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  • Post-CSI: Breviario Partigiano, la recensione

    Sony Music / none

    Data di uscita: 14-04-2015

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I Post-CSI sono una band, ma non solo. Sono un gruppo di intellettuali, o un novero di amici, che dir si voglia. Ad ogni modo, vi è una cosa che accomuna Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli, Giorgio Canali e Angela Baraldi: quella della Storia e, in particolare, della storia della Resistenza. A settantanni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e, soprattutto, dalla fine della sanguinosissima Guerra Civile partigiana, i cinque decidono di prendere in mano il testimone e raccontare, ancora una volta, i momenti più drammatici di quell’Italia schiacciata in due, in bilico di un gioco di sorte.

La responsabilità di una simile iniziativa è molto alta. La voce dei Post-CSI è la voce di chi non ha vissuto quel periodo. Eppure, loro vogliono ricordare. Anzi: vogliono non far dimenticare. E lo fanno molto bene. Perché “Breviario Partigiano”, titolo di questo mastodontico progetto che ha avuto anche una realizzazione cinematografica, vuole fungere, in primis, da insegnamento per i posteri, senza arroganza e senza presunzione. Il partigiano del “Breviario” non è un soldato, ma un uomo. Un uomo che soffre. Un uomo perplesso ed esterrefatto dalla violenza della guerra. Eppure, un uomo che crede nell’Italia che andrà a costruire e che ha gli ideali più forti: quelli dell’antifascismo e della libertà.

Ma è un partigiano pieno di luci e ombre, quello del “Breviario”. Massimo Zamboni si affida, come principale spunto narrativo, ad un fatto realmente accaduto: quello della morte di suo nonno, fascista, ucciso in un agguato, colpito alle spalle mentre tornava a casa in bicicletta. A raccontarcelo è il monologo dell’ultima traccia, “Ventinove Febbraio”. “Breviario Partigiano”, oltre che informare, ricordare e insegnare, vuole essere un monito: non c’è fede, ideologia, o parte politica che tenga, in guerra: tutto viene travolto, demolito e annientato.

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Contro

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