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Pioggia e punk, fango e ska!

Con l’apertura dei cancelli, sul parco di Villa Serra si abbatte un diluvio che segnerà il concerto. Nonostante ciò, i gruppi della giornata sapranno far passare in secondo piano gli inghippi dell’organizzazione e le sfighe del maltempo.

Un pubblico fradicio assiepato ai piedi del palco attende con pazienza l’inizio dei concerti previsto per le otto, cominciando con qualche timido fischio solo verso le nove e mezza. Dopo un’ora e cinquanta di attesa, dopo qualche fantozziano tentativo di intrattenimento da parte di band e tecnici e nessuna informazione al pubblico finalmente arrivano le prime note, precedute dalle parole “In questi casi non è colpa di nessuno, lo spettacolo ha inizio, taglieremo un pochino tutti. Noi siamo i Fratelli Di Soledad”.

Quattromila persone iniziano a muoversi ai ritmi dello ska leggero solo a tratti appena più punk dei Fratelli Di Soledad, che soffriranno più di tutti i tagli proponendo solo cinque canzoni per una ventina di minuti di esibizione sotto la caratteristica semisfera che ricopre lo stage.

Un veloce cambio palco ed è il momento dei Punkreas: con le prime note di “Voglio Armarmi” è evidente che la band del milanese fosse attesa almeno quanto gli headliner. Nonostante anche loro subiscano una leggera riduzione della scaletta e siano orfani del chitarrista, saziano i fan con alcuni dei loro cavalli di battaglia: da “Tutti In Pista”, a “La Canzone Del Bosco” e “I Chiromanti”, rigorosamente inframmezzate da critiche al Vaticano, alla Polizia e alla sicurezza del concerto accusata di essere troppo brusca con i fan. “Il Vicino” chiude i quaranta minuti di allegro pogo e di cori cantati a squarciagola sotto la pioggia battente che non smette di scendere su Sant’Olcese.

E finalmente, nel buio della sera, con la pioggia diventata sottile e le nuvolette odoranti cannabis che salgono dal pubblico, con la melma che si arrampica sopra i piastrelloni del sotto-palco invischiando tutti i presenti dalle scarpe alle ginocchia, gli Ska-P sono tra noi. È un’esplosione di entusiasmo; non sono molte le band del loro genere a rendere in maniera così eccellente dal vivo.
Nonostante la scaletta leggermente decurtata, i giovani spettatori saltano felici quando Pulpul e lo showman Pipi sciorinano “El Vals Del Obrero”, “Cannabis”, “Crimen Sollecitationis”, “Intifada”, “Planeta Eskoria”, “A La Mierda”, “Mis Colegas” e tante altre.
A incrinare la serata della prestazione corale della band di cui, complice anche i buoni suoni e l’ambiente abbastanza raccolto, si apprezza ogni elemento, dal basso di Julio alla tromba dell’enorme Txikitin (“Euskadi presente!” urla Pulpul presentandolo), si incarica una transenna che, sul punto di cedere alla pressione delle prime file, preoccupa sia i musicisti sul palco (che si interrompono e temporeggiano) che la security.
Si riprende dedicando “Solamente Por Pensar” a Carlo Giuliani per chiudere con la canzone-icona del gruppo: “Gato Lopez” seguita dall’altrettanto immancabile mini-bis, al grido di “In-sis-ti-mos!“.

Di colpo è finita ed è notte fonda. Alla fine il meteo infame servirà solo a imprimere a fondo questo concerto nella mente dei ragazzi che tornano a casa a raschiarsi via il fango e il freddo degli abiti bagnati.
Punkreas e Ska-P: insieme o da soli, una garanzia.

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