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Pride 2020 | 3 libri e 3 film

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Quest’anno la pandemia ha tolto il Pride dalle strade e dalle piazze, confinandolo nel recinto delle attività digitali con le quali da mesi cerchiamo di nutrire i nostri bisogni sociali e culturali.

Per farci compagnia negli ultimi giorni di questo atipico mese del Pride 2020, abbiamo messo insieme sei consigli per la lettura e la visione a tema LGBTQ, consigli che si sforzano di discostarsi dalla retorica zuccherosa del #loveislove e propongono una rappresentazione del queer come scontro, come spinta alla rottura delle gabbie fisiche, sociali e psicologiche in cui tutti o quasi veniamo infilati dalla nascita.

🌈 3 LIBRI DA LEGGERE PER IL PRIDE 2020

STIR-FRY di Emma Donoghue (1994)

Gli appassionati di cinema la conoscono soprattutto come autrice del best-seller “Room”, adattato per il grande schermo nel 2015 con la regia di Lenny Abrahamson, ma l’irlandese (canadese di adozione) Emma Donoghue è entrata nel cuore dei suoi lettori grazie a due filoni tematici che con la storia del bambino cresciuto in cattività c’entrano molto poco: i romanzi storici e le relazioni tra donne. Del secondo gruppo fa parte il libro d’esordio della scrittrice, “Stir-Fry“, edito in Italia da Il dito e la luna: un vivace racconto di formazione ambientato a Dublino in cui il coming out di un’inconsapevole e introversa diciassettenne, arrivata da poco in città per frequentare l’università, prende lentamente forma attraverso il confronto con una coppia di ragazze più mature.

CAREZZE DI VELLUTO di Sarah Waters (1998)

Anche dell’inglese Sarah Waters, scrittrice di riferimento per il settore della gay historical fiction, citiamo il lavoro d’esordio: “Carezze di velluto” (più specifico il titolo originale, “Tipping the Velvet”), pubblicato in Italia da TEA. Un romanzo storico definito dalla sua stessa autrice «a romp and a romance», ovvero una giostra picaresca che racconta la accidentata maturazione sentimentale di una ragazza di provincia nella Londra di fine 800: tra sorprese, rivelazioni e repentini stravolgimenti di trama, Waters delinea con leggerezza una riflessione sulle mutevoli forme della rappresentazione sociale e delle differenze di classe, del desiderio sessuale e dell’identità di genere. Nel 2002 ne è stata tratta anche una miniserie televisiva per la BBC.

ACQUADOLCE di Akwaeke Emezi (2018)

Akwaeke Emezi nasce nel 1987 in Nigeria e dalla cultura del suo paese d’origine trae la figura dell’ogbanje, uno spirito maligno che possiede i bambini alla nascita e ne determina certe caratteristiche di allarmante non-conformità, prima di ucciderli. Ampiamente autobiografico, “Acquadolce” (“Freshwater”) è scritto dal punto di vista degli spiriti che abitano e combattono dentro Ada: una lente affascinante, più psicologica che fantastica, attraverso la quale Emezi, che si riconosce in un’identità di genere non-binaria, sviscera la storia di una mente e di un corpo in estenuante lotta contro loro stessi. Akwaeke Emezi si occupa anche di arte visiva e l’anno scorso è uscito il suo secondo libro, “PET”, un romanzo d’avventura per ragazzi che parla di mostri e ha per protagonista un’adolescente transgender. Il pluripremiato “Acquadolce”, da cui sarà tratta una miniserie per FX, è edito in Italia da Il saggiatore.

🌈 3 FILM DA VEDERE PER IL PRIDE 2020

NAISSANCE DES PIEUVRES di Céline Sciamma (2007)

L’anno scorso la francese Céline Sciamma ha conquistato grandi e meritatissimi consensi con “Ritratto della giovane in fiamme“, ma vanno decisamente rivisti e riscoperti anche i suoi primi lavori, e in particolare l’esordio nel lungometraggio “Naissance des pieuvres“. Il film, che vede tra le attrici principali una giovanissima Adèle Haenel, esplora quella dimensione del desiderio che sta tra l’immaginazione e il sogno, e che caratterizza soprattutto gli anni dell’adolescenza. L’assenza quasi completa di personaggi adulti e la non-convenzionalità delle relazioni tra le tre protagoniste (amiche? innamorate? rivali? complici?) rende il piccolo mondo di “Naissance des pieuvres” una bolla fuori dalla realtà, enfatizzata dalla scelta della piscina come luogo privilegiato d’azione e visione per la fantasmatica Marie. Il film non ha avuto una distribuzione regolare in Italia ma vale la pena cercarlo, in digitale o in edizione dvd francese.

NAVIDAD di Sebastián Lelio (2009)

Premio Oscar 2018 con “Una donna fantastica“, il cileno Sebastián Lelio è ormai riconosciuto come autore di cinema queer a livello internazionale, anche grazie al buon successo di “Disobedience“, suo primo film girato in lingua inglese. Forse più sfumato nei temi ma altrettanto preciso nella modalità di racconto era già il primo lungometraggio di Lelio, “Navidad“: nella relazione, fugace ma profonda, che una sedicenne instaura con un ragazzo e una ragazza di poco più grandi, si riconosce il cuore della visione artistica del regista, dove la libertà di essere se stessi si accompagna sempre alla solitudine. Una solitudine non subìta ma anzi scelta e fortemente cercata, come forma di emancipazione dalla famiglia d’origine e per estensione da un passato – anche nazionale – negativo e soffocante.
“Navidad”, se si esclude qualche passaggio festivaliero, è purtroppo inedito in Italia, però in questi giorni sulla neonata piattaforma di streaming Miocinema è possibile vedere il primo film di Sebastián Lelio, altrettanto notevole: “La sagrada familia” (2004).

CERTAIN WOMEN di Kelly Reichardt (2016)

La statunitense Kelly Reichardt è molto coccolata dai festival ma ha sempre avuto poca fortuna con i distributori del nostro paese: “Certain Women“, però, è almeno disponibile per il noleggio e l’acquisto sulle principali piattaforme di streaming. Dei tre episodi che compongono il film vogliamo concentrarci sul terzo, che mette in scena con quieta disperazione la tragedia dell’amore non corrisposto. La protagonista è una giovane e solitaria nativa americana che vive e lavora come allevatrice in Montana: la interpreta Lily Gladstone, nata e cresciuta proprio in quelle terre nella riserva dei Blackfeet. Scegliendo il punto di vista di un personaggio su cui pesano isolamento ed esclusione sociale, Reichardt dà al suo dramma sentimentale uno spessore particolare: per l’innamoramento di Jamie nei confronti di un’inesperta insegnante (Kristen Stewart) non c’è spazio, non c’è possibilità, né gesti convenzionalmente accettati. Una sconfitta che nell’incontro tra la pulizia espressiva di Kelly Reichardt e l’interpretazione minimalista di Lily Gladstone trova una sintesi efficace e struggente.

Immagine, da sinistra a destra: Lily Gladstone in “Certain Women”, la locandina di “Navidad”, la copertina originale di “Freshwater”. Arcobaleno: Freepik

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