -fin troppo esplicitamente- “The Division Bell” (è solo più strumentale, ma le differenze si fermano qui).

 

Rassegnatevi. Rassegniamoci. La genialità dei vecchi Floyd si è definitivamente smarrita, da qualche parte sul lato oscuro della luna.

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Contro

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