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Povia: Dalla mossa degli scacchi a quella di Ricky Martin

Dopo la discussa partecipazione sanremese e l’uscita del suo nuovo album “Scacco Matto”, Povia inizia il nuovo tour, che si preannuncia ricco di sorprese e all’insegna del rock. Questo mercoledì sarà all’Alcatraz di Milano. Prima di goderci lo spettacolo facciamo quattro chiacchiere con lui.

Hai da poco iniziato il nuovo tour, che ti porterà in oltre 60 piazze italiane. Come vivi la dimensione del concerto e cosa si deve aspettare chi viene a vederti per la prima volta?
La dimensione del concerto è tutto per me e stiamo investendo parecchio per avere una politica del cachet anticrisi. Il mio spettacolo costa il giusto e sia i comitati sia le associazioni fanno quasi a gara per averci, stiamo addirittura fissando date per l’estate del 2011. Quest’anno abbiamo uno show molto imponente: abbiamo deciso di puntare sulla dimensione più rock della mia musica. Il nuovo album è ricco di pezzi movimentati, ritmici e le chitarre elettriche verranno enfatizzate in sede di live.
C’è anche una grossa interazione con il pubblico, che non si annoia, né all’inizio, né alla fine, né durante il concerto, perché partecipa ad ogni canzone e ha modo di farsi sentire anche attraverso gli sms che vengono trasmessi senza censura durante lo show.
E poi c’è la diretta streaming, che è una cosa innovativa che abbiamo fatto già l’anno scorso. In pratica chi acquista il disco originale, trova all’interno una password attraverso cui accede a un sito e può vederci in diretta streaming sul proprio computer di casa.

Il tuo nuovo album, che si intitola “Scacco Matto”, è denso di riferimenti al gioco degli scacchi, e anche la title track termina proprio con la frase “Life is chess”. Ci vuoi spiegare un po’ meglio questa metafora della vita?
L’anno scorso avevo utilizzato la metafora del “Centravanti di Mestiere”, dove la vita era rappresentata dallo sport del calcio e dalle sue dinamiche. Quest’anno gli scacchi hanno più o meno lo stesso significato. Quando nasciamo siamo tutti dei normali pedoni, cerchiamo di costruire la nostra vita su questa imprevedibile scacchiera che è il suolo del mondo, ed è bello vedere che anche un pedone può dare scacco al re. Come per esempio ho fatto io quando sono riuscito ad uscire da un periodo molto brutto o quando è nata mia figlia!

Tu
sei un cantautore indipendente, però ti esprimi con una musica piuttosto semplice e con una buona orecchiabilità. Tuttavia il tuo contesto è spesso escluso dai circuiti mainstream più commerciali, dopo Sanremo. Anche le radio, ad esempio, non sembrano appoggiarti del tutto, mentre magari altri gruppi indipendenti, come ad esempio i Baustelle, ottengono un forte passaggio. Ritieni che ci sia qualche freno da parte dei media nel parlare di te?
Non so, probabilmente in un momento in cui pochissimi cantautori toccano tematiche sociali e argomenti che stimolano la riflessione, il fatto che sia io a farlo può dare fastidio. Ho notato che in questo mestiere spesso va avanti chi non “rompe le palle”. A me non sembra di essere un grande guastafeste, io scrivo quello che sento e di quello che mi colpisce, senza timore di scontentare la gente o perdere fan. Non sempre vengo apprezzato per questo e non è quindi facile che i media mi appoggino. C’è ancora molto da lavorare!

Tornando per un attimo a Sanremo, in due occasioni – “Luca Era Gay” e “La Verità” – alla fine della performance tu abbandoni il palco e lasci il pubblico davanti alla musica, o se preferisci la musica da sola davanti ai presenti. Perché “abbandonare” il pubblico sul più bello, quando magari vorrebbe comunicare un congiungimento con l’artista, anche con un applauso di apprezzamento?
A me piace andare a Sanremo per risvegliare qualche coscienza, non per portare una canzonetta che mi metta in vetrina per tutti i tre minuti e mezzo dell’esibizione. La fine di “Luca Era Gay” e la fine de “La Verità” richiedevano appunto la mia uscita dal palcoscenico: l’anno scorso per lanciare lo slogan del cartello che presentava la canzone, quest’anno per vedere il contrasto tra il bene e il male, che io ho rappresentato attraverso due violoncelliste, una vestita di rosso fuoco e l’altra vestita di bianco.

