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Povia: Il ‘provoc-autore’

Alcuni lo considerano un fanfarone tronfio, altri un ragazzo talentuoso e incompreso, altri ancora semplicemente un onesto e bravo autore. Noi, eravamo semplicemente incuriositi dalla figura di un cantante che non ha mai mancato di sorprendere, far discutere, forse emozionare, di sicuro di far riflettere il pubblico. L’occasione offertaci in occasione della pubblicazione del nuovo “Il Mondo È Di Tutti” ci è parsa una ghiotta opportunità per fare quattro chiacchere e soddisfare un po’ delle nostre curiosità.

Partiamo dal nuovo lavoro che pubblicherai a breve, “Il Mondo È Di Tutti”, un album a cui è legata anche un’iniziativa per sostenere la ricerca sulle malattie gravi, con particolare attenzione a quelle infantili, esatto?
Esatto. “Il Mondo È di Tutti” perché ho fatto per 10 anni il cameriere, fino al 2005 quando è arrivata la svolta con “I Bambini Fanno Oh” e mi sono reso conto, dal 2005 a oggi, che questo è un bel lavoro: guadagni più di quanto ti serve, vieni invitato da tante parti, conosci tante persone, chic e vip, la gente ti riconosce per strada, fai un sacco di autografi e di concerti, sei un personaggio pubblico, quindi sicuramente è un lavoro da privilegiati. E allora un po’ perché fa star bene me e un po’ perché me lo sento come coscienza, ogni anno mi piace fare un’azione di beneficienza. Non solo per aiutare i bambini malati, ma anche e soprattutto per sensibilizzare i politici a spendere più soldi per la ricerca. Perché alla fine la maggior parte dei politici disegna delle leggi solo per far presa sui giovani e per avere i loro voti. Perché i giovani sono facilmente ammaliabili – a me che ho 38 anni un politico non mi frega più, mentre a uno di 18 anni… forse sì.
Quindi “Il Mondo È Di Tutti” è indirizzato a loro, per dire ‘guardate che ci sono dei bambini che soffrono di leucemia, certo la ricerca sta andando avanti e sta trovando delle cure, però c’è bisogno di fondi’.
L’album racchiude brani inediti più i quattro successi di Sanremo, per aiutare a vendere il disco, e di tutto il ricavato, un euro, che sarebbe la mia parte, la devolvo all’Associazione Italiana contro le Leucemie.
In questi anni mi è capitato di girare i reparti di pediatria oncologica e vedere un bambino, cui canti una canzone, e poi magari dopo tre mesi lui non c’è più. Oppure vedere un bambino svegliarsi dal coma con la musica. Sono cose che faccio perché mi fanno star bene. Agli occhi del pubblico una persona che fa beneficienza può sempre essere vista come “furba”, ma per quel che mi riguarda la gente può vedermi come vuole, alla fine io quei 10 o 15.000 euro all’anno li devolvo alla ricerca, di tasca mia. Ma sarebbero i politici a doverlo fare.

Ne “Il Mondo È Di Tutti” canti: “lo sai come si fa per avere un mondo più migliore/ ci vuole l’onestà di ammettere quando si fa un errore / i bambini sì che fanno tutto quanto in buona fede / i furbi invece no, t’imbrogliano / ma il mondo poi gli crede / dicono i problemi ma non danno mai la soluzione“, difficile non scorgere un riferimento in qualche modo politico. Che però magari non era neanche voluto…
No, no: non è un caso!
Il disco è pieno di filastrocche, perché se lo devo distribuire nei reparti di oncologia dove ci son i bambini malati non posso portargli una canzone come “Luca Era Gay”, o una che ho fatto nel 2007 che parla di spiritualità e religione o una che parla di Tiziano Terzani. Non posso portare quel tipo di “povia-pensiero”, devo portare un Povia “filastrocchesco”, per non farli pensare. “Il Mondo È Di Tutti” è il pezzo trainante. È “lo sai come si fa per avere un mondo più migliore”, è sbagliato in italiano ma è voluto: i bambini lo dicono! Subito dopo dico “ci vuole l’onestà di ammettere quando si fa un errore […]“.
Non sono le idee che mi spaventano, sono le facce che le rappresentano. Le idee sono anche belle: però ci fanno tutti l’elenco dei problemi senza dare una soluzione. Ma una soluzione potrebbe essere sovvenzionare la ricerca, potrebbe essere un passo verso la vita futura dei bambini, e non dei vecchi.

