Home > Recensioni > Private Line: 21st Century Pirate
  • Private Line: 21st Century Pirate

    Private Line

    Data di uscita: 27-10-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Pirati del 21° secolo, all’arrembaggio del rock

La Scandinavia negli ultimi quindici anni ha prodotto generi musicali nuovi e rivitalizzato quelli sul viale del tramonto. Da un paio d’anni la Finlandia in particolare è stata prolifica per la scena hard rock, con prodotti più o meno commerciali. Per i Private Line, debuttare con qualcosa come “21st Century Pirates” vuol dire mettere un’ipoteca sulla leadership di quel rock duro, meno commerciale, ma dalla raffinata qualità. Con smaliziata confidenza con maestri quali Motley Crue e con l’hard rock degli anni 80, attualizzano questo genere con una personale concezione della ritmica deflagrante del rock estremo, che non rinuncia mai alla melodia nonostante la sua pesantezza. È una sfida al mercato mainstream, che giustamente vinceranno.
“1-800-Out-Of-Nowhere” introduce all’ascoltatore un gruppo solido: un rassicurante schema verse-chorus dove le ritmiche pesanti si sciolgono in un interessante lavoro melodico, catchy e ruffiano come solo un brano destinato ad essere singolo sa proporsi, potente ma controllato, mosso sul tempo di una batteria asciutta ed estremamente precisa. Dopo l’assaggio, è “Little Sister” a mostrare la vena anima selvaggia del gruppo, dannatamente elegante nel suo incedere supponente fino all’esplosivo ritornello, aggressivamente cadenzato, spigoloso; il cantato di Sammy è già di per sé graffiante, ma ad aggiungersi al tutto nel chorus vi è anche il notevole contributo del chitarrista Jack, che adorna di preziose soluzioni armoniche il mood da rock anthem di quest’ottimo brano. Pezzi come “Forever And A Day” e “Already Dead” mostrano invece miglior intuito, da parte del gruppo, per le potenzialità emotive del rock melodico, un equilibrio personale tra arpeggi, riff e arrangiamenti di tastiere che accompagnano liriche più ispirate, laddove il cantato si dimostra abile nel destreggiarsi con più ampia varietà espressiva.[PAGEBREAK]Il tutto senza rinunciare ad una vena indiscutibilmente pesante ed attraente, groovy ed impetuosa. E se da un lato c’è tempo per apprezzare qualche piccola brillante soluzione ironica nei testi (“He who thinks mind over matter, stinks / If you can’t buy her love, you should pay her drinks” in “White-Collar Crime”), dall’altro le canzoni scivolano tra immediatezza coinvolgente, presa istantanea, ed un equilibrato mix di melodie malinconiche ed incalzanti, intensi refrain. Tra una “Cheerleaders & Dopedealers”, i cui giochi di parole e il cui ritornello cantato dalle stesse “cheerleaders” strizzano l’occhio a “(m)Obscene” di Marilyn Manson, e una introspettiva “Selflove-Sick”, si giunge ad una “Last Night On Earth” (una risposta a “Last Day On Earth” di Mr. Warner?) che assolve in pieno i numerosi compiti di una closing track: si porta avanti con costante qualità partendo da un pianoforte carico di drammaticità, articolando senza fretta un discorso musicale elettrico-atmosferico nel verse, orchestrando bene synth sinfoniche con il bel dialogo chitarristico, essenziale ed intenso, di Jack e Illy; dialogo che raggiunge il suo climax d’intensità nel prezioso lavoro solista che riporta il brano al suo mood pianistico.
Una hard rock band che con originalità e freschezza riporta il genere a livelli di interesse indiscutibili, impreziosito con quella inesauribile vena melodico-malinconica connaturata nella musica dei paesi scandinavi. Con un debutto di questo calibro, i The Rasmus salutano il podio lasciandolo a una band che a differenza di loro ha maestria e mestiere. E i Private Line verranno a provarvelo in questi giorni della settimana, in giro per l’Italia.

Scroll To Top