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  • Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar

    Diretto da Espen Sandberg

    Data di uscita: 24-05-2017

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Siamo al quinto capitolo della saga disneyiana “Pirati dei Caraibi”, dal titolo originale “Dead Men Tell No Tales” (letteralmente “I morti non raccontano storie”) e che fuori dagli Stati Uniti è diventato “Salazar’s Revenge” (da noi “La vendetta di Salazar”).

La ciurma maledetta e rediviva del capitano Salazar (Javier Bardem) vuole sterminare tutti i pirati del mare, in particolare il nostro Jack Sparrow (Johnny Depp), per colpa del quale Salazar morí di una orrenda morte. Jack intanto è caduto in disgrazia e arenato sull’isola di Saint Martin. Prima di Salazar, verrà a scovarlo Henry Turner (Branton Thwaites) figlio del suo vecchio compagno di avventure Will (Orlando Bloom). I loro destini si intrecciano con quelli della giovane astronoma Carina Smyth (Kaya Scodelario). L’obiettivo di tutti, per un motivo o per un altro, è il mitico e possente Tridente di Poseidone.

Una delle rare saghe cinematografiche originali di questo secolo completamente dedite all’avventura e fra le piú popolari e ricche, “Pirati dei Caraibi” si affida stavolta a due registi norvegesi, Joachim Rønning e Espen Sandberg, notati dall’industria hollywoodiana dopo “Bandidas” (con Penelope Cruz e Salma Hayek) e per il loro spettacolare “Kon-Tiki” (2012, candidato all’Oscar per il miglior film straniero), anch’essa un’avventura per mare, ma basata su una vera spedizione esplorativa ben conosciuta in patria.

I due compagni di merende norvegesi danno l’impressione di essersi divertiti a folleggiare con i mezzi a loro disposizione, a scapito dei personaggi e di un racconto già bolliti dopo il terzo film della saga. E hanno fatto bene a risparmiare energie sull’insalvabile per dirottarle tutte sulla messinscena, l’azione, gli effetti speciali, la musica. Corse con gli edifici (sic), scenografie colossali, battaglie navali, cadaveri putrefatti. La colonna sonora passa da Hans Zimmer, che la rese leggendaria, al suo collaboratore Geoff Zanelli, che si adagia molto sui temi già noti ma segue e esalta l’azione con energia e precisione che non fanno rimpiangere il maestro.

Il buon Johnny Depp nei panni dell’icona che gli valse la sua unica nomination agli Oscar è ancora simpatico, nonostante le antipatie generate negli ultimi anni nella sua vita privata, ma il personaggio è un buffone ubriaco assecondato da tutti e che non serve a nessuno. Il demoniaco Salazar di Javier Bardem sfoggia tutta la crudeltà del sicario di “Non è un paese per vecchi” (2007), anche se solo a chiacchiere. La leggerezza con cui invece vengono liquidati il Barbossa di Geoffrey Rush e la “donna forte” di Kaya Scodelario è desolante, e indegna specialmente del primo personaggio (e attore, soprattutto).

Una saga che non ha più niente da dire, ma che è ancora uno dei parchi giochi migliori in cui Hollywood possa continuare a sollazzarsi, per il nostro ludibrio ma anche per spingere più in là il limite delle possibilità degli effetti speciali e del senso dello spettacolo nell’era dell’iperstimolazione sensoriale.

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