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Primal Fear: Dietro le quinte con Mat

Il creativo bassista Mat Sinner risponde alle domande di LoudVision e ci porta nel “dietro le quinte” per scoprire come i Primal Fear siano arrivati alla composizione dell’imminente “16.6 (Before The Devil Knows You’re Dead)”. Mat ci spiega anche perché i Primal Fear sono diversi da tutti gli altri.

Ciao Mat, grazie per la disponibilità. Partiamo subito con il vostro nuovo lavoro: ci racconti come ha preso forma questo album? Più improvvisazione o più pianificazione?
Ciao Andrea, sin dall’inizio abbiamo cercato di fare cose un po’ diverse dal punto di vista della strategia e della pianificazione. Dopo aver finito il nostro tour per il decimo anniversario abbiamo iniziato la composizione. Io e Henny ci siamo spostati in Svezia per scrivere con Magnus. Ha una casa e uno studio di registrazione stupendi nel sud della Svezia, abbiamo scritto un sacco di buone tracce di cui molte sono state poi inserite nell’album. È stata una gran bella esperienza.
Ralf ha aggiunto le sue parti successivamente, poi abbiamo deciso quali canzoni registrare e abbiamo prenotato alla House Of Music, con Dennis Ward. Abbiamo registrato per quattro settimane, meno del previsto… questo ha dimostrato che eravamo tutti ben preparati.

Spesso chi non è anglofono non si sofferma sui testi. Tu però sostieni da sempre la loro importanza. Ci racconti dove sono nate le ispirazioni per questo album?
Ho scritto insieme ad Henny alcuni testi per materiale più “metal classico” (che lui chiama sempre con l’espressione “trad. Metal”, ndr), poi altri testi li ha scritti Ralf ed altri io da solo. Nelle mie parti cerco sempre di raccontare storie interessanti, come ad esempio in “Black Rain” o in “Smith & Wesson”, racconto storie davvero dure, sulla vita di un ragazzo che si trova in condizioni particolari. In generale è fondamentale che l’atmosfera creata con la musica e il contenuto dei testi siano in perfetta armonia!

Quali credi che siano le tracce più rappresentative di “16.6″?
Un album dei Primal Fear dev’essere interessante e vario, ed è sempre una sfida. Per questo è impossibile pescare una canzone e dire “Wow, questa rappresenta tutto l’album”, sarebbe sbagliato! Abbiamo cercato di costruire un ponte fra i primi Primal Fear ed il futuro. Ci siamo focalizzati molto di più su pezzi di metal classico, ma abbiamo anche tracce con influenze moderne, epic, e anche una ballata acustica. Naturalmente ho le mie preferite, ma adoro l’intero album!

Sempre a proposito dell’album: il titolo. Bello, ma non pensi che sia un po’scomodo e criptico? In molti già si chiedono il significato di quei numeri…
È proprio questo il motivo del titolo. Chiamalo anche “16.6″ se è troppo lungo, nessun problema, ma sul significato… non vogliamo raccontare nulla di più su ciò che si nasconde dietro quel numero, per ora!
Ogni singolo giornalista ci sta chiedendo del titolo. Non era mai successo prima… vedi? (sorride, ndr)

Aspetteremo! Da qualche tempo avete firmato con la Frontiers, etichetta italiana, con cui siete al secondo album. Come vi state trovando?
Alla grande, sanno vendere gli album e con loro abbiamo una partnership molto amichevole e creativa. Per come la vedo io, possiamo registrare altri album con loro.
[PAGEBREAK] L’etichetta ha influenzato in qualche modo le scelte relative all’ultimo lavoro? Penso ad esempio ai tempi per l’uscita, la tracklist, …
No, queste cose vengono decise dalla band. Noi comunque teniamo sempre le orecchie aperte sul punto di vista delle etichette discografiche e sulle diverse possibilità. Loro hanno un sacco di know how, e alla fine si arriva a una soluzione che va bene a tutti.

I Primal Fear sono spesso accostati a nomi di altre band da cui si dice abbiano tratto ispirazione o che comunque popolano la scena power/speed metal. Quali credi siano i vostri tratti distintivi rispetto a tutti gli altri?
Abbiamo i migliori musicisti per ogni strumento e c’è un grande feeling nella band. Non posso fare un paragone fra i Primal Fear e altre band. Si può fare per le canzoni, ma se dici per esempio che “Killbound” ha il sound dei Judas Priest, la canzone successiva sull’album non ha niente a che fare con il loro stile.
Vogliamo essere sempre interessanti e sorprendenti, e consegnare canzoni e sound con uno standard di qualità elevata.

Avendo una tua band, trovi che ci siano molte similitudini con i Sinner, o consideri comunque loro e i Primal Fear due progetti artistici ben distinti?
Sono approcci completamente diversi: i Sinner ora sono una band rock a tutti gli effetti, con una vena dura e heavy rock’n roll. I Primal Fear sono sempre La band metal, così come hanno iniziato.

In fase creativa ti sarà forse capitato di chiederti “questo pezzo lo tengo per i Sinner, o va bene per i Primal Fear?” Come affronti questa scelta?
No, questo non è il nostro modo di lavorare. Se ci mettiamo su un progetto, siamo completamente concentrati sulla band per cui stiamo scrivendo e sulle “vibrazioni” di questa band. Non c’è mai stata una session dei Primal Fear da cui è uscita una canzone per i Sinner o per ogni altro artista con cui sto lavorando!

Nella tua carriera hai avuto diverse collaborazioni con numerosi artisti, ora sei nei Primal Fear e nei Sinner… ti è rimasto qualcuno con cui ti piacerebbe lavorare?
Naturalmente! E comunque sto suonando in quattro band al momento: anche nei Voodoo Circle con Alex Beyrodt e David Readman dei PC69 (Pink Cream 69, ndr). Gran band, grande album, e poi sto lavorando con il chitarrista Alex Schlopp (Tarja) su un progetto che si chiama “My Final Day” – un bel rock moderno.
Sto scrivendo e producendo un sacco di altri artisti e voglio mantenere la mia vita di musicista sempre interessante e creativa spaziando nelle diverse variazioni del metal e del rock!

Direi che ci hai dato un buon quadro della tua vita musicale, grazie Mat, buona continuazione con i tuoi progetti e appuntamento a quest’autunno in Italia!
Grazie a te, un saluto ai nostri fan e supporter italiani!

Salutando Mat e chiedendoci dove trovi il tempo per seguire tutti i progetti che ha citato, possiamo aspettare il 28 novembre per vederlo live a Milano con i Primal Fear.

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