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    Porcupine Tree

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Il volo del porcospino

A due anni dal precedente “Deadwing”, che aveva lasciato l’amaro in bocca a non poche persone, tornano i Porcupine Tree con questo nuovo “Fear Of A Blank Planet”, superiore al precedente album sotto molti punti di vista.
Se infatti lo stile rimane quello delle ultime produzioni degli inglesi, è evidente come questa volta ci sia stato un qualcosa in più che ha dato vera e propria vita alle composizioni. Sicuramente avrà influito il fatto di presentare in anteprima dal vivo i nuovi brani lungo l’intero tour di supporto al dvd “Arriving Somewhere”, scelta particolare che ha portato i pezzi a godere di una coesione generale e di un feeling più omogeneo e compatto rispetto a “Deadwing” o “In Absentia”. Per dirla tutta, il gruppo non presentava un’uscita così solida dai tempi di “Lightbulb Sun”, per molti il capolavoro di Wilson.
Sei composizioni per cinquanta minuti di musica di alta classe, rifinita in modo maniacale a partire dai suoni, assolutamente incredibili: una batteria calda, piena e limpida, chitarre acustiche ed elettriche intrecciate a creare chiaroscuri impressionanti, un basso pulsante e tastiere sempre presenti ma mai invasive. Sembra più in forma che mai anche la voce di Wilson, protagonista di splendide linee vocali lungo tutto l’album.
C’è una naturalezza notevole nella composizione dei pezzi che scorrono fluidi senza mai far calare l’attenzione dell’ascoltatore, avvolgendolo completamente con la loro patina di malinconica oscurità, figlia di un concept che sonda i problemi causati dall’abuso che troppi giovani fanno della tecnologia moderna.
Fulcro del disco è sicuramente “Anesthetize”, che nei suoi diciotto minuti di volo, dall’ipnotico e quasi tribale inizio passando per la furia della parte centrale (con un ritornello da brividi) andando poi a stemperarsi nell’onirico e dilatato finale, descrive perfettamente l’andamento generale del disco.
Le emozioni forti non mancano, l’atmosfera generale non lascia scampo, i testi sono intelligenti ma mai criptici o presuntuosi, il suono è fenomenale, sulla tecnica non c’è da discutere. I Porcupine Tree hanno proiettato ancora più avanti il loro suono. Noi siamo ben felici di seguirli.

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