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Planet Gong: ritornano gli hippie

Uno spettacolo all’insegna dello stupore quello che i Gong hanno presentato al loro pubblico nell’intima cornice del Teatro dal Verme di Milano. Una dimostrazione che, nonostante i 35 anni di mancate reunion, il gruppo di Daevid Allen riesce ancora a farci viaggiare a pieni giri come allora.

Ad aprire il live è la Steve Hillage Band, che srotola una carrellata di vecchi successi progressive necessari per preparare il parterre all’atterraggio del Planet Gong. Allen, infatti, giunge al centro palco accolto da una incontenibile ovazione. Indossa abiti da vecchio mago, cappello a punta e mantello argentato. Sembra Gandalf, pronto a condurre i suoi piccoli gnomi al cospetto del sogno. 71 anni, canta e salta come un grillo per più di due ore, sempre al limite tra favola e trasformata realtà: evidentemente il tè ha davvero delle proprietà miracolose! Alle sue spalle, lisergiche immagini avvolgono gli occhi dei fans in un liquido manto psichedelico.

In questa orgia post hippie, la scaletta è un rincorrersi tra vecchio e nuovo. “2032″ viene presentato con orgoglio: i brani non tradiscono la loro verve sognante. Incominciano con “Dance With The Pixies”, incorniciata, alle loro spalle, da immagini di piccoli e grandi Buddha, pesci, cosmi lontani, stelle e altre galassie. Un caleidoscopio stupefacente, che ipnotizza la nostra lucidità. La 76enne Gilli sussurra dallo spazio lamenti e gemiti: una sacerdotessa extraterrestre nel corpo di una sempre stilosa anziana che continua a rivocare personaggi cari ad Allen come la strega, la prostituta e la dea Selene. Il frontman, nel frattempo, non accenna a fermare le sue danze: volteggia, si inchina, si sbraccia, cammina a carponi intorno al giovane sassofonista che ha sostituito Didier Malherbe. Si spoglia del mantello: “Nobody Knows I’m A Lesbian” troneggia sulla sua maglietta nera.

Torna sul pianeta terra con la melodica “Escape Control Delete” e la punkeggiante “Wacky Baccy Banker” nella quale Allen denuncia le truffe finanziarie degli ultimi tempi: alle loro spalle, scorrono vorticosi dollari che si perdono in un immenso buco nero insieme a facce di faccendieri permale dell’alta finanza statunitense. Il secondo cambio d’abito lo vede vestito da pseudo ariete, con le corna sulle spalle, gli occhiali da calabrone e qualche cd penzoloni qua e là. Piroeggiano a ritroso per riproporre i pezzi migliori del loro repertorio: ed ecco “Master Builder”, “Flute Salad”, “Oily Way” e “I Never Glid Before”. Ritorna Radio Gnome con annesse teiere volanti. Allen, sul finale, si avvicina col microfono ad ognuno della prima fila per accopagnarlo nel viaggio sonoro. Il pubblico impazzisce. Non ci rimane che raccogliere la polvere di stelle lanciata dal piccolo gnomo verde.

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