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Adattato per il cinema da Laura Wade (l’autrice che lo aveva portato con successo sul palcoscenico) e diretto dalla regista del bellissimo “An Education” Lone Scherfig, “Posh” è un ritratto spietato come solo il teatro sa essere della società classista inglese, sullo sfondo della celebre università di Oxford.

Al centro delle vicende i dieci membri del secolare Riot Club (una versione fittizia del Bullingdon Club), un gruppo esclusivo aperto solo a dieci membri, accuratamente selezionati tra gli studenti oxfordiani più promettenti e d’estrazione sociale più alta. I nuovi acquisti, Harry (Douglas Booth) e Alistair (Sam Claflin), finiscono ben presto per mettersi l’uno contro l’altro nel tentativo di accaparrarsi i favori del club e quelli della borghese Lauren (Holliday Grainger).

Posh condivide con “Carnage” e “I segreti di Osage County” un crescendo drammatico fatto di scontri di classe e status sociale, pur avendo una provenienza teatrale ben più sfumata. Dopo qualche prova sbiadita, Lone Scherfig fa di nuovo centro, tornando a tratteggiare l’inquietudine giovanile e circondandosi di un cast di giovani e piacenti promesse del cinema inglese che è veramente un piacere guardare in azione.

Difficile trovare in giro una spiegazione più chiara per noi stranieri di quanto la società inglese sia ancora classista, specie in luoghi, come Oxford, dove finiscono per mescolarsi coloro per cui la frequenza è una necessità di status e quelli il cui arrivo stesso è una vittoria e un vanto familiare. Amaro al punto giusto, guadagna qualche punto in più sul finale, non accontentandosi di rassicurare lo spettatore.

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