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Power Metal: C’era una volta…

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E lì rimase. Trasversale allo scorrere del tempo e poco incline alla contaminazione. Se si esclude dal significato di contaminazione il lasciarsi andare a piccole trasgressioni per accaparrarsi qualche altro aggettivo di fianco alla generica classificazione di power metal.

Passano le decadi, ma il filo rosso che attraversa Iron Maiden, Helloween, Blind Guardian, Stratovarius ed Edguy rimane unico. E quando la creatività artistica non è abbondante, ciò che ha caratterizzato in positivo i padri fondatori può facilmente diventare un motivo di demerito: mitragliate di doppia cassa che forse avrebbero annoiato anche papà Cozy Powell; riff taglienti e votati all’anestesia; voce preferibilmente fuori dalle proprie possibilità e che non scenda mai in registri al di sotto del naso. Lo scenario sembrerebbe pessimo, dunque. Tuttavia la storia ci ha insegnato che così non è e che i golden boy del power metal continuano a nascere, anche se forse con frequenza sempre inferiore.

A confermare le tesi sono i risultati raggiunti da Ecliptica, Cryonic Temple, VII Gates e Theocracy. Tutti strettamente legati alle origini, nonostante l’inspessimento del suono e dei riff a rimarcare l’indelebile segno che i Symphony X hanno saputo lasciare sulle generazioni a venire.

Gli Ecliptica, con il loro disco di esordio “Impetus”, si fanno apprezzare per l’istinto melodico di derivazione hard rock che di tanto in tanto fa capolino, soprattutto nelle parti interpretate dalla voce di Elisabeth Fangmeyer. E nonostante il gruppo sia al momento in cerca di due coriste, non sarebbe male pensare di spodestare Thomas Tieber, cantante in carica, per mettere al suo posto una nuova donnina angelica, magari la stessa Fangmeyer.

Ancora più legati alle origini i Cryonic Temple, che arrivano con “Immortal” alla loro quarta fatica di studio. Disco che si potrebbe stimare di gran lunga migliore se le canzoni non fossero così ripetitive.

Il livello di spontaneità sale decisamente con i VII Gate, che con “In Hoc Signo Vinces”, loro secondo lavoro, fanno dell’ironia e dell’hard ba-rock le loro principali caratteristiche. Purtroppo non sufficienti e far gridare al miracolo. Ottimi musicisti, ma c’è ancora da lavorare.

Spiace quindi dirlo, ma i vincitori sono gli statunitensi Theocracy. Anche loro al secondo disco, “Mirror Of Souls”, e anche loro incollati alle origini, ma, diversamente dagli altri, più maturi e credibili nelle composizioni e nelle interpretazioni.

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