Probabilmente, nella società di oggi, si può in effetti scorgere uno squilibrio di tutele e sicurezze a favore delle vecchie generazioni, quasi spaventate di perdere lo status quo raggiunto – anche se ciò poi alla fine va a discapito dei loro figli. Tu che cosa ne pensi?

Io penso di aver capito che la maggior parte dei governatori, che non sono i politici ma i banchieri, che sono quelli che vogliono sempre entrare in guerra e che ci guadagnano soldi, dicono ai pupazzi (i politici) di imbambolare la gente con le minchiate (il calcio, la birra, le sigarette, ecc.). Ci riempiono cioè di divertimenti in modo da farci distrarre, così che loro possano fare i loro giochetti. Io ho 38 anni e due figlie e cercherò di inculcare loro una cultura, far loro aprire gli occhi e di far loro capire che non è tutto come ci fanno vedere in TV. Bisogna studiare e cercare dei riferimenti. Vorrei farle però crescere anche facendo loro sbattere la testa, non come fanno la maggior parte dei genitori di oggi che cercano di limare gli spigoli, così i figli quando ci sbattono non si fanno niente. Non ci sono linguaggi buoni da parte dei politici, i cantanti sono forse gli unici che possono farsi capire.
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Una delle tue caratteristiche più evidenti, è la capacità di stimolare il pubblico, e non per forza solo il tuo, alla discussione. In passato, all’epoca di “Luca Era Gay”, abbiamo detto che uno degli effetti più evidenti provocati dalla canzone era tra l’altro proprio l’emersione di una superficialità del giudizio di un pubblico che sembra spesso capace di scorgere solo quello che è più comodo da maneggiare: che ne pensi?
Esatto: io stavo raccontando la storia di una persona e nient’altro. Il testo lo dice chiaro e tondo! E poi come abbiamo detto all’inizio, le malattie sono il cancro, la sclerosi multipla, la leucemia, ecc. tutte cose che ti portano alla morte senza che tu ci possa fare niente!
Quindi già questa è stata una deviazione mediatica che hanno voluto fare gli addetti ai lavori finti di sinistra, sai quelli col cuore a sinistra e il portafogli a destra: hanno voluto farmi passare come un deficiente. Io però ho il vaffanculo facile, e quindi me li sono mi messi contro. E loro hanno sentenziato addirittura prima di sentire la canzone. E tra l’altro io ero preparatissimo, non sarei mai andato sul palco a presentare una canzone se non avessi saputo ciò che stavo cantando, e non avessi avuto nella testa anche un discorso.
La gente si trova la colpa di leggere solo i titoli e di dare ancora retta ai giornalisti, questi 4 o 5 che fanno la stampa nazionale – che secondo me sono solo dei pennivendoli di regime e ognuno fa il gioco della collocazione politica del giornale per cui lavora.
Però la gente si ferma ai titoli, come è successo per “Luca Era Gay”. Quello che rovina il mondo non è il giudizio, perché è bello essere giudicati; quello che rovina il mondo è il pregiudizio, quando uno giudica prima di sapere.

Nelle tue canzoni parli spesso di o a la figura dei genitori, il rapporto tra genitori e figli: la tua paternità sembra averti ispirato molto, non è così?
Non so, in realtà credo sia un caso. Con “I Bambini Fanno Oh” uscivo da una depressione, e guardare i bambini mi ha aiutato. In “Vorrei Avere Il Becco” parlavo dei piccioncini innamorati che vogliono farsi una famiglia. Cioè canto anche di quello che vorrei essere, non solo di quello che sono. Con “Luca Era Gay” c’era un discorso di mamme e di papà e con “La Verità” pure. Non lo so, forse è un caso… questa domanda sinceramente non me l’hanno mai fatta.
Comunque è sicuramente meglio riuscire a parlare a un giovane, che poi riesce a trasmettere le cose a un figlio con una canzone, che parlare ad uno grande che ormai non si fa più cambiare. I giovani hanno un’opportunità di riflessione, poi che gliela dia Povia o Vasco quello non importa. Certo, io ancora magari non ho la patente, o se ce l’ho m’hanno levato i punti, mentre Vasco e Battiato, loro ce l’hanno, e se dicono una cosa, vengono presi proprio sul serio…

