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  • Primal Fear: 16.6 (Before The Devil Knows You’re Dead)

    Primal Fear

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Magnus Karlsson c’è!

La svolta dei Primal Fear è avvenuta nel 2007, quando, dopo otto anni e sei album spesi con la Nuclear Blast, la band tedesca ha deciso, in uno, di passare alla Frontiers e, abbandonati tutti gli elementi speed, di pubblicare un lavoro melodico come “New Religion”.

“16.6″ prosegue questo trend rivoluzionario, riallacciandolo alla tradizione power/heavy degli Helloween, ma soprattutto condendolo con la migliore produzione che i tedeschi si siano mai sforzati di realizzare (ed era anche ora!). La novità eclatante di “16.6″ è l’ingresso in line up di Magnus Karlsson, uno dei talenti più ambiti degli ultimi anni. La sua mano, per esempio, è evidente in “Black Rain” o “50 Torn”, momenti già sentiti in altre sue opere.

Non è difficile immaginare ciò che l’album – puro prodotto “Made in Germany” – propone. Del resto, Mat Sinner è anche un mago del riciclo, uno di quei geni che producono anche quando dormono, perché hanno capito il segreto delle mille combinazioni musicali. Ed i Primal Fear sono il suo prodotto di maggiore qualità.

Se, dunque, grosse delusioni non è plausibile attendersi, tuttavia in casi simili, il giudizio può essere reso solo in termini relativi, rispetto ai precedenti della stessa band. E i Primal Fear, sotto questo profilo, hanno indubbiamente dato di più.

Qui si parla di prodotti di ottima fattura, nei quali è difficile distinguere forma da sostanza. Tutto si gioca, dunque, sul precario terreno delle melodie e del gusto personale. Ed oggi c’è una banalizzazione delle linee rispetto “New Religion” dove invece erano più accattivanti e coinvolgenti. Ascolti che durano il tempo di due settimane al massimo, per perdere di significato subito dopo. La ricerca del songwriting ruffiano sconfina periodicamente nella commercialità. Chi volete prendere in giro? Non si possono fare due album belli e identici a distanza di così pochi mesi.

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Contro

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