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Non la razza canina

Con “Planet Pit” il bardo cubano/statunitense delle rime arriva all’album numero sei raggiungendo l’ennesimo record d’incassi e di collaborazioni. Di fatto, chi è che non ha ancora registrato una canzone con quest’uomo dal dubbio gusto?

Gli undici brani sono studiati per piacere a coloro che frequentano costantemente gli ambienti discotecari o addirittura i club esclusivi, quindi il motto di fondo non può che essere “soldi, unz e fregna”. Guardate i video di una qualsiasi delle hit e ne avrete la palese conferma.

Marc Anthony, Ne-Yo, T-Pain, Enrique Iglesias, Sean Paul e altri artisti corredano le basi elettroniche su cui è d’obbligo ballare (e su cui Pitbull non riesce a non sparare a raffica del rap).

Rispetto al lavoro di produttori e dj quali David Guetta e Bob Sinclair, si può affermare che Pitbull ci metta sempre la voce – e probabilmente pure troppo.
Nel mainstream il rappista è idolatrato per le sue capacità nel trovare il sound di maggior tendenza quando se ne sente il bisogno: non neghiamo l’evidenza.

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