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Poesia In Movimento

(si ringrazia il pirata Kwazii per l’ispirazione del titolo).

Luci e ombre sullo show degli Anathema all’Alcatraz di Milano, grandiosi nonostante la collocazione del palco B (quello piccolo laterale) e l’ acustica talvolta penalizzante.
Luci puntate sui fratelli Cavanagh, tornati stabilmente in tre dopo la lunga assenza del fratello perduto Jamie e sulla bravissima vocalist Lee Douglas, ormai parte integrante della band, introdotti per quest’unica data italiana dai connazionali Amplifier, una delle formazioni prog sperimentali più interessanti del decennio.

La scenografia è essenziale, al limite dello scarno, dove tutto e’ affidato ai giochi di luce che mettono in risalto a turno Vincent, Danny e Lee, mentre l’esordio piuttosto prevedibile con “Untouchable part 1 e “Untouchable part 2″ infiamma gli animi. La scaletta, che purtroppo tralascia album storici come “Eternity” (1996) e “Silent Enigma” (1995), vira poi su “Thin Air” e su una manciata di pezzi tratti da “We’re Here Because We’re Here” (2010).

Il pubblico entusiasta conosce tutte le track a memoria e si esalta quando gli Anathema scherzano con l’ending di “The Storm Before The Calm”, trasformata nell’hit pop “Lovely day”, e attaccano l’intro di “Shine On You Crazy Diamond” dei Pink Floyd.

Il concerto prosegue senza pause ne’ assoli di strumenti, a dimostrazione che tutti i membri contribuiscono a creare la liquida perfezione delle melodie. A movimentare la serata arriva “Panic”, l’unico pezzo tratto da “A Fine Day To Exit”, che costringe perfino le file più lontane dal palco a scaternarsi in un pogo comunque controllato. Uno dei momenti piu’ emozionanti di tutto il concerto e’ sicuramente “Internal Landscapes”, dove le parole di Joe Geraci riescono anche dal vivo a trasmettere l’emozione di quell’esperienza narrata di pre-morte.

Seguono poi la commovente “A Natural Disaster”, in cui la band invita i fan ad illuminare a giorno il locale completamente buio. Ma e’ la voce di Lee, cui fa da contrappunto la tonalità più scura di Vincent, che chiude splendidamente con il medley “Shroud Of False/Fragile Dreams”.

In attesa di rivederli in autunno, e sperando si ricordino che hanno inciso vari album oltre a “Judgement” e “Weather Systems”, torniano a casa con la serenità nel cuore e nelle orecchie.

Untouchable part 1
Untouchable part 2
Lightning Song
Thin Air
Dreaming Light
Deep
Emotional Winter/Wings Of God
A Simple Mistake
Storm Before The Calm
The Beginning Of The End
Universal
Panic
Flying
Internal Landscapes

Encore
Closer
A Natural Disaster
Shroud Of False/Fragile Dreams

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