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Porcupine Tree: Il meraviglioso mondo di Steven

È l’una di sabato notte nel mezzo del Mar Baltico quando riusciamo a rapire Steven Wilson sul Melloboat dopo il concerto degli Opeth. Fin da subito si dimostra disponibilissimo a rispondere alle nostre domande con passione e gentilezza, spaziando negli argomenti dagli ovvi Porcupine Tree ai No-Man ed i Bass Communion.

Cosa te ne pare di questo festival?
Credo sia un’idea molto interessante portare la gente a vedere un concerto in questo ambiente. Di solito quando vai ad un live ci sono gruppi che conosci ed altri che non conosci e quindi tendi naturalmente a seguire solo quelli che apprezzi di più ma qui, col fatto di essere su una nave, c’è la tendenza a guardare anche le band che non si conosci per scoprirli, ad esempio, questi che stanno suonando (i Trettioåriga Kriget, ndr), non so chi siano ma mi stanno piacendo. È un’idea molto bella per scoprire nuovi gruppi ed infatti ha attirato gente da tutto il mondo, Svezia, Italia, Inghilterra, America. Inoltre trattando questo genere musicale, oggi è particolarmente bello perché ti fa sentire davvero parte di una scena. Talvolta il problema con questo tipo di musica è che è molto facile sentirsi isolati: quando sono cresciuto in una piccola città fuori Londra ero l’unica persona che conoscevo nel mio paese che ascoltasse queste cose e quindi è fantastico essere qui e sentirsi veramente parte di un gruppo di persone con qualcosa in comune. Fa sì che non ci si senta più “strani”.

Suoneresti con i Porcupine Tree ad un festival come questo?
Si, certo. Stavo parlando con Stefan (l’organizzatore del Melloboat, ndr) prima sulla possibilità di suonare l’anno prossimo. Quest’anno non è stato possibile poiché per ora abbiamo finito coi Porcupine Tree, ma l’anno prossimo dovremmo avere il nuovo album fuori e quindi dovrebbe essere possibile.

A proposito del nuovo ep “We Lost The Skyline”, non è un live tipico, perché la decisione di pubblicarlo?
Oggi ci sono moltissime band che pubblicano live album spesso molto simili tra loro, alcune arrivano addirittura a pubblicare ogni show fatto in un tour, come i Pearl Jam. La mia personale filosofia è che se vuoi fare un live ci dev’essere un motivo particolare per farlo, una situazione strana, una scaletta inusuale o una lineup diversa. Il concerto di “We Lost The Skyline” è stato speciale per le restrizioni che abbiamo avuto: dovevamo fare un concerto con tutta la band ma quando siamo arrivati sul posto abbiamo realizzato che sul palco potevano starci al massimo due musicisti, io e John Wesley. Quindi abbiamo dovuto pensare a cosa potessimo suonare in quella situazione ed abbiamo improvvisato una scaletta pensando di suonare canzoni che non facevamo da parecchio tempo o addirittura che non avevamo mai suonato come “Stars Die” piuttosto che “Waiting” e così ne è uscito uno spettacolo davvero speciale. Quando ho sentito la registrazione dello show ho pensato subito che fosse buona ed abbiamo deciso di pubblicarla, rendendola una delle uscite più particolari della nostra carriera.

Al momento stai anche registrando un nuovo album coi No-Man se non sbaglio.
Si, è quasi finito. È abbastanza sulla linea dell’ultimo paio di dischi che abbiamo fatto, “Returning Jesus” e “Together We’re Strangers”, anche se forse è un po’ più orientato sulle canzoni. Credo che oggi i No-Man abbiano sviluppato un loro personale sound ed una loro posizione decisa, abbastanza lontana dallo stile dei Porcupine Tree. Probabilmente sarà il nostro disco più completo fino ad oggi.

Inoltre hai anche registrato un disco come Bass Communion, giusto?
Esatto. Vedi il 2007 per me è stato un anno di tour e concerti, ho iniziato a febbraio coi Blackfield per finire a dicembre coi Porcupine Tree, son stato on the road per tutto il tempo quindi quest’anno non ho scritto nulla. Per questo il 2008 sarà completamente dedicato allo scrivere nuovo materiale, per i No-Man, i Bass Communion, il mio primo disco solista e a fine anno probabilmente inizieremo a registrare coi Porcupine Tree. Mi piacerebbe molto anche riprendere in mano il progetto con Mikael degli Opeth.