Dopo l’omosessualità e il caso di Eluana hai già in mente il prossimo tema di attualità che affronterai per “risvegliare le coscienze”?

Di temi di attualità da affrontare ne ho tanti: mi vengono raccontate tantissime storie toccanti e di cui si potrebbe parlare! Adesso però sono particolarmente coinvolto dalla dimensione del ballo, sto anche prendendo lezioni, e mi piacerebbe scrivere una canzone alla Ricky Martin, per potermi scatenare un po’! Da quando mi sono rimesso in forma, ho smesso di fumare eccetera eccetera – e nell’eccetera eccetera ci sta un mondo – ho riscoperto il piacere di ballare. [PAGEBREAK]

Parlando della tua collaborazione con Monia Russo, si diceva che dopo averla lanciata a Sanremo avresti scritto o prodotto un suo album. È ancora attuale questo progetto?
Sì, intanto quest’anno collabora ancora con noi. Monia è giovane, ha 20 anni e un po’ di gavetta le farà sicuramente bene! È sicuramente molto brava e la sua carriera di solista non è assolutamente compromessa. Io comunque l’aiuterò, magari la presenteremo a Sanremo l’anno prossimo.

Abbiamo assistito – divertiti – alla tua partecipazione al Chiambretti Night e al colorito confronto con Pino Scotto. Come hai vissuto la situazione, ti sei divertito? Infastidito? Ti aspettavi quel che è successo?
(Ride) Pino Scotto non ce la fa, è troppo avanti. Mi sono molto divertito, è stato un gran successo e la redazione del programma ci chiama spesso per riproporre uno scontro Povia-Scotto, ma forse è meglio se per un po’ mi allontano da tutte le polemiche che mi circondano. Ora la priorità è promuovere il mio disco e in particolare il mio secondo singolo, “Ci Sei Solo Tu”, che parla finalmente d’amore!

FIno ad ora hai scritto canzoni solo per te stesso. Ti piacerebbe scrivere dei testi che fossero poi interpretati da altri, hai in mente qualcuno di particolare?
Guarda ho provato a scrivere canzoni anche per altri, solo che non mi hanno mai cagato! (ride). Comunque mi piacerebbe scrivere una canzone per Ricky Martin.

Cosa ne pensi dei talent show? Biagio Antonacci quest’anno ha collaborato attivamente con Amici, scrivendo più di una canzone per una delle ragazze in gara, Loredana Errore. Tu sei mai stato colpito da qualcuno dei ragazzi in gara al punto di voler scrivere per lui?
No. Se mi venisse chiesto di scrivere una canzone per un ragazzo di Amici o di X Factor, per andare a Sanremo, sicuramente non mi tirerei indietro. Se devo partire io, con il coltello tra i denti e fare una canzone per poi presentarla e bussare alle porte, allora non mi va. Ciò non toglie che mi piacerebbe mettere sulle labbra di altri cantanti delle parole e dei pensieri miei, naturalmente che riescano a combaciare e a trovare un connubio con il pensiero di chi li canta. Il talent show è un bel trampolino di lancio, però secondo me chi segue questi ragazzi dovrebbe continuare a farlo oltre il boom degli inizi.

In conclusione due domande di rito: l’ultimo disco che hai comprato e l’ultimo concerto a cui sei stato.
L’ultimo disco che ho comprato è stato quello di Miguel Bosè, e l’ultimo concerto a cui ho assistito è stato quello di Raf, l’unico che secondo me riesce a fare pop di qualità in Italia.

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