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  • Potentia Animi: Psalm II

    Potentia Animi

    Data di uscita: 01-06-2006

    Loudvision:
    Lettori:

Amen…

Perché tumultuarono i popoli e le genti? Contro il Signor altissimo i regi ed i Potentia Animi insiem consiglio presero nella loro gran follia onde il Divin Apollo potessero annientare.
Ma andiamo con ordine. Ecco la storia: la setta massonica degli Spiduncoli ha radunato i capitani dei maranza germanici, travestiti da monaci, e li ha mandati in missione sacra. Il segno del loro passaggio sono tenebra, ma non troppo spessa, qualche manza tipica del tecno-folk crucco, la minaccia della più grande e pacchiana proposta che possa venirvi fatta, con conseguente raggiungimento dello stato di annichilimento totale. Il risultato è notevole. È sicuramente (e sinceramente) uno dei capitoli più estremi nel suo genere e nel suo spirito. Il combo dei ribelli teutonici ha lanciato la sua offensiva con pervicace et diabolico intento, sfidando il buon gusto, sfidando le regole ed i codici estetici. Innovativi? No. Nu metal a sprazzi, tiritere hip-pop sacrali, effetti goth, tastiere new age, plagi al Till Lindemann style, comiche recite solenni di formule religiose attraversate da voci di fondo femminili dissolute: mai l’ortodossia delle influenze ha prodotto un mix così solennemente sciagurato. L’impatto devastante del più imbarazzante incontro tra sacro e profano si fa strada per vie insospettabili dentro l’orecchio dell’ascoltatore. Mentre “Anima Et Animus”, per citare un esempio, non osa ancora oltrepassare i dimissionari maestri Saltatio Mortis, che tristemente da oggi abdicano al titolo di ‘Imperatori Universali della Terronaggine Eclettica Assurda’, capitoli come “Ave Maria” e l’imperdibile “Qui Per Mundum” si scagliano con ferocia contro qualsiasi vostro concetto. ‘Concetto di cosa?’, vi state domandando. Di tutto. Quando il folk emerge tra il sacrale ed il sexy, quando ogni intento stabilito viene irrimediabilmente sconfessato da un coretto tarro o da inspiegabili strumenti a fiato folk campionati e digitalizzati per andare a comporre una marcetta qualsiasi, tutto è relativo. Io sono perfettamente cosciente che esistono realtà come i Bal Sagoth. So quello che sto dicendo. Questo disco sta alla musica come Tafazzi alla comicità.
L’assordante organo di “Non Major”, che giunge a tradimento a spaccarvi i timpani mentre provavate a prestare ascolto a qualche misterioso eco di sottofondo, è un vero e proprio scherzo da prete, di quelli che non vorreste vi venissero fatti. Mai. Per decreto divino, questi ormai ‘Imperatori Universali della Terronaggine Eclettica Assurda Curiale’ fiaccheranno le genti con le loro verghe. E, per concludere, “Viva La More”; e, se resisterete, avrete toccato da vicino le piaghe del dolore.
Tecnicamente pure ben prodotto, ed eseguito con diligenza, questa è la conferma che se Dio esiste, il suo senso dell’umorismo è senza fine.

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