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Pochi ma ben serviti

Ai Riverside deve proprio piacere il nostro paese. Per ogni tour che han fatto, sono passati almeno una volta dall’Italia. E ogni volta la solita scena: un centinaio scarso di persone sotto al palco, totalmente affascinate dalla capacità di Mariusz e compagni di ricreare perfettamente dal vivo le atmosfere dei bellissimi lavori in studio.
Questa serata non ha fatto differenza in alcun modo: davvero poche le persone convenute allo Zoe Club di Milano, locale carino di periferia famoso per le serate dark e i prezzi allucinanti.

Sorvoliamo completamente sulla deprimente prestazione di un’opener che rimpiazza il gruppo che avrebbe dovuto aprire la serata, arrangiando un mezzo concerto da sola con le basi e senza band. Un piano bar avvilente, una performance vocale mediocre ed un assolo di violino a dir poco imbarazzante. Tra l’altro se è stato detto il nome del progetto a noi è sfuggito.

Poi i polacchi salgono in scena e prendono il comando della serata, aprendo con una “02 Panic Room” potente e scarnificata rispetto all’originale, decisamente adatta alla dimensione live.
La prima parte di scaletta si muove tra i brani del passato, andando da “Second Life Syndrome” a “The Same River” e “In Two Minds” dall’esordio “Out Of Myself”. Poi i Riverside ci propongono per intero la loro ultima fatica in studio, “Anno Domini High Definition”, e il concerto prende il volo: Duda è protagonista assoluto con una voce inimitabile, fantasiosa e precisissima, il tastierista Michal Lapaj vola tra i congegni dando il massimo di sé all’hammond, Piotr Grudzi?ski resta immobile a lavorare sui suoni della sua chitarra, sempre perfettamente calibrati ed efficaci mentre il batterista Piotr Kozieradzki svolge il suo lavoro senza picchi né cadute. I brani mettono in mostra l’aspetto più d’impatto che forse sul disco è stato lasciato un po’ in disparte e ne escono vincitrici “Left Out” e “Hybrid Times”, veramente superlative.

C’è poi spazio per un bis rappresentato dalle strumentali “Reality/Dream II” e “III” eseguite senza sosta in un fiato solo.
Conclusione: una band che merita molto più spazio ed attenzione di quanto gli venga concesso, dei musicisti fantasiosi e dalla spiccata identità che sia su disco che sul palco continuano a dare conferme e a stupire. La prossima volta venite anche voi.

02 Panic Room
Second Life Syndrome
The Same River
In Two Minds
Hyperactive
Driven To destruction
Egoist Hedonist
Left Out
Hybrid Times

Reality/Dream II
Reality/Dream III

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