Parlando un attimo dei Porcupine Tree, quello che emerge da “Fear Of A Blank Planet” piuttosto che da “Nil Recurring” è un approccio molto più di gruppo rispetto al passato, cercherete di mantenere questa linea per i nuovi pezzi?
In realtà penso che il nuovo disco sarà qualcosa di diverso. Penso che i nostri ultimi tre album, “in Absentia”, “Deadwing” e “Fear Of A Blank Planet” possano essere visti come un’unica cosa, hanno sviluppato uno stile che abbiamo creato e penso che con l’ultimo dei tre siamo arrivati al picco massimo che potessimo raggiungere, quindi credo che ora sia tempo per il gruppo di provare qualcosa di diverso. Non so ancora in che direzione ci muoveremo, ne sarò sorpreso tanto quanto voi, ma credo veramente che con l’ultimo album abbiamo raggiunto un perfetto equilibrio tra metal, progressive, pop, ambient e psichedelia toccando davvero il nostro vertice. Verso fine anno ci ritroveremo insieme e staremo a vedere cosa succederà.
[PAGEBREAK] Una domanda a proposito dei testi di “Fear Of A Blank Planet”: il disco è un concept improntato su un’analisi della società moderna, in particolare su come le nuove tecnologie e l’abuso che se ne fa possano avere delle ripercussioni sui giovani di oggi. Questa analisi è fatta da una persona che si sente parte di tutto questo o è uno sguardo dall’esterno ad un mondo che non senti vicino a te?
Sicuramente la prima risposta. Una delle cose che mi toccano del vivere in quest’epoca è che oggi più che mai ognuno di noi è influenzato e schiavizzato dalla tecnologia. Se solo pensi alla differenza tra adesso e dieci anni fa, allora non avevamo cellulari, iPod, non avevamo nemmeno internet come l’abbiamo oggi. C’è stata un’esplosione mostruosa in questi 10 anni, fin troppo per poter apprezzare veramente ogni particolare. Quando ero piccolo, ti parlo di 25 anni fa, la sola idea che un giorno avrei avuto un mio telefono, ma anche solo una mia tv, era pazzesca. Oggi i bambini di 5-6 anni del ventunesimo secolo hanno già la loro tv, la Playstation, l’iPod, internet, hanno accesso ad ogni cosa e sembra che nessuno si fermi un attimo per pensare a come questo stia influenzando i giovani. La mia idea è che se a 7 anni puoi già avere accesso ad ogni cosa, cosa ti rimane poi? Non fraintendere, penso che internet sia una cosa meravigliosa, un’incredibile fonte di informazione e conoscenza. Il problema è che il 90% degli utenti lo sfruttano solo per scaricare musica e pornografia. Quando io avevo 14 anni non avevo nemmeno idea di come fosse fatta una donna nuda. Oggi i ragazzini di 10 anni possono accedere al web ed avere non solo semplice pornografia ma ogni sfumatura più estrema e deviata di pornografia. In questo senso tutto è stato dissacrato, il sesso, la musica, i film, news ed informazione, tutto può essere ottenuto in un attimo e mi fa pensare a come tutto questo possa influenzare psicologicamente i più giovani. Entro l’età di 10 anni hanno già visto, sentito e provato di tutto, cosa gli rimane da provare?

(a questo punto la conversazione viene interrotta da un simpatico energumeno svedese non esattamente sobrio che ci invita a partecipare ad una fantomatica “rockboat” a novembre. In tutto questo il gentilissimo Steven non perde la pazienza ed ascolta l’omone prima di liquidarlo con un “ottima pubblicità, se ci vuoi scusare, stiamo facendo un’intervista”)

Ormai fai musica da vent’anni, come vedi te stesso nella scena odierna?
Non lo faccio, non riesco in nessun modo ad essere oggettivo. Cerco solamente di fare quello che mi piace, alla gente piace e questo è fantastico, so che suona come un cliché ma è la verità. Quando faccio un disco non mi faccio mai alcun problema sul fatto che possa piacere o meno alla gente, mi interessa che piaccia a me stesso. Non posso che essere felice e soddisfatto poiché riesco ad avere una bella vita facendo fondamentalmente quel cazzo che mi pare (“I’m making a good living from basically doing what the fuck I want”). Non ho mai dovuto scendere a compromessi né compiacere altre persone. Ho la fortuna che quello che faccio piace ad abbastanza persone da permettermi di viverci. Non credo che si possa chiedere di più, poter vivere grazie alla propria passione è un vero onore, un privilegio e non ci sono poi così tanti musicisti che possono permetterselo. Nella mia carriera ho fatto semplicemente quello che mi andava di fare.

Al momento stai anche producendo i dischi di Anathema ed Orphaned Land vero?
In realtà non li sto producendo, li sto aiutando, faccio quello che posso per dargli una mano. Sono arrivato ad un punto in cui sono talmente occupato con le mie cose che non posso permettermi di dire ad un gruppo “ok, ti concedo tre mesi della mia vita per produrre il tuo disco”. Ci sono band per le quali lo farei, magari gli Opeth piuttosto che i Tool se me lo chiedessero, ma mi piace cercare di aiutare i gruppi che apprezzo nel fare alcune scelte piuttosto che nel mix. Di fatto mixerò il disco degli Orphaned Land, questo è quanto.

Ok Steven, grazie mille per il tempo concessoci, arrivederci!
Grazie a voi!

Un ringraziamento a Giacomo che mi ha assistito e sopportato durante tutto il viaggio dandomi una mano con le interviste.

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