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  • Pleasure And Pain: Exit Gate

    Pleasure And Pain

    Data di uscita: 11-07-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Debutto sintetico ma apprezzabile

I Pleasure And Pain ritornano sulle scene dopo svariati demo con un debut album all’altezza delle aspettative. La loro dark-wave elettronica, contaminata di pop, suona un po’ come se i Front Line Assembly di “Tactical Neural Implant” avessero incontrato i primi Depeche Mode. L’uso delle tastiere non è tuttavia delegato solamente a sample, effetti, e beats; momenti molto atmosferici sono sottlineati da buoni strings effect e da synth-piano. Non è un disco di sola trance elettronica, ma un insieme di brani equilibrato: alcuni leggeri, altri più pregni e di intensità più corposa.
I primi tre potrebbero tranquillamente figurare in una colonna sonora, retti su una ritmica di tastiera spesso ripetitiva ma ipnotica, ed orchestrati con rifiniture di chitarra e basso. Le vocals sono molto fredde, come la musica in sé, ma testimoniano l’intento del vocalist Paolo Cataldi di lasciarsi guidare dai brani stessi nella loro presenza-assenza di emotività. “Never Come Back?” segna già delle variazioni, con una netta prevalenza dei refrain chitarristici e beats più incalzanti; si caratterizza inoltre per un più spiccato scheletro melodico rispetto alle precedenti, più ritmate e transitorie. Gli arpeggi di chitarra echeggiano carichi di vena nostalgica su una ispirata base elettronica in “Echoes”; pur difettando di ripetitività, l’asetticità del brano regala al chorus la piacevolezza di un suono che non stanca. Il pianoforte fa il suo ingresso in “The Light” con giri di accordi nervosi, insieme a percussioni elettroniche minacciose. In questa parte finale del disco la vena melodica prende definitivamente il sopravvento, dando consistenza al lavoro dei Pleasure And Pain, già efficace comunque anche quando semplice sottofondo ipnotico. “The Light” espone arpeggi e assoli minimali ma il cui suono prolunga le sensazioni di dinamicità del pezzo. L’infittirsi di riverbero e del tappeto elettronico contribuiscono a dare sensazioni di crescendo. “A Voice” è uno dei pezzi più notevoli del disco, ritornando al sound basato su synth, programming e tastiere, sviluppato su più strati, uno ritmico e altri armonici che danno carattere ed atmosfericità con quel suono astratto dal tempo e dallo spazio, surreale, tipico del genere dei Pleasure And Pain.
Buona prova dei Pleasure And Pain, che spero possano rivelarsi anche più incisivi e violenti nel prossimo futuro. Se non altro, è ottima musica che stacca dalla tipica routine degli ascolti quotidiani.

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