In una tua intervista hai dichiarato che in giro “di cantanti bravi ce ne sono tanti, mancano gli autori”: è questo che vorresti davvero essere, un autore?
Vedi, prima del 2005 mi piaceva scrivere pezzi per gli altri, scrivevo e mandavo le canzoni a Mina, a Renato Zero, le mandavo ai grandi, ma non mi cagava nessuno perché non ero nessuno. Adesso m’è presa la voglia di stare sul palcoscenico. Scrivo le canzoni per me, perché quando scrivo devo mirare a qualcosa. Io scrivo perché devo dire qualcosa e se non la dico sto male. Scrivo perché devo portare in giro un discorso, oltre che promuovere un disco.
Se capitasse, però, mi piacerebbe di più produrre un/a giovane, piuttosto che un grande. Perché a un grande devi mettere in bocca parole senza uscire dall’identità che ormai si è costruito negli anni. Mentre un giovane puoi farlo osare, addirittura puoi dire tu una cosa tramite un’altra persona. Come fece Bigazzi con Masini, gli mise in bocca “Vaffanculo” e fu un successo, gli mise in bocca “Bella Stronza”, e fu un successo. Però se io dovessi scrivere oggi un pezzo per Giorgia, non potrei scriverle un pezzo che ho in mente, perché so che lei dovrebbe uscire dal suo schema artistico; se dovessi scriverlo per Mina uguale, Renato Zero idem, ecc.
Non è che mi farebbe schifo, intendiamoci: è che dovrei ponderare bene il tutto! Mentre produrre un giovane mi permetterebbe maggiore libertà, un percorso dalla A alla Z: dallo studio allo stadio! Magari ci arrivassi allo stadio…
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Spesso hai detto che ciò che cerchi di fare con la tua musica è tornare un po’ alla dimensione del cantautore impegnato degli anni ’70… Ma tu, in onestà, come ti definiresti?

Un “provocatore”!
Io però non intendo il cantautore come lo era DeAndrè, ho una visione più moderna: ti devi attenere ai suoni di oggi, devi far battere il piedino, oggi va tutto così veloce… I pezzi cantautorali devono però rimanere tali nelle tematiche, devono rimanere autentici. Scrivere una canzone su Eluana Englaro, per me è cantautorale, scrivere una canzone sui bambini, idem, scrivere “Il Mondo È Di Tutti”, idem. Mi ritengo perciò, o comunque vorrei essere, un cantautore come quelli degli anni ’70 attualizzato, ma non mi spingo oltre con i paragoni, naturalmente, altrimenti sembra che Povia si ritenga chissà chi!
Io comunque faccio pop e sono contento. Pop vuol dire anche essere nazional-popolare, comunicare con tutti, se mi si definisce pop, a me non fa altro che piacere: perché pop vuol dire riuscire a comunicare con Francesca la figlia della lavandaia e con Alberto l’acculturato, che poi però magari non apprezza.

Dai molta importanza ai tuoi testi, ma la parte musicale (armonie, arrangiamenti, ecc.) per te è solo un contorno dei concetti contenuti nel testo?
Guarda, per me certe parole devono avere la musicalità giusta (canta ndr). Tipo la linea melodica di “Se Avessi Il Becco…”, se la scrivi sul pianoforte potrebbe sembrare un pezzo, esagerando, quasi del primo Bach, però scritto da Povia non ci fa caso nessuno. La musica e il testo devono andare insieme. È come quando due persone si conoscono: si approcciano e si parlano un po’, però, se sentono solo la musica, scopano e basta, se poi invece cominciano ad approfondirsi, e leggono il testo, si innamorano!

Il tuo bagaglio musicale, dove affonda le sue radici?

Un po’ su Beatles e Rolling Stones, che mi piacevano per il loro modo semplice di scrivere. Ma sui testi sono dovuto andare sugli italiani perché io gli inglesi non so che cazzo dicono! Conosco l’inglese però non so la loro cultura, loro parlano di sesso tranquillamente, in Italia devi stare attento a cantare una cosa non troppo volgare… anche se poi oggi passano troppe parolacce, anche questa non è una buona cosa per i ragazzi che crescono, perché non sono parolacce messe al punto giusto. Adesso ho scritto un brano che si chiama “L’Incapace”, ce la metto anche io la parolaccia, ma la mia è una parolaccia che ti fa crescere: quando avrai a che fare con un incapace ricordati che sarà un figlio di puttana.

Hai già progetti per il futuro?
Per il momento non ci sono. Sto preparando l’allestimento per la tournée che porterà in giro lo Scacco Matto Tour. Io faccio 50 date l’anno – anche perché costando la metà degli altri, suono ovunque!. E poi vediamo…

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