Home > Report Live > Poetry in motion

Poetry in motion

In seno ad uno Zoe al limite della sua capienza spetta agli autoctoni Havet aprire questa strana ma affascinante maratona rock, destinata a raggiungere il suo climax con l’attesissima esibizione delgli alt-rocker più popolari del momento, i Dredg di Gavin Hayes.

Dicevamo degli Havet, che giocano in casa e riescono per una mezz’oretta a scaldare l’atmosfera del piccolo locale milanese con il loro sound che ricorda abbastanza da vicino i Ritmo Tribale del periodo Edda, nonostante gli innumerevoli problemi tecnici e le tempistiche limitate dal dover concedere spazio agli ospiti stranieri. A tratti suonano un po’ ripetitivi, ma l’amalgama è buono e sarebbe interessante vederli all’opera in un contesto meno affrettato.

Il rapido cambio di palco porta onstage i Judgement Day, sorprendente power trio di Berkley, California guidato dai fratelli Anton e Lewis Patzner, che nell’equazione basso, chitarra e batteria sostituiscono i primi due rispettivamente con violino e violoncello. Scordatevi però gli Apocalyptica, i Judgement Day suonano esattamente come se Paganini invece dei suoi capricci avesse scritto Ace Of Spades e Overkill. In quaranta minuti scarsi i tre americani prendono letteralmente d’assalto lo Zoe, con una performance strumentale dall’impatto devastante ed una tecnica tanto rumorosa quanto sopraffina. Nel ringraziare il pubblico ma soprattutto i Dredg che, dopo averli chiamati in studio per registrare gli archi su “The Pariah, The Parrot, The Delusion”, hanno voluto portarseli in tour consentendo loro di esibirsi davanti al pubblico europeo.
[PAGEBREAK] Le 23:00 sono oramai passate da un buon quarto d’ora quanto finalmente arriva per i Dredg il momento di calcare il palco dello Zoe. Gavin Hayes pare invecchiato e pure un filo ingrassato, ma quando apre bocca incanta ed ammalia, sottolineando la propria performance con una fisicità al limite della trance, ed un approccio alla musica che poco ha a che spartire con l’estetica del rock’n roll, ma proprio per questo ancora più affascinante e coinvolgente. Al suo fianco Mark Engles tesse con la sua chitarra iper-effettata le trame che contraddistinguono il sound dei Dredg, e su cui lavorano magnificamente Drew Roulette e Dino Campanella, sezione ritmica d’eccezione per efficacia e versatilità. Dato per scontato l’eccellente lavoro di basso e batteria, ai due spetta anche il compito di integrare sinth e tastiere nei suoni della band.

La set-list vede un’ampiamente prevedibile egemonia di brani tratti dal recente “The Pariah”, tra cui citiamo in ordine rigorosamente sparso “I Don’t Know “, “Ireland”, “Down To The Cellar” e “Light Switch”, che trovano spazio tra le hits del penultimo “Catch Without Arms” e gli highlights di “El Cielo”, per uno show di grande impatto emotivo, sublime ed incisivo come poche band attualmente in circolazione riescono ad offrire al proprio pubblico. Lasciamo lo Zoe soddisfatti, per lo meno fino alla prossima apparizione di Gavin Hayes e compagni. Nella segreta speranza che questa splendida creatura musicale possa esprimersi in tutto il suo artistico splendore su palcoscentici più prestigiosi e meno limitativi di quelli che può offrire Baggio.

Scroll To Top