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Più siti per tutti

È già successo nel Regno Unito (dove è stata battezzata GBBO – Getting Business Online), ma anche in Canada e in Australia. Ora sta per accadere in Italia. Quindi, preparatevi!

Google, attraverso un proprio consorzio, si è alleata con alcune aziende leader nella progettazione dei siti web al fine di fornire alle imprese un dominio internet e un sito web completo di logistica, e-commerce e quant’altro. Il tutto completamente gratis!
BigG assicura inoltre massima visibilità nella indicizzazione di questi siti. E abbiamo ragione di crederle: chi meglio di Google stessa, infatti, potrà farlo?

In Italia, il colosso di Mountain View ha già promesso di collaborare con Poste Italiane, Register.it e Seat Pagine Gialle, avendo come obiettivo le piccole e medie imprese.
Il che ha fatto sobbalzare dalle sedie l’Assoprovider, che lamenta l’abuso di posizione dominante da parte del motore di ricerca. In questo modo si finirà indirettamente per favorire, ancora una volta, i prodotti confezionati da Google rispetto a quelli della neonata industria italiana del web design e delle web agency, dove oggi lavorano decine di migliaia di giovani programmatori. Queste piccole realtà verrebbero messe fuori gioco dalla nuova offerta di Big G, completamente gratuita e certamente più concorrenziale sotto il profilo della visibilità e della indicizzazione.

Le deficienze del sistema messo in piedi da GBBO sono però di tutta evidenza e sono quelle che ci si può aspettare da servizi standard e privi di personalizzazione. In un mercato globale, l’identità dell’azienda, i suoi segni distintivi, gli elementi di caratterizzazione del prodotto sono il valore aggiunto necessario a superare la concorrenza. Un modello standard (chiamato “template“, secondo la ricorrente terminologia informatica) azzera le differenza e porta sullo stesso piano milioni di prodotti tra loro eterogenei.
Come giustamente ha sottolineato Assoprovider: “Le aziende non hanno bisogno di un servizio standard e uguale per tutti. Un sito web – per quanto piccolo possa essere – non si vende come una casella PEC, ma deve raccontare l’azienda, rappresentarla e deve per questo essere progettato, seguito e curato da professionisti del settore. La creatività italiana oggi al servizio delle web agency rischia però di essere disintegrata dalla presenza di un prodotto gratuito e scadente, con la conseguente perdita di moltissimi posti di lavoro e di professionalità“.

Dall’altro lato, Google è certo libera di regalare i propri servizi agli utenti che glielo chiedono, ma dovrà anche rendere chiari e trasparenti i meccanismi con cui opererà l’indicizzazione dei siti, senza privilegi a favore dei propri prodotti in danno invece di quelli concorrenti. Diversamente, potrebbe configurarsi l’abuso di posizione dominante, proprio come lamentato dall’Assoprovider.
Questa necessità è resa maggiormente evidente se si tiene in considerazione tanto la dimensione che ha assunto il motore di ricerca, quanto la sua condizione di oligopolista e la circostanza non ultima che esso opera nell’ambito dei servizi di pubblico interesse.

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