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Nero cuore d’Irlanda

Come un freddo vento capace di dissipare la polvere dell’apatia dalle anime di chi ha voluto dar ascolto ai Primordial, “To The Nameless Dead” si staglia nel background emotivo, scuotendolo e paralizzandolo; decisamente un lavoro degno di ogni considerazione.
La voce di Nemtheanga suona come un disperato lamento di lucida follia di chi combatte la propria battaglia sfidando il destino, perdendo tutto ma continuando:
“…Where is the fighting man?
Am I he?
You would trade every truth
For hollow victories…”
È davvero notevole la presa proposta dal decimo lavoro degli irlandesi, che rielaborano nel loro stile un black folk, dai tratti oscuramente epici e angoscianti, testi dominati dalla onnipresente coscienza di un fato che non riesce a spegnere quel freddo fuoco che brucia e che rende gli spiriti vivi.
Dall’accento quasi militare, come a ricordare gli antichi ritmi che rinforzavano i cuori di chi a breve sarebbe sceso in battaglia, si consuma “Heathen Tribes”, inno dedicato alle lande che hanno dato la luce alla band, inno per la loro Irlanda, che col suo freddo, che con le sue acque e la sua terra mossa da turbinii, ha nutrito i loro lavori.
Come il silenzio prima della caduta “The Rising Tide”, traccia interamente strumentale placa l’affanno e lascia in balia della più oscura e tipicamente black sound “Traitors Gate”.
Giunti alla fine, senza speranze senza futuro ma certi solo del proprio tormento, “No Nations On This Earth” lascia l’ascoltatore in balia di sé stesso.
Uscito con due diversi layout e in due diversi formati, cd e digipack, sono proposte le otto tracce audio nel primo, mentre nel secondo v’è un corposo booklet e un bonus DVD con la loro performance al Rock Hard Festival 2007, in tiratura limitata.
Un album che vale la pena vivere prima di ritornare al cheto addensarsi delle ceneri